>Il fai-da-te non fa bene al turismo

>Il fai-da-te non fa bene al turismo
Alberto Quadrio Curzio
Il Sole 24 Ore 08/08/2006

I primi numeri sul turismo italiano per il 2006 appaiono positivi, anche se è presto per parlare di inversione di tendenza rispetto agli ultimi anni. Lo scenario non appare infatti facile dopo i passi falsi degli ultimi anni anche se qualcosa, perfino sotto il profilo strutturale sembra muoversi nella direzione giusta. In questa prospettiva va visto il fatto che il vicepresidente del Consiglio e ministro per i Beni Culturali, Francesco Rutelli, abbia ottenuto, nell’ambito del discutibile decreto di “spacchettamento ministeriale” varato dal Governo Prodi, che il suo dicastero includesse anche la delega per il turismo, scorporato dal ministero delle Attività produttive: è un evento positivo sia perché Rutelli ha esperienza quale ex sindaco di Roma sia perché in Italia vi è forte contiguità tra beni artistico-culturali e turismo. Basta ricordare infatti che il nostro Paese, con ben 41 siti riconosciuti dall’Unesco come patrimonio dell’Umanità, si posiziona al primo posto al mondo sia pure tallonato dalla Spagna (con 39 siti) mentre la Cina (33), la Germania (32) e la Francia (30) sono più distanti. Il ministro Rutelli ha detto che vorrebbe riportare l’Italia al primo posto nel turismo mondiale in 10 anni. Ambizione condivisibile, ma realisticamente impossibile perché, stando ai complessi indicatori dello Wttc (World Travel and Tourism Council) nel 2006 l’Italia si posiziona all’ottavo posto su 174 Paesi, mentre per il 2016 la stessa organizzazione prevede per noi una quota del mercato mondiale del comparto T&T (Travel&Tourism) in ulteriore calo. Lo Wttc stima comunque che nel 2006 l’apporto diretto e indotto del comparto allargato, interno ed estero, del T&T al Pil italiano sarà quasi dell’11 per cento. Considerando come meramente orientative queste analisi e previsioni, rileviamo con maggior certezza che in base ai dati Wto (World Tourism Organization dell’Onu), l’Italia è al quinto posto al mondo per destinazione di turisti stranieri in senso stretto, dopo Francia, Spagna, Stati Uniti, Cina. Nel 2004 sono entrati per turismo in Italia 37,1 milioni di persone, pari al 4,9% del totale mondiale, a fronte però dei 75,1 milioni arrivati in Francia, pari al 9,8 per cento. Considerando poi gli arrivi totali di stranieri, e cioè per turismo, affari, studio e altri motivi personali (secondo i dati Uic) nel 2005 sono entrati in Italia 60,2 milioni di viaggiatori, con una spesa totale di 28,4 miliardi di euro. Si tratta di grandi cifre, ma comparativamente non soddisfacenti rispetto sia ad altri Paesi citati sia per la dinamica nel tempo. I primi quattro mesi del 2006, come detto, sono partiti bene con un incremento sul 2005 del 13,5% degli ingressi totali di viaggiatori stranieri e del 7,9% della loro spesa totale. L’opinione espressa da molti operatori del settore turistico è dunque che il 2006 potrebbe essere l’anno della ripresa, ma qualche dubbio appare lecito soprattutto per la grande confusione istituzionale-organizzativa del turismo italiano (su cui «Il Sole-24 Ore» si è già intrattenuto con diverse analisi), confusione che incide negativamente sulla nostra politica turistica estera. Che ormai sembra polverizzata, sia dopo l’abolizione del ministero del Turismo attuata negli armi 90, ma soprattutto con la criticabile riforma nel 2001 del Titolo V della Costituzione, che all’articolo 117 ha attribuito alle Regioni la potestà legislativa esclusiva sul turismo, mentre quella sulla tutela dei beni culturali è dello Stato e sulla loro valorizzazione è di tipo concorrente. Di recente la Corte costituzionale ha bocciato, su ricorso di alcune Regioni, organismi di coordinamento turistico (Cabina di regia e Comitato nazionale per il turismo) istituiti per legge nel 2005, con lo scopo di superare una dannosa frammentazione degli interventi nel settore turistico. Eppure il Comitato — composto da ministri (sette), da rappresentanti di Regioni (cinque) più altri sei rappresentanti (tra Associazioni di settore, Camere di commercio, Comuni e Province) — aveva una razionalità unificante, pur avendo fatto poco dal suo varo, avvenuto nel maggio 2005. Alcune Regioni hanno preferito comunque attaccarlo per via giudiziario-federalista e hanno avuto successo alla Consulta. Le Regioni hanno anche contestato il ruolo e i finanziamenti addizionali dati nel 2005 alla «Agenzia nazionale per il Turismo» — che sta sostituendosi all’Enit — pur essendo adeguatamente rappresentate nella stessa. Un’altra iniziativa ferma è il «Portale italiano del turismo». Concepito nel marzo 2004, presentato dal Governo Berlusconi un anno dopo, finanziato con 45 milioni di euro di cui 20 pare già spesi, teso a colmare un ritardo rispetto a Spagna e Francia (e a molti altri Paesi), rimane bloccato tra l’inefficienza centralistica e le opposizioni localistiche. Speriamo dunque che abbia successo l’impegno di Rutelli per riannodare i fili dei troppi attori pubblici e per semplificare tra il nuovo «Comitato per le politiche turistiche» e «Agenzia nazionale per il Turismo» Non sappiamo se a questo servirà la Conferenza Nazionale del turismo di fine settembre, ma facciamo gli auguri a Rutelli in quanto le politiche per il turismo in Italia sono ormai un campo di battaglia fra Stato, Regioni, Province, Comuni che disuniti perderanno e il Paese con loro.
Perchè se è vero che il turismo necessita di più investimenti e infrastrutture, necessita prima ancora di trovare un coordinamento semplice tra livelli di governo, evitando anche che “missioni” di Enti concorrenti vadano all’estero per promuovere, e invece confondendola, l’offerta turistica italiana.

LEGGERE DI TANTI SOLDI SPESI PER INIZIATIVE RIMASTE FERME FA PIANGERE IL CUORE.
UNA CONSIDERAZIONE:
FARE CAMPAGNE PUBLICIZZANDO I PROPRI POSTI(PENSO ALLE 20 REGIONI) FA PERDERE DI VISTA LA VALORIZZAZIONE DEL “MARCHIO” ITALIA.
PERCHE’ NON FARE COME LA SPAGNA DOVE OGNI CAMPAGNA DI PROMOZIONE TURISTICA FANNO RIFERIMENTO SOLO ED ESCLUSIVAMENTE AL “MARCHIO” ESPAGNA?
l’IMPORTANTE E’ CANALIZZARE FLUSSI DI TURISTI NEL NOSTRO PAESE PROPONENDO PACCHETTI GLOBALI, CHE COMPRENDANO LE INNUMEREVOLI BELLEZZE DEL NOSTRO PAESE.
AVERE 20 COMPETITOR CHE SPRECANO SOLDI ED ENERGIE PER PUBLICIZZARE I PROPRI ORTICELLI, INVECE CHE MIGLIORARE LE STRUTTURE RICETTIVE E I SERVIZI, PORTA AD UN GRANDE BENEFICIO…. PER LA CONCORRENZA STRANIERA!!!.

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One Comment su “>Il fai-da-te non fa bene al turismo”

  1. enorbalac Says:

    >Ma perchè hai cambiato template? Questo marrone mette un pò di tristezza!


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