>COMIZI IN CALABRIA

>UN PARALLELISMO TRA IL DISCORSO DI ROMANO PRODI E IL RESOCONTO DI UN COMIZIO SHOCK COEM RIPORTATO DA UN QUOTIDIANO CALABRESE.PONIAMO SEMPRE L’ACCENNO SULL’ ESPRESSIONE USATA DA ROMANO PRODI QUALCHE MESE FA A REGGIO CALABIA, NOI VOGLIAMO CHE LA CALABRIA SIA LA FIGLIA PREDILETTA NON QUALE DESTINATARIA DI VAGONATE DI SOLDI, QUELLI CI SONO STATI E SIAMO SEMPRE AL PUNTO DI PRTENZA SE NON PEGGIO, MA AUSPICHIAMO CHE IL GOVERNO PRENDA A CUORE LA SITUAZIONE CALABRESE PER REGALARLE UN FUTURO CREANDO UN HUMUS CHE RENDA POSSIBILE UNO SVILUPPO OMOGENEO E DIFFUSO DEL TERRITORIO CALABRESE, DI MODO CHE CERTE “PRATICHE” DIVENTINO UN RICORDO.

Il comizio shock dell’ex sindaco di Rosarno.
Le verità di Saccomanno«Ostaggio di poteri occulti»
ROSARNO – Strane interferenze negli appalti, tentativi di «tirare per la giacchetta» gli amministratori e un non meglio specificato «uomo ombra» quale presunto responsabile delle crisi e dei rimpasti che hanno tormentato i suoi due anni di amministrazione chiusisi con le dimissioni in massa dei consiglieri (in primis quelli della sua stessa maggioranza) e la fine anticipata della consiliatura. A sette mesi dal suo “dimissionamento” per mano di 18 consiglieri su 20, l’avvocato Giacomo Saccomanno, fino al settembre scorso sindaco di Rosarno, ha raccontato pubblicamente “la sua verità” sui 26 mesi che l’hanno visto alla guida del comune della Piana di Gioia Tauro. E per farlo, l’ex-primo cittadino eletto nel luglio 2003 con la CdL, dopo aver denunciato il caso di alcuni suoi candidati costretti «per paura» a ritirarsi dalle elezioni, stavolta ha scelto il palco cittadino di Piazza Valarioti. Trasformando il comizio che avrebbe dovuto essere la presentazione della sua candidatura alla Provincia per il Codacons, in un “j’accuse” – senza nomi – contro chi gli avrebbe prima impedito di «amministrare senza essere tirato per la giacca», poi si sarebbe reso responsabile della sua defenestrazione in consiglio comunale e infine avrebbe intralciato il suo tentativo di ricandidarsi. Di fronte ad un piazza allibita e in un clima surreale frutto di una campagna elettorale condizionata da troppi chiaroscuri, Saccomanno, con a fianco gli uomini della sua lista “Patto di Solidarietà” collegata al candidato sindaco Enzo Benedetto, ha ricostruito le vicissitudini della sua gestione amministrativa. «Sono iniziati subito i problemi perché c’era qualcuno, “l’uomo-ombra”, che diceva “io non tengo il sacco a nessuno”. E c’è stata la prima crisi dove il commissario di Forza Italia ha voluto 5 assessori: un modo elegante per eliminare le persone che mi erano vicine in giunta. Ho dovuto mettere dei giovani di Fi nell’esecutivo, poi sono arrivati i finanziamenti e lì si è cominciato a vociferare che c’era qualcosa che non funzionava negli appalti. A quel punto per oltre un mese non ho potuto fare giunta perché alcuni assessori non si presentavano: ormai era chiaro che non si poteva più amministrare. Mi sono dimesso e in consiglio comunale ho detto che bisognava dare alla città una giunta di salute pubblica». Saccomanno ha proseguito il suo lungo intervento, raccontando dell’impossibilità di ricandidarsi a sindaco alle prossime comunali, perché «dei tanti candidati trovati, la gran parte si è improvvisamente ritirata». «Questo sono in grado di dimostrarla in qualunque momento mi hanno calunniato e definito “un infame” perché ho denunziato il tutto ai media ma a me la bocca non la tappa nessuno. A Rosarno ci sono pochi arroganti che non vogliono il rispetto delle regole: io sono un uomo libero». Il comizio di Saccomanno s’è chiuso quindi con l’ammonizione ai cittadini «ad aprire gli occhi e non votare amici, parenti e compari, facendo invece scelte responsabili», non prima dell’illustrazione di un corposo programma elettorale imbottito di progetti su agroalimentare, centri commerciali e porti-canale alla Foce del Mesima e finalizzato a fare di Rosarno «una cittadina moderna ed evoluta».

da www.ilquotidianocalabria.it

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