>UN UOMO

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di Crocifisso Dentello

L’estate del 1979, sul fronte editoriale, fu monopolizzata da Oriana Fallaci. La giornalista fiorentina ritornava alla pubblicazione dopo quattro anni di silenzio e reduce dai fasti di “Lettera a un bambino mai nato”. Libro che fu campione di vendite in Italia per due anni consecutivi (’75 e ’76) e che la consacrò definitivamente a livello internazionale, tanto da conquistare ventuno traduzioni: per l’epoca un record per un autore italiano.

Migliaia di lettori appassionati erano pertanto, in quella torrida estate del ’79 in spasmodica attesa. L’editore Rizzoli, dopo le tante ed estenuanti correzioni dell’autrice, a metà luglio potè finalmente sfornare dalla tipografia gli agognati esemplari della nuova fatica della Fallaci. Nel giro di poche settimane, “Un uomo” bruciò duecentomila copie, segno indiscutibile del consenso popolare. Tuttavia mentre le vendite montavano, i recensori consacrati della stampa nostrana non le risparmiavano invettive e attacchi d’ogni sorta. Mostri sacri come Montanelli e Bocca liquidarono il romanzo con disinvolta perfidia e un giornale come “L’Unità” si avventurò in una vergognosa campagna d’odio.

Tale manifesta ostilità è da leggere secondo una logica corporativa. Non si perdonava alla Fallaci il suo scandaloso successo. I suoi “colleghi” erano certamente rosi da un’invidia viscerale nei confronti di una giornalista che beneficiava di una notorietà senza precedenti e di un conto in banca ragguardevole. Del resto è utile sottolineare che Oriana Fallaci è di gran lunga il giornalista italiano più noto nel mondo e questo reboante dettaglio molti non l’hanno mai digerito.

“Un uomo” è un’opera che al di là del suo pieno di vendite, scatenò allora roventi polemiche e infuocati contenziosi. E’ un romanzo-verità su Alekos Panagulis, l’eroe della resistenza greca contro il regime dei colonnelli. Una cronaca fedele di eventi realmente accaduti, il ritratto di un uomo che ha pagato con la vita il suo sogno di libertà. Panagulis è stato il compagno della Fallaci: il suo amante, l’unico amore della sua vita. Maria Giovanna Maglie nel suo “Oriana. Incontri e passioni di una grande italiana” edito da Mondadori dedica tre capitoli alla tormentata e intensa storia d’amore che vide protagonisti la Fallaci e Panagulis. Una relazione, scrive la Maglie, intessuta di alti e bassi, di passionalità dirompenti e di furiose rotture.

Non ho esitazioni a definire “Un uomo” il libro più dolorosamente intimo di Oriana Fallaci. Il libro nel quale, più di ogni altro, ha mostrato senza pudore la sua controversa e insondabile personalità di donna e scrittrice. Un romanzo che la stessa Fallaci, in una delle rare interviste concesse, definì un atto dovuto, un riscatto letterario per onorare la memoria del suo amato Panagulis. La scrittrice, è utile segnalarlo, conobbe il simbolo della resistenza greca nel 1973 in occasione di un’intervista che proprio Panagulis acconsentì a rilasciarle.

“Un uomo” è senza dubbio un romanzo politico, anzi meglio definirlo ideologico. Costruito come una fiaba, nel senso che segue proprio la classica struttura della fiaba. Iniziazione, Periodo delle Grandi Prove, Ritorno al Villaggio, La Sfida Finale, La Morte e l’Apoteosi. Cioè: l’attentato a Papadopulos; l’arresto; le torture; il processo; la condanna a morte; l’esilio e il ritorno in patria dopo la caduta della dittatura; la morte e i grandi funerali. Alekos Panagulis, affermò la stessa Fallaci in una intervista, “era la saggezza del poeta che si batte contro i mulini a vento: dolorosa, sì, ma insieme ilare e gioiosa come in Filone d’Alessandria”.

“Un uomo” dissemina nel lettore autentiche lezioni di vita. La biografia del simbolo della resistenza greca insegna a non rassegnarsi, a non adeguarsi, di non subire le storture del potere, di non essere pecore del gregge ma uomini consapevoli e coraggiosi custodi della propria libertà.

Oriana Fallaci, a mio avviso, con “Un uomo” ha regalato al nostro patrimonio letterario un gioiello unico, un’opera destinata a durare nel tempo per qualità di scrittura e per i suoi contenuti di denuncia civile.

Il romanzo uscì nel 1979 e parve sintetizzare nelle sue pagine tutto il decennio. Gli anni Settanta, irripetibile stagione del Novecento, sono mirabilmente descritti in “Un uomo”.

Anzi. Chiunque intenda tuffarsi nell’indimenticabile oceano di uomini e idee degli anni Settanta non può non cominciare dall’opera letteraria che suggellò la fine di quel magico decennio, appunto “Un uomo” di Oriana Fallaci.

ALEKOS PANAGULIS

Alekos Panagulis nasce ad Atene il 2 luglio 1939.
Figlio di Atena e Basilio Panagulis, colonnello dell’esercito greco. Studente di ingegneria al Politecnico e membro del Comitato centrale della Federazione giovanile del partito “Unione di Centro”, fondatore e capo di “Resistenza Greca”.

Disertore dopo il colpo di stato di Papadopulos, compie un attentato contro di lui il 13 agosto 1967.

Viene quindi arrestato, seviziato e condannato a morte: pena da lui stesso sollecitata durante il processo.
La sentenza non viene eseguita: forse per paura che la sua morte lo trasformi in un eroe, simbolo della lotta contro il Potere, della lotta contro il tiranno. Ma simbolo diviene comunque, anche da vivo.

Trascorre cinque anni rinchiuso in una cella di un metro e mezzo per tre, poi Papadopulos gli concede la grazia. Una volta caduta la Giunta, viene eletto come deputato in Parlamento: ma la sua lotta contro il Potere non è ancora finita: perchè in Grecia non si può ancora parlare di democrazia. Non dà pace a nessuno, meno che mai al ministro della di Difesa Averoff: uomo che col passato regime ha tenuto rapporti non chiari.

Alekos sa che esistono documenti in grado di provare l’ex collaborazionismo del ministro. Due giorni prima della presentazione in Parlamento di quei documenti, Alekos rimane ucciso in un incidente automobistico.
Difficile pensare ad una semplice coincidenza. Ai suoi funerali partecipa un milione e mezzo di persone.

BRANO TRATTO DA “UN UOMO” DI ORIANA FALLACI
Il brano riporta alcuni frammenti della bellissima apologia di Panagulis al processo-farsa cui fu sottoposto a seguito del suo tentativo di attentare alla vita di Giorgio Papadopulos, tiranno a capo del regime dei colonnelli nella Grecia dei primi anni Settanta. La Fallaci riporta nel suo romanzo la versione integrale del discorso che Panagulis tenne dinanzi alla Corte. Qui riporto alcune tra le frasi più significative pronunciate da Panagulis.

“Fui sempre, e sono, un combattente che lotta per una Grecia migliore, un domani migliore, una società insomma che creda nell’Uomo. Se io mi trovo qui è perchè credo nell’Uomo. E credere nell’Uomo significa credere nella sua libertà. Libertà di pensiero, di parola, di critica, di opposizione: tutto ciò che il golpe fascista di Papadopulos ha eliminato…”

“…io non amo la violenza. La odio. Non mi piace nemmeno l’assassinio politico. Quando esso avviene in un paese dove esiste un libero Parlamento e ai cittadini è data la libertà di esprimersi, di opporsi, di pensare in maniera diversa, io lo condanno con disgusto e con ira. Ma quando un governo si impone con la violenza e con la violenza impedisce ai cittadini di esprimersi, di opporsi, addirittura di pensare, allora ricorrere alla violenza è una necessità. Anzi un imperativo. Gesù Cristo e Gandhi ve lo spiegherebbero meglio di me. Non c’è altra via, e che io non vi sia riuscito non conta. Altri seguiranno. E riusciranno. Preparatevi e tremate…”

“…accetto fin d’ora questa condanna. Perchè il canto del cigno di un vero combattente è il rantolo che egli emette colpito dal plotone di esecuzione di una tirannia”

POESIE TRATTE DA “UN UOMO” DI ORIANA FALLACI

” L’amore non è mettere le catene alla gente
che vuole battersi e che è pronta a morire per questo l’amore è lasciarla morire nel modo che ha scelto”

”Come se la lobertà si potesse assassinare
senza la vigliaccheria del popolo.
Senza il silenzio del popolo.
Ma cosa vuol dire popolo chi è il popolo?
Sono i pochi che disubbidiscono?
no loro non sono il popolo,
il popolo è gregge.”

”Tutte le bandiere anche le più nobili,
le più pure, sono sporche
di sangue e di merda,
che con il passare del tempo
diventano dello stesso colore”

”Ho guadagnato una vita,
un biglietto per la morte e viaggio ancora
in certi momenti ho creduto
di essere alla fine del viaggio
mi sbagliavo erano solo imprevisti del cammino”

Alekos Panagulis

fonti
http://www.pagine70.com
http://www.liberipensieri.net

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