>STORIA DI UNA MIGRAZIONE (1)

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I primi cavalieri Normanni erano giunti in maniera disordinata nell’Italia meridionale all’inizio del XI sec. quando, in qualità di mercenari, offrirono i loro servigi al principe di Salerno. Originari della Normandia, regione ubicata nella Parte più a nord della Francia di fronte alle coste della Gran Bretagna, gli Uomini del Nord si erano ben inseriti in quello che era lo scacchiere politico di quel momento: situazioni politiche frantumate e, dal punto di vista culturale, polifoniche.
Infatti l’Italia meridionale era controllata nella parte a nord da gastaldati Longobardi (circoscrizioni amministrate da gastaldi per conto del re), e in quella più a sud dai temi (province) Bizantini. Essere stati al servizio del principe di Salerno, aver combattuto per un periodo al fianco dei Bizantini, li aveva resi consapevoli della fragilità e precarietà dei vari stati per i quali o contro i quali avevano guerreggiato. La ricchezza di queste terre meridionali, inoltre, aveva esercitato sui conquistatori del nord un forte fascino tanto da spingerli alla conquista di più territori possibili.
Tra i guerrieri Normanni emerge per la forte personalità Roberto d’Altavilla, figlio di Tancredi detto il Guiscardo, cioè il furbo, lo scaltro ( ” più sottile di Cicerone e più accorto di Ulisse”) che, approfittando delle debolezze dei contendenti, realizzò in breve tempo il sogno di conquista di terre e beni. Roberto era giunto in Italia meridionale al seguito dei fratelli maggiori Guglielmo Braccio di Ferro e Drogone d’Altavilla i quali, a loro volta, erano stati ingaggiati da Guaimario V per respingere i Bizantini dalla zona dell’alto Tirreno cosentino e dalla valle del Crati.

Successivamente al Guiscardo fu riconosciuta la genialità, la destrezza politica, l’astuzia ed il coraggio, ma gli inizi furono contraddistinti da un comportamento da vero predone che, pur di raggiungere il proprio scopo, non esitò ad uccidere e saccheggiare villaggi e città. Infatti, dopo la morte di Guaimario V assassinato mentre tentava di riportare l’ordine nelle città ribelli, Roberto d’Altavilla – a capo di bande organizzate di predoni – viveva razziando bestiame, devastando quanto incontrava sul suo cammino e, soprattutto, terrorizzando le popolazioni. Nel 1058 ribadì la sua sottomissione feudale a Gisulfo I, figlio del defunto Guaimario V, e ne sposò, in seconde nozze, la sorella Sichelgaita. Tutto questo caratterizza la prima fase di conquista ed il regno che i Normanni costruirono, diversificato nelle varie identità culturali e religiose, fu contraddistinto da una notevole coesione politica che ancora oggi non può essere spiegata se non con le straordinarie doti politiche dei suoi sovrani.

Il forte desiderio di conquistare terre e possedimenti è strettamente collegato alle motivazioni che inizialmente avevano spinto i Normanni ad allontanarsi dalle proprie terre per raggiungere quelle più lontane. La crescita demografica, infatti, obbligava coloro i quali non disponevano di proprietà ed eredità a cercare di impadronirsi di nuovi territori. Vigeva, inoltre, la regola che prevedeva la sottomissione di volta in volta al signore di turno; questi obbligava soprattutto gli esponenti dell’aristocrazia locale, spesso molto rissosa ed aggressiva, ad allontanarsi e quindi ad emigrare.

La diaspora dei guerrieri Normanni in terre lontane, pertanto, non fu la migrazione di un popolo bensì un’espressione riconducibile ad un determinato gruppo sociale che così realizzava necessità proprie e propri valori. Si narra che Melo, nobile longobardo nativo di Bari, con una forte personalità ed un particolare ascendente sulla sua città e sulla regione pugliese in generale, cercava di far sollevare la popolazione di Salerno dal giogo dei Bizantini. Per la buona riuscita dell’impresa cercò di convincere un gruppo di pellegrini Normanni, recatisi in viaggio presso il monastero di S.Michele sul Gargano, ad offrirgli aiuto.

Questi non accettarono la proposta ma promisero di incoraggiare i compatrioti ad unirsi a loro. Un’altra versione, invece, riferita da Amato di Montecassino, voce autorevole sulla storia dei Normanni in Italia, riporta che un gruppo di pellegrini Normanni di ritorno dalla Terrasanta, durante lo sbarco nella città di Salerno, affrontarono i mussulmani mettendoli in fuga e liberando così la città. Ma anche in quest’occasione non accettarono la proposta di rimanere al servizio dei longobardi, e fu così che una delegazione seguì i pellegrini in Normandia per reclutare un corpo di ausiliari piuttosto consistente. Da questo momento in poi la presenza dei Normanni divenne una costante e la Calabria bizantina, regione ricca grazie alla gelsicoltura, alla conseguente produzione della seta ed alla piccola e media proprietà contadina, divenne un’appetibile preda per chi aveva abbandonato il proprio paese d’origine alla ricerca di nuovi territori.

La Calabria, tra il X ed XI secolo, fu contraddistinta da una forte identità culturale e religiosa di tipo prettamente greco, nonostante la lontananza dalla capitale e dalle altre province ellenizzate del mondo bizantino. Nel nord della regione persisteva, invece, la tradizione culturale latina di matrice longobarda. SI puo’ affermare che l’inizio dell’avventura normanna coincide con il tentativo di riportare la sovranità longobarda sui territori che afferivano al principato di Salerno

Bibliografia:

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Amato di Montecassino, Ystoire de li Normant, ed. V.de Bartholomaeis, Roma 1935.
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S.Tramontana, La monarchia normanna e sveva, Torino 1994.
J.M.Martin, La vita quotidiana nell’Italia meridionale ai tempi dei Normanni, Milano 1995

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