>Una bara bianca e una campana È l’ultimo viaggio

>FIRENZE —
Oriana Fallaci viene sepolta stamattina, in un’ora imprecisata, dalle 10 in poi. La sua bara sarà bianca come quelle che di solito accompagnano nell’ultimo viaggio i più giovani: anche questa scelta fa parte del copione che lei stessa aveva preparato per il proprio congedo da Firenze e dal mondo. Intorno al feretro candido, nel cimitero degli Allori, pochissime persone: sua sorella Paola, i nipoti Antonio e Edoardo Perazzi, la segretaria, il regista Franco Zeffirelli che ieri non smetteva di rimproverare il silenzio della sua città e soprattutto degli amministratori: «Sarebbe bastata una semplice commemorazione in una piazza, che città ingrata. Lo confermo: restituirò il mio Fiorino d’Oro». E poi pochi altri amici intimi tra cui, probabilmente, il presidente del Consiglio regionale toscano Riccardo Nencini che le consegnò a New York una medaglia d’oro a febbraio.
Tutto sarà semplice e rapido. Da piazza Indipendenza, dove è morta venerdì all’1.05, nella clinica Santa Chiara al quarto piano nella stanza 409, il carro con il corpo di Oriana percorrerà i viali di circonvallazione, il ponte alla Vittoria, il viale Petrarca, e infine via Senese dove si affaccia il cimitero. Fuor di Porta Romana, intorno alle 11 suonerà una campana. Anzi, il campanone della chiesa di Sant’Ilario, la vecchia parrocchia di Oriana e soprattutto di sua madre Tosca, molto devota. Scriveva ne La Rabbia e l’Orgoglio: «La prima musica che ho udito venendo al mondo è stata la musica delle campane». Il cerchio si chiude. Dice don Domenico Naldoni: «È un’estrema manifestazione d’affetto della parrocchia per lei, sua sorella e i suoi nipoti nel momento in cui, come per ciascuno di noi, cielo e terra si incontrano per sempre». Un robusto servizio di polizia eviterà contatti con giornalisti e telecamere. Ed è un altro tassello importante delle ultime volontà della scrittrice: non una foto, non una sequenza televisiva della sua sepoltura. Ieri si è scoperto un particolare che svela altri angoli del suo carattere. È vero, agli Allori sono sepolti i suoi genitori con la sorella Neera, difficile immaginare una inumazione diversa. Ma nel recinto non sono sepolti solo cristiani di diverse chiese (anglicana, luterana, valdese, svizzera riformata, battista e poi cattolica e ortodossa,) ma anche ebrei e alcuni musulmani nonché molti atei. E infatti la parola «atea» campeggia sulla scheda poggiata sulla scrivania amministrativa, alla voce «religione professata».
Oriana Fallaci, insomma, condividerà la terra anche con alcuni fedeli di quel credo con cui si è duramente confrontata negli ultimi anni. Gli impiegati del cimitero confermano che la scrittrice era al corrente della circostanza, conosceva troppo bene la storia e la tradizione di questo «cimitero delle mille religioni» così intrinsecamente legato alla Firenze cosmopolita. Dal 1960 in poi, cioè da quando le inumazioni nell’antico cimitero acattolico di piazza Donatello erano state sospese, la possibilità di una sepoltura era stata allargata a tutti, non solo ai fedeli di Cristo. Quanti sono i musulmani seppelliti lì? Difficile dirlo ma sono tutti, com’è previsto dal rito islamico, sepolti con la testa rivolta verso la Mecca. Non nella terra nuda perché la legge italiana lo vieta. Conferma l’imam di Firenze, Azzdine Hezir: «È vero, agli Allori ci sono fedeli dell’islam. La Sharia, la nostra legge, consente, in caso di emergenza, di tumulare i credenti in aree non dedicate. È sufficiente che siano rispettati i dettami del rito islamico ». Il pastore Mario Marziale, del comitato che gestisce il cimitero per conto del consorzio, ricorda solo le regole dettate dal rito protestante. «Nessuna immagine, nessun lumino perché il rito calvinista si esprime con semplicità e sobrietà, perché non abbiamo il concetto di interrelazione dei vivi con i defunti né quello di mediazione ».
Anche la terra non è consacrata, come nei cimiteri cattolici: «La terra è terra ed è cosa buona perché tutto ciò che viene dalle dita di Dio è buono». Firenze continua a partecipare silenziosa, ma anche un po’ distaccata. Certo, ieri i mazzi di fiori si sono moltiplicati, nel pomeriggio erano diventati un centinaio. Ma i pochi fiorentini sono venuti alla spicciolata, fermandosi appena pochi istanti davanti alla clinica. Qualche segno di croce. Alcuni occhiali scuri. Nessuna lacrima. Forse, chissà, a lei che detestava la retorica sopra ogni cosa sarebbe piaciuto così. Qualche dedica: «La rabbia e il dolore per averti persa.. l’orgoglio di averti amata, letta e condivisa». Una vecchia amica (chi? mistero) deve aver lasciato chissà a che ora un mazzo di rosmarino: «In ricordo delle cene a casa tua a New York, in ricordo questo rosmarino della tua terra Toscana. Grazie indimenticabile Oriana ». L’ultimo desiderio della scrittrice, dicono, era quello di rivedere il mare. Non ce l’ha fatta. Qui sotto la clinica c’è però il bianco e il rosso di tante rose.

Paolo Conti

http://www.corriere.it

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