>SONO UN PROVOCATORE

>Sono un provocatore

Appena ascoltano qualcosa, hanno subito bisogno di ribattere. Sparano a zero, senza pensare realmente a ciò che dicono.
O indossano abiti eccentrici per farsi notare… Cosa si nasconde dietro il comportamento dei provocatori?

I più famosi, che campeggiano in tv e sui giornali, sono Gianfranco Funari e Vittorio Sgarbi. Ma anche nel quotidiano si incontrano decine di provocatori. Persone cioè che apparentemente fanno di tutto per innervosire gli altri: con un’aggressione verbale, un’opinione contraria o un modo di vestire fastidioso. “Si tratta spesso di individui che cercano solo di indurre nell’altro una reazione, cercano un’attenzione che diversamente pensano di non potere avere”, spiega Marco Villamira, docente di Psicologia generale allo Iulm di Milano. Provocare, del resto, è il tentativo di innescare un dialogo, anche se con mezzi irritanti. Un’azione che può nascondere profondi disagi.

Essere sempre al centro

Chi non ricorda Melissa P., la teenager siciliana, autrice e protagonista di Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire (Fazi), che con le sue pagine infuocate e i suoi tacchi a spillo, si è guadagnata il titolo di provocatrice più giovane degli ultimi tempi? Una figura appena trasferita sul grande schermo con un film che ha fatto discutere. ”Come Melissa, anch’ io amo sentirmi sexy. La gonna sempre mini, giarrettiera e scollatura vertiginosa. Se non ho gli occhi addosso, ammirati o scandalizzati, non mi sento viva”, dice Ida, 26 anni, grafica a Como. Il provocatore teme l’indifferenza più di tutto. Destabilizzare gli altri gli permette di porsi al centro. “Sono persone cui, da bambini, è mancata l’attenzione dei genitori o che hanno avuto un’educazione troppo repressiva”, afferma Eugenio Gaburri, psichiatra e psicanalista a Milano. “E che, una volta adulti, cercano nello sguardo degli altri l’interesse che è stato negato loro nell’infanzia”.

Restare eterni adolescenti

“L’adolescenza è il momento in cui l’individuo si definisce, staccandosi dai genitori”, dice Villamira, “ed è quindi normale che ci si opponga, si provochi, per costruire se stessi, diventare adulti”. Ma c’è chi non esce mai dalla fasce adolescenziale e continua ad aggredire. “Si testano così i limiti degli altri, la loro soglia di tolleranza per trovare una propria dimensione”, precisa Villamira. Per Gaburri, il provocatore è un individuo che non riesce ad affermare la propria personalità nei modi tradizionali. Conosce solo due reazioni: tacere o assalire. “La polemica sistematica diviene allora un modo di non scegliere una posizione, un ruolo fisso, nel timore che a lungo possa diventare soffocante.

Mascherare l’insicurezza

“Se mi sento a disagio, parlo a sproposito, stuzzico, rispondo male. Insomma, faccio uscire dai gangheri chi ho di fronte”, rivela Luca, 42 anni, manager a Pisa. La provocazione è anche un modo inconscio per sfuggire alle proprie fragilità, alle proprie insicurezze. Il provocatore non si interroga su di sé, non ha opinioni particolari. “Si aggredisce quando non si riesce a entrare in contatto con se stessi, con quello che si sente”, puntualizza Villamira. “Piuttosto che interrogarsi su ciò che si pensa, ci si appoggia sul già detto e si riprendono le opinioni degli altri. Ribaltandole”.
A cura di Vania Crippa

http://www.psychologies.it/rivista/25_gennaio_2006/conoscersi/home.htm

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