>LA RESISTENZA HA PARLATO ANCHE CALABRESE

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La resistenza e’ un altro periodo della storia italiana che dovrebbe essere, a mio modesto parere, oggetto di un’attenta analisi storica, poiche’ e’ dipinta come la lotta di liberazione di un popolo che per venti anni era stato fascista.
Nel dopoguerra per sessanta anni e’ prevalsa una certa storiografia che voleva dimenticare il fatto che l’italia avesse perso la guerra, per esaltare un periodo brevissimo, la resistenza appunto, affermandosi che si era dalla parte “giusta”.
La realta’ era che l’Italia era alleata della Germania, e i governanti dell’epoca,(guarda caso coloro che avevano fatto scempio del sud dopo la unita’ d’Italia) firmarono l’armistizio mettendosi al sicuro, lasciando alla merce’ della vendetta nazista migliaia di soldati italiani (tra cui mio nonno a Cefalonia) che seppero della cosa dalla radio.
La resistenza fu un momento importante per il riscatto di tanti italiani migliori dei loro governanti, ma, penso, che anche senza di essa, gli alleati avessero mezzi sufficienti per scacciare i nazisti dal suolo italico.
In ogni caso onore e gloria ai nostri partigiani dell’epoca, tra cui molti calabresi.

Sebbene gli eventi più importanti si svolsero prevalentemente nelle regioni del Centro-Nord bisogna considerare il contributo di sangue dato da cittadini meridionali alla lotta di liberazione. Dagli studi storici che hanno analizzato le bande per composizione sociale, si evince che furono circa 4.000 i partigiani meridionali in Piemonte di cui 600 furono calabresi. Qualche altro migliaio furono in Liguria.

La maggior parte di loro erano operai immigrati, altri furono ex militari sbandati dall’esercito dopo la firma dell’armistizio (8 settembre 1043).

A Genova uno dei primi organizzatori dei nuclei di montagna e teorico della necessità della lotta armata al regime fascista fu il calabrese Antonio Rossi, nato a Cardeto; già nel 1942 fu arrestato con l’accusa di propaganda sovversiva.

Vi furono tante brigate comandate da calabresi, quella più nota a tutti fu quella in cui operarono i fratelli Francesco, Italo, Bruno e il padre Oreste Rossi.

Oreste Rossi cadde fucilato da un plotone d’esecuzione a Castagneto Po a Torino (medaglia d’argento al valore militare). Italo fu insignito della medaglia d’oro al valore militare alla memoria. In suo onore fu soprannominata una divisione della 1° brigata Matteotti, la “Italo Rossi” appunto.

Per quanto riguarda Parma si hanno notizia di Vincenzo Barreca, classe 1920, dopo l’8 settembre, rientrò dalla Francia e raggiunse Col di Ferro (Cuneo), fino ad approssimarsi a Tortona ed operare nalla Val Cisa. Lo stesso Barreca dichiarò che del plotone della 2a brigata Beretta (Divisione Val Cisa), della quale era vicecomandante, con il nome di battaglia di “Zambo”, facevano parte i partigiani calabresi Francesco Giugno, proveniente da Natile Nuovo (Platì, RC), nome di Battaglia “Attila”; Salvatore Rizzo di Campora di Amantea (CS), nome di battaglia “turiddu”, Rocco Marfì, nato a Laureana di Borrello, classe 1922 (Rc); Salvatore Carrozza, da Taurianova, classe 1911, morto a Monticelli Terme (Pr) il 18 aprile 1944, 12a Brigata Garibaldi; Bruno Geniale, da Cosenza, classe 1923, 12a Brigata Garibaldi, deportato e morto nel campo di Mauthausen 18 marzo 1944; Vincenzo Errico, detto “Vitto”, da Verbicaro (Cosenza), classe 1922, 1a Brigata Julia, caduto a Grifola (Borgotaro) l’8 luglio del 1944 durante un combattimento contro reparti tedeschi che tentavano di raggiungere Borgotaro provenienti dal versante ligure.

Fonti:
Enzo Misefari, “Partigiani di Calabria”, 1988 , Martina Franca (Ta), Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea
Rocco Lentini – Nuccia Guerrisi , “I Partigiani Calabresi nell’Appennino Ligure Piemontese”, 1996, Rubbettino editore, Soveria Mannelli (Cz).
Roberto Battaglia, “Storia della Resistenza Italiana”, 1974, Giulio Einaudi Editore, Torino.

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