>Il calabrese che fece grande BOB DYLAN

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Chi era il padre italiano di cui Bob Dylan parla nella sua autobiografia? Era un emigrato calabrese, cosentino di Domanico, che nel 1933, quando aveva diciotto anni, approdo’ a Ellis Island. Si chiamava Mike Porco. Sul finire degli anni ’50, egli riusci’ ad acquistare il Gerde’s, un bar ristorante situato al centro del Greenwich Village, il quartiere bohemien di New York.
Il locale divenne ben presto luogo di ritrovo di intellettuali anticonformisti, come Allen Ginsberg, di giornalisti d’avanguardia, come Robert Shelton, primo critico musicale del New York Times, e di musicisti controcorrente, come Cisco Houston, Phil Ochs e Dave Van Ronk. Shelton suggeri’ al proprietario del Gerde’s di istituire una ribalta per folksinger esordienti. Cosi’ il Gerde’s divento’ il Gerde’s Folk City, ossia il punto di riferimento esclusivo per gli appassionati del folk.
Andato via da casa, Bob giunse al Gerde’s. Chiese di esibirsi. Mike gli accordo’ un po’ di spazio. Il giovane folksinger riscosse successo. Era il mese di febbraio del 1961.
Bob aveva bisogno della tessera sindacale per essere scritturato. L’impiegato della Musicians Union noto’ che il giovane era ancora minorenne. Non gli avrebbe potuto rilasciare la tessera senza la firma del padre. Bob disse di non avere nessuno al mondo. Mike, che lo aveva accompagnato, firmo’ come tutore. E pote’ garantirgli il primo contratto della carriera.
Una successiva recensione di Shelton attiro’ l’attenzione di John Hammond, il grande produttore discografico della Columbia. Hammond non si lascio’ scappare il geniale folksinger. E per Bob Dylan fu il definitivo decollo.
L’emigrante e il vagabondo on the road: il libro ne romanza la vicenda, sin qui inedita. E lo fa con un’agilita’ che al lettore non concede tregua. Emigrato on the road come si sentira’ pure lui, all’incrocio della grande trasformazione culturale di quegli anni.

\MIKE PORCO: GLI DIEDI UN’OCCASIONE DIVENNE BOB DYLAN.

LA STORIA DELL’EMIGRAZIONE CALABRESE QUASI STENTA A RICONOSCERE MIKE PORCO.

CHE PURE OCCUPA UN POSTO DECISIVO NELLE FORTUNE DI BOB DYLAN, ICONA DEL PACIFISMO MODERNO, GENIO MUSICALE DEL 900, IDOLO DEL MONDO DELLE NUOVE GENERAZIONI E DI QUELLE CHE, CON LA COLONNA SONORA DEI SUOI MESSAGGI, VISSERO IL 68 DAL FRONTE DELLA CONTESTAZIONE GLOBALE.

L’IMPORTANZA DEL RUOLO DI MIKE PORCO NELLA VITA DI BOB DYLAN E’ STATA SOTTOLINEATA NIENTEPOPODIMENO DAL REGISTA MARTIN SCORZESE NEL SUO FILM BIOGRAFICO-DOCUMENTARIO, USCITO LO SCORSO ANNO, SULLA STRAORDINARIA ASCESA DELLA GRANDE STAR, PRESENTE NEL CAST COME INTERPRETE DEL SUO PERSONAGGIO.

ROBERT ALLEN ZIMMERMAN, QUESTO IL SUO VERO NOME ALL’ANAGRAFE DEL MUNICIPIO DI DULUTH, NEL MINNESOTA, DOVE NACQUE NEL 1941, FORSE, NON SAREBBE MAI DIVENTATO BOB DYLAN SE NON AVESSE TROVATO SUL SUO CAMMINO QUEL COSENTINO, NATO A CAROLEI E VISSUTO A DOMANICO FINO A 18 ANNI, CHE GLI FECE DA TUTORE NELLA FASE INIZIALE, LA PIU’ DIFFICILE, DELLA SUA EPOCALE CARRIERA.

IL CELEBRATO ARTISTA, CHE PURE NON E’ PROPRIAMENTE CONOSCIUTO COME UN CAMPIONE DI GRATITUDINE, NON SE NE SCORDERA’ TANTO DA ANNOVERARLO NELLA RISTRETTA CERCHIA DELLE SUE PIU’ CARE AMICIZIE E DA IMMORTALARNE LA MEMORIA NELLE SUE RIEVOCAZIONI AUTOBIOGRAFICHE.

“MIKE PORCO.. IL PADRE SICILIANO CHE NON AVEVO MAI AVUTO”: DIRA’, CONFONDENDO IL SICILIANO CON IL CALABRESE, IN UNO SLANCIO DI RICONOSCENZA ADDIRITTURA FILIALE – COM’E’ REGISTRATO IN CHRONICLES, DOVE “DYLAN PARLA DI DYLAN”.

IN UNA RARISSIMA TESTIMONIANZA, (TALKIN’ NEW YORK IN CONCLUSIONS ON THE WALL, NEW YORK 1980), MIKE RACCONTO’ LA PROPRIA VICENDA SINO AL 61 COMPLEANNO (1975), IN LARGO ANTICIPO SULLA SUA MORTE CHE LO COGLIERA’ MOLTI ANNI PIU’ TARDI.

NEL 1933 L’EMIGRANTE ERA GIA’ IN AMERICA, DOVE LO AVEVA PRECEDUTO IL PADRE, FALEGNAME, CHE MORI’ POCO PRIMA DEL SUO ARRIVO A NEW YORK.

MICHELE DIVENTO’ SUBITO MIKE, PER UNO ZIO CHE LO ACCOLSE NELLA PROPRIA CASA E CHE LO FECE LAVORARE NEL SUO RISTORANTE.

A 24 ANNI IL RAGAZZO DI CAROLEI ERA GIA’ SPOSATO CON 3 FIGLI E LA PAGA NON GLI BASTAVA: 11 DOLLARI, PIU’ PASTI, PER 99 ORE DI DURE FATICHE LA SETTIMANA.

IL SUDORE NON LO IMPRESSIONAVA, MA GIUSTAMENTE, ASPIRAVA AD UN EQUO SALARIO CHE GLI PERMETTESSE DI MANTENERE LA SUA FAMIGLIA, CON DIGNITA’ NOTA AI MERIDIONALI D’ITALIA.

CON QUESTA SPERANZA ANDO’ A LAVORARE NEI CANTIERI DELLA MARINA DI BROOKLYN, MA I SOLDI ERANO SEMPRE POCHI.

FINITA LA GUERRA, MIKE NON SI PERSE D’ANIMO E RIUSCI’ A FARSI ASSUMERE NELLA DIREZIONE DEL BAR DI UN RISTORANTE IL CLUB 845, NEL BRONX.

QUI SI ESIBIVANO I NOMI PIU’ PROMETTENTI DELLA MUSICA AMERICANA, LOUIS ARMSTRONG, ELLA FITZGERARLD E BILLIE HOLIDAY.

EBBE MODO, MIKE, DI ENTRARE A CONTATTO CON UN MONDO CHE, FINO A QUEL MOMENTO, GLI ERA RIMASTO SCONOSCIUTO.

NEL 1952 I CUGINI, CHE LO AVEVANO SOSTENUTO 20 ANNI PRIMA AL SUO SBARCO E CHE SI FIDAVANO CIECAMENTE DILUI, RILEVARONO UN RISTORANTE NEL GREENWICH VILLAGE, UN VECCHIO LOCALE IL GERDE’S, DAL NOME DEL SUO EX PROPRIETARIO.

IL GERDE’S CHE SI TROVAVA AL N. 11 DELLA WEST 4TH STREET, ERA FREQUENTATO DA BELLA GENTE E PROMETTEVA BUONI AFFARI E COSI’ GLI FU AFFIDATA LA DIREZIONE DEL LOCALE.

MEMORE DELLA SUA ESPERIENZA NEL BRONX DECISE DI PROVARE CON LA MUSICA: “AVEVAMO UN PIANISTA, UN TRIO JAZZ PER BALLARE, PERSINO MUSICA BONGO”, RAMMENTO’ MIKE.

SUL FINIRE DEL 59 ENTRARONO NEL LOCALE 2 TIPI: UNO ERA IZZY YOUNG, DIRETTORE DEL FOLKLORE CENTER CHE SI PROPOSE PER UN INGAGGIO E L’ALTRO ERA TONY PRENDERGAST, UN PATITO DEL FOLK.

VOLEVANO CHE IL GERDE’S DIVENTASSE UNA SINGOLARE RIBALTA PER IL GENERE FOLK IN QUEL MONEMTO IN FERMENTO.

L’ACCORDO FU CONCLUSO: E FU COSI’ CHE LA MUSICA FOLK GUADAGNO’ SPAZIO AL GREENWICH VILLAGE CON ENTRATA DI MOLTISSIMI DOLLARI.

MA IL SODALIZIO CON IZZY YOUNG SI RUPPE, POICHE’ QUEST’ULTIMO PRETENDEVA CONDIZIONI MIGLIORI.

COSI’ MIKE RIMASE A GESTIRE IL LOCALE FOLK E COSI’ DIVENTO’ IL PUNTO DI RIFERIMENTO PER QUESTO GENERE DI MUSICA.

SI ESIBIRONO TOMMY MAKEM, I CLANCY’S, I WEAVERS, CISCO HOUSTON, IL REVERENDO GARY DAVIS, CAROLYN HESTER E JUDY COLLINS.

LA GENTE FACEVA LA FILA DAVANTI AL LOCALE E COSI’ NACQUE L’IDEA DEGLI HOOTS, SERATE RISERVATE AI DILETTANTI.

ERANO IN TANTI A BUSSARE ALLA PORTA DI MIKE, MA UN GIORNO ENTRO’ UN GIOVANOTTO CHE CHIESE A MIKE DI POTER SUONARE.

DISSE DI CHIAMARSI BOB DYLAN.

LO FECE SUONARE, MA MIKE DISSE CHE NON ERA NIENTE D’IMPRESSIONANTE E NIENTE DI SPECIALE.

PERO’ PIACQUE AL PUBBLICO E COSI’ MIKE LO FECE TORNARE PIU’ VOLTE AD ESIBIRSI TANTO CHE I CLIENTI INIZIARONO A PREMERE SU MIKE AFFINCHE’ QUEL RAGAZZO POTESSE AVERE MAGGIORE SPAZIO.

ALLORA MIKE GLI PROPOSE DI FARE DA SPALLA PER 2 SETTIMANE A JOHN LEE HOOKER.

BOB ERA STRAFELICE E COSI’ DOVETTE PROCURARSI UNA TESSERA DEL SINDACATO DELLA MUSICIAN UNION PER POTER CONTINUARE A LAVORARE E A SUONARE, POICHE’ DYLAN NON ERA ANCORA MAGGIORENNE.

PROPRIO PER QUESTO NON LO SI POTEVA REGOLARIZZARE E COS’ MIKE PUR DI NON PERDERLO LO ASSUNSE CON IL RUOLO DI TUTORE.

LA FIRMA DI MIKE PORCO SULLA SCHEDA DI ISCRIZIONE CONSENTI’ A BOB DYLAN DI OTTENERE LA TESSERA SINDACALE.

DI QUELLA SPALLA SI ACCORSE BOB SHELTON, DEL NEW YORK TIMES, CHE SU DI LUI SCRISSE UNA STORICA RECENSIONE.

IL GIORNO DOPO LA PUBBLICAZIONE DELL’ARTICOLO, JOHN HAMMOND, PRODUTTORE DISCOGRAFICO DELLA COLUMBIA RECORDS, OFFRI’ A DYLAN UN CONTRATTO.

BOB SAREBBE DIVENTATO QUELLO CHE OGGI NOI CONOSCIAMO.

A DISTANZA DI 20 ANNI, MIKE SENTIVA NOSTALGIA DI DYLAN: MI SENTO COME SE QUESTI RAGAZZI FOSSERO TUTTI FIGLI MIEI. LI VIDIO CRESCERE COME PERSONE E COMNE ARTISTI. TANTI DI LORO ANDARONO AVANTI FINO A DIVENTARE VERE E PROPRIE STARS. TUTTI VENIVANO E SUONAVANO, E SI DIVERTIVANO. VORREI CHE POTESSERO TORNARE : JANIS JOPLIN, SIMON AND GARFUNKEL, STEVE GOODMAN, PHIL OCHS, JOSE’ FELICIANO E TUTTI GLI ALTRI”, DIRA’ MIKE ANNI DOPO.

sembrerebbe una storia inventata, ma non e’ cosi.
BAsta fare una piccola ricerca su google.

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