>LUCA COSCIONI – IL MARATONETA

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«Ogni limitazione della conoscenza, della ricerca scientifica in nome di pregiudizi ideologici è un contributo al perpetuarsi di dolore e sofferenze.»
LUCA COSCIONI

Faccio mie le parole di Luca Coscioni.Il suo libro e’ da leggere con attenzione, perche’ si abbia idea di cosa si parla quando si affrontano determinati argomenti tipo la bioetica. Il mio pensiero a Luca Coscioni. UN GRANDE ITALIANO

Luca Coscioni nasce il 16 luglio 1967 a Orvieto. E’ proprio dalla sua città natale che parte il suo impegno politico quando nel 1995 viene eletto consigliere comunale. Lo stesso anno si ammala di sclerosi laterale amiotrofica (malattia nota anche come morbo di Lou Gehriggli) e decide di dimettersi.

Trascorre alcuni anni passando da un ospedale a un altro, da un ricovero a un altro, dalla speranza alla disperazione, fino a quando gli viene definitivamente confermata la diagnosi iniziale.

Nel 1999 decide di candidarsi alle elezioni amministrative. Questo è il momento in cui ha comincia a reagire veramente alla malattia e a rinnovare quella passione per la politica che non aveva più alimentato. Nel mese di luglio dello stesso anno, navigando su internet, scopre il sito dei Radicali, http://www.radicali.it, e comincia ad interessarsi alle iniziative e alla storia di questo partito con grande interesse e attenzione.

Nell’aprile 2000 è candidato della Lista Bonino alle elezioni regionali in Umbria. Nel mese di agosto del 2000 i Radicali lanciano le prime elezioni on-line per eleggere 25 nuovi membri del Comitato di Coordinamento dei radicali. E’ così che inizia la sua avventura politica con Marco Pannella e Emma Bonino.

Nel mese di dicembre dello stesso anno viene eletto nel Comitato e nel mese di Febbraio del 2001 interviene per la prima volta con il suo sintetizzatore vocale durante i lavori del Comitato a Chianciano. A conclusione della riunione, il Comitato fa propria una mozione che impegna il movimento nella battaglia per la libertà di ricerca scientifica.

Il 13 febbraio 2001 Luca Coscioni interviene all’audizione convocata dalla Commissione Temporanea sulla Genetica Umana e le Biotecnologie del Parlamento Europeo, tenutasi al fine di raccogliere il punto di vista di chi è colpito da malattie genetiche. Il suo intervento colpisce molto i commissari e i parlamentari, risollevando il dibattito europeo sulla clonazione terapeutica e l’utilizzo delle cellule staminali degli embrioni soprannumerari. In occasione delle ultime elezioni politiche Marco Pannella e la direzione dei radicali propongono a Luca Coscioni di essere il capolista delle liste Emma Bonino nel proporzionale. Nel frattempo il Comitato dei radicali lo elegge all’unanimità Presidente.

Durante i mesi di campagna elettorale 48 Premi Nobel e oltre 500 scienziati e ricercatori di tutto il mondo sostengono la sua candidatura portando all’attenzione dell’opinione pubblica il confronto laico su temi fino ad allora mai presi in seria considerazione da nessuna forza politica.

Luca Coscioni è morto il 20 febbraio 2006: la triste notizia è stata data in diretta a Radio Radicale da Marco Pannella.

Da caso pietoso a caso pericoloso: storia di una battaglia di libertà

Non può parlare ne’ muoversi, ma conduce la sua battaglia con la tenacia del maratoneta e la forza di Superman. Il suo nome è Luca Coscioni, e con il Superman americano Christopher Reeve, con Nancy Reagan e con Michael J.Fox, lotta per il diritto di tutti i malati del mondo alla libertà di terapia e di coscienza.
La ricerca sulle cellule staminali embrionali potrebbe un giorno curare patologie mortali come il Parkinson, l’Alzheimer, la sclerosi. Potrebbe curare, soltanto in Italia, 10 milioni di vite. Ma le pressioni clericali tentano ovunque di bloccarla. Tocca alla politica decidere quali saranno i vincitori: i difensori di una scienza laica o i talebani della legge etica, Superman o il Vaticano.
Questo libro è la voce di chi vuole separare, oggi più di ieri,la religione dallo Stato. Di chi vuole una ricerca libera dalla schiavitù dei fondamentalismi, che sono gli stessi dei roghi e delle inquisizioni. Luca Coscioni ci ricorda che siamo tutti chiamati a scegliere su una questione di vita o di morte. E che la scelta non può aspettare.

brani tratti da

LUCA COSCIONI
IL MARATONETA

IO, LUCA

La voce degli alberi
Certe volte mi domando perché mi sono ammalato di sclerosi
laterale amiotrofica. Perché questa malattia sia toccata a me e
non a qualcun altro. Perché a 28 anni e non più tardi, magari
a 50 o, meglio ancora, a 70 anni, come accade nella maggior
parte dei casi. Perché. A questi interrogativi non mi è possibile
rispondere. Poi mi domando cosa mi sarebbe successo se fossi
nato in un paese che noi occidentali definiamo ipocritamente
in via di sviluppo o a basso reddito. Per capirci meglio, in uno
di quei paesi in cui ancora oggi la gente muore di fame, è uccisa
dalla dissenteria, crepa per una banale influenza. A quest’ultimo
interrogativo mi è invece possibile rispondere. Non sarei
arrivato ai miei 31 anni. Sarei morto di fame, sarei stato ucciso
dalla dissenteria, sarei crepato per una banale influenza.
Oppure, molto più semplicemente, mi sarei spento così come
si spegne una candela quando si esaurisce la cera, per mancanza
di Speranza e di Amore.
Non privare mai un uomo dell’Amore e della Speranza, quest’uomo
cammina ma in realtà è morto.
Il vento è molto forte. Soffia da nord-est ed è rasente il terreno
sabbioso. La motocicletta è al massimo dei giri e non riesce a
superare i novanta chilometri orari. Il rumore ovattato e metallico
del monocilindrico a quattro tempi è modulato a tratti dall’intensificarsi
delle raffiche di vento. Sono l’ultimo della carovana
dei motociclisti. Ho freddo e decido di fermarmi. Spengo
il motore della moto, posiziono il cavalletto laterale e scendo
lentamente dalla mia tre e cinquanta. Durante il mese di gennaio
le temperature nel Deserto del Sahara raggiungono i valori minimi e il freddo si fa sentire sul serio. Soprattutto se si viaggia
in moto. Sfilo i guanti ed il casco, li appoggio sul sellino e
comincio a camminare. Non so dove sto andando. Le gambe si
muovono da sole. Il corpo le segue senza opporre alcuna resistenza.
La mente non ha pensieri. Mi fermo dopo aver percorso
qualche centinaio di metri. Guardo verso nord. Il confine con
la Tunisia è a duemila chilometri di distanza. Oltre la Tunisia, il
blu del Mediterraneo e poi l’Italia. Ruoto su me stesso di centottanta
gradi e indirizzo lo sguardo verso sud. Davanti a me
deserto e poi ancora deserto. Tamanrasett e il massiccio dell’Hoggar
sono ormai luoghi lontani. Sono solo. Finalmente
solo. Percepisco soltanto sabbia e vento e sole. Non sento più
freddo. Respiro profondamente e chiudo gli occhi. L’aria fresca
del Plateau du Tademait penetra dolcemente nei miei polmoni.
Il sole, alto e luminosissimo, passa attraverso le palpebre abbassate
e diffonde il suo rosso tepore in tutto il mio corpo. Il vento
accarezza con forza i miei capelli ed il mio viso. E muove i miei
pensieri. Il deserto è un luogo unico. Le emozioni che suscita
sono irripetibili e indescrivibili. La mente si purifica e diviene
chiara, trasparente, limpida, come mai lo è stata. Puoi ascoltare
nel silenzio più assoluto il tuo respiro e accorgerti che sei soltanto
respiro, che il tuo corpo, la tua mente, il tuo cuore, il soffio
vitale che è in te ora sono un tutt’uno. Sei immerso nell’Erg,
ne fai inevitabilmente parte. In questo luogo di trascendenza,
l’ateo prega ed il credente perde il suo Dio. In questo luogo di
materia, non c’è materia. Un solo granello di sabbia contiene
tutto lo scibile umano, la Terra, la Luna, il Sole e le Stelle. L’Universo
è sul palmo della tua mano. In questo luogo sacro, sei
solo ma non provi solitudine. Sei Sacerdote di un Tempio che
non è stato edificato dall’uomo e che non ha colonne o confini.
Il vento si sta intensificando e comincia ad alzare con maggiore
decisione la sabbia color oro del Plateau. Mi appresto a ripartire.
Accendo la moto e comincio a ripercorrere la Transahariana
in direzione nord per ricongiungermi ai miei compagni di viaggio.
Sergio e Sandro forse si sono fermati ad aspettarmi. Lascio
i miei pensieri in un punto dell’Erg a duemila chilometri di
distanza dal confine con la Tunisia. Credo di lasciarli in una
zona del Sahara algerino sospesa tra i flutti del Mediterraneo ed
il cuore montuoso dell’Hoggar. Li porto inconsapevolmente
con me nel viaggio di ritorno verso le porte dell’Europa.
Lo scooter elettrico si sposta silenziosamente sulla stradina di
campagna. Le sue tre piccole ruote lasciano dei segni chiari,
quasi argentei, sul verde dell’erba umida. Paiono le tracce
lasciate dal passaggio di una lenta lumaca. Le nubi, gonfie di
pioggia, ed il temporale si stanno pian piano avvicinando. Il
vento, teso e piacevolmente freddo, porta con sé il profumo
dell’acqua di un temporale di fine settembre. In lontananza,
in direzione nord, i lampi aprono varchi luminosi nel nero
cupo delle nuvole. Ad ovest il sole sta tramontando ed i suoi
ultimi raggi si stagliano contro alcune nubi bianche che sembrano
voler congiungersi alle buie sorelle del temporale
incombente. Vorrei scendere e camminare e abbracciare il vento,
ma non posso. Mi piacerebbe andare incontro al temporale
correndo, ma non posso. Vorrei innalzare un inno a questo
spettacolo meraviglioso, ma le parole mi nascono nel cuore e
mi muoiono in bocca. Dovrei essere uno spirito libero per
poter gioire, ora. Sono invece un uomo provato dalla Sofferenza
e dalla perdita della Speranza. Non sono solo, ma provo
solitudine. Non è freddo, eppure provo freddo. Tre anni fa mi
sono ammalato ed è come se fossi morto. Il Deserto è entrato
dentro di me, il mio cuore si è fatto sabbia e credevo che il mio
viaggio fosse finito. Ora, solo ora, comincio a capire che questo
non è vero. La mia avventura continua, in forme diverse.
Nove anni fa, nel Deserto del Sahara, stavo cercando qualcosa.
Credevo di essere alla ricerca di me stesso e mi sbagliavo. Pensavo
di voler raggiungere un traguardo e mi sbagliavo. Quello che
cercavo non era il mio ego o un porto sicuro, ma una rotta verso
quella terra per me così lontana dove abitano Amore e Speranza.

Noi che non possiamo
aspettare

Per scrivere una parola. Mediamente, impiego 30 secondi per
scrivere una parola. Questo, di fatto, significa che, per me, le
parole sono una risorsa scarsa. Rispetto a quando stavo bene e
potevo liberamente disporre della mia voce, il mio modo di
scrivere e, in parte, di pensare, ha subìto dei cambiamenti.
Trovandomi costretto a fare economia di parole, devo puntare
con decisione a quei concetti che ho definito, per comodità,
conclusivi. Certo, questo modo di scrivere ha fatto perdere ai
miei scritti una buona parte della loro ricchezza e complessità,
tuttavia è possibile, anche in questa condizione di restrizione
della mia libertà espressiva, un vantaggio, quello di dover puntare
al cuore di un problema, o di un tema, con il minor numero
possibile di battute, che mi costringe, letteralmente, ad essere
chiaro con me stesso, prima ancora di esserlo con gli altri.
“Vita o morte, civiltà o violenza”.Noi chiediamo il confronto
democratico sulla clonazione terapeutica, la libertà di ricerca
scientifica, l’utilizzazione degli embrioni soprannumerari, l’eutanasia,
la libertà e la responsabilità nell’assistenza personale ai
disabili gravissimi, la terapia del dolore, così come su tutto ciò
che è stato espulso dal dibattito politico. L’onorevole D’Alema
ci scrive chiedendoci di sospendere la nostra lotta, ritenendo
che i nostri argomenti, proprio perché interrogano la coscienza
individuale, sono “questioni che non si possono ridurre a
campo di scontro in una campagna di per sé tesa e difficile”.
All’onorevole D’Alema io rispondo che la politica, nel bene o
nel male, è tutto questo. È vita o morte, civiltà o violenza. Alla
violenza di questa cinica esclusione dei diritti fondamentali dei
cittadini, rispondo io con il mio corpo, che gli oscurantisti, gli
integralisti politici clericali e verdi, vorrebbero costringere in
un gigante di pietra; risponde Emma con la sua sete di verità,
rispondono i premi Nobel e gli scienziati.
Il primo nemico della coscienza religiosa. Sono Presidente
del Comitato dei radicali. 50 premi Nobel della scienza e della
cultura, circa 500 scienziati, ricercatori, accademici di tutto
il mondo sono accorsi per sostenere la mia candidatura di capolista
delle Liste Bonino, precedendo Marco Pannella, come già
fu per Leonardo Sciascia ed Enzo Tortora, in Emilia Romagna,
Lazio, Umbria.
Per molti politici e potenti… sono uno scandalo, sono strumentalizzato.
Perché non provano anche loro a strumentalizzare
altri, milioni di altri malati, come sono io? Per l’onorevole
Gasparri ed altri liberali di sinistra, destra, centro come lui,
lo scandalo è che io viva, che io non sia solamente un oggetto
di cure, e un soggetto che vive e lotta, con altri, per la sua vita
e quella di milioni di altri. Cosa farei in Parlamento, ridotto
apparentemente come sono? Mobiliterei tutti, nel mondo, a
partire dall’Italia, per far approvare una legge, più leggi, per
difendere la libertà della ricerca scientifica, per sostenerla, per
regolamentarla, rafforzarla, non per proibirla, per impedire
l’infamia di gettare nella spazzatura 30.000 embrioni, invece
che farne occasione di vita, di guarigione, come si è deciso in
Italia. E questo non è che un esempio, un’occasione per battere
quel potere clericale e reazionario contrario intimamente, in
primo luogo, alla libertà di coscienza, di religiosità, che in Italia
ci ha ridotto al centotreesimo posto nel mondo per la terapia
del dolore, facendo della morte all’italiana un mostro, come
il divorzio all’italiana, per cui l’incubo non è nella morte, come
ha detto Montanelli, ma nel morire cui ci condannano. Farei
approvare, con i miei compagni radicali, quella regolamentazione
dell’eutanasia, che oggi si pratica incontrollata, clandestina
e proibita, che l’85% degli olandesi ha approvato, perché
informati, mentre in Italia il popolo continua ad essere la misura
politica dei due Poli, anche in questo tanto uniti quanto rissosi
per spartirsi il bottino dell’ignoranza e di voti, che sperano
di ottenere tappando la bocca ai radicali. Insomma, non
sarebbe più necessario, se le donne e gli uomini liberi e di buona
volontà fossero informati, l’eroismo, il sacrificio di alcuno.
Un muto restituisce la parola a 50 premi Nobel. Alcune persone
che si contano sulla punta delle dita sostengono che io sia
stato strumentalizzato. A questi rispondo che proprio io, muto,
ho, in realtà, restituito la parola a 50 premi Nobel, e a centinaia
di scienziati di tutto il mondo, anche loro resi muti, in Italia, dal
silenzio della politica ufficiale e del sistema informativo, su temi
fondamentali per la vita, la salute, la qualità della vita, e la morte,
dei cittadini italiani (…) La circostanza che una persona gravemente
malata, che non può camminare, che per comunicare è
costretta ad utilizzare un sintetizzatore vocale, viva pienamente
la propria esistenza, questa circostanza rischia di scuotere le
coscienze, le agita, le mette in discussione. Il fatto poi che io abbia
sollevato una questione politica, che non abbia accettato di rappresentare
un cosiddetto caso umano, che abbia scelto lo strumento
della lotta politica, infastidisce enormemente. Perché, in
Italia, la persona malata, non appena una diagnosi le fa assumere
questo nuovo status, perde immediatamente elementari diritti
umani, e tale perdita è tanto maggiore, quanto poi più gravi
sono le condizioni di salute della persona in questione. La mia,
la nostra battaglia radicale per la libertà di Scienza, mi ha consentito
di riaffermare, in particolare, la libertà dell’elettorato passivo,
di poter essere eletto in Parlamento, per portare istanze delle
quali nessun’altra forza politica vuole, e può, essere portatrice.
La battaglia che mi ha scelto. La battaglia radicale, alla quale
sto dando spirito e corpo, è quella per le libertà, e in particolare
quella di ricerca scientifica. È una battaglia radicale che non ho
scelto, così come Marco Pannella non mi ha scelto e designato
alfiere, portabandiera della libertà di Scienza. È una battaglia
radicale che mi ha, ci ha scelto. La stiamo combattendo, così
come si vive un’esistenza, percorrendola, sapendo che non la si è
scelta, ma che se ne può essere gli artefici nel suo divenire.
Invettiva agli ipocriti. Voglio affrontare un argomento che
credo sia di un certo interesse, almeno per me. Mi sono spesso
domandato quale potesse essere il significato della mia esistenza,
e il contributo che avrei potuto dare a me, e ai radicali italiani.
La risposta è al tempo stesso semplice e complessa, così
come semplici e complessi sono tutti i fatti della vita di una
persona. Dopo questo lungo pippone, ho optato per un taglio
conclusivo comico, in modo da non essere mandato a fare in
culo, prima della fine di questo mio, non breve, intervento.
In primo luogo, il significato della mia esistenza è quello di
viverla, così come mi è consentito, punto e basta. Nella mia
avventura radicale, la cosa più importante, che penso di essere
riuscito a realizzare, è quella di aver fatto di una malattia una
occasione di rinascita e di lotta politica. Di avere avuto la forza
e il coraggio di trasformare il mio privato in pubblico. Di
avere ribadito che la persona malata è innanzitutto persona, e
come tale ha diritto a vivere una esistenza piena, e libera, contro
il senso comune e le ipocrisie quotidiane che vorrebbero,
invece, relegarci in una terra di nessuno.
Che cosa può succedere quando ci si ritrova su una sedia a rotelle
e senza voce? Succede di tutto. Il silenzio si fa, però, parola,
anche se parola interiore.
Così, uscendo dall’albergo, per andare a piazza del Pantheon, mi
si avvicina una signora che, guardandomi le gambe, e non negli
occhi, mi domanda se sono sordo. Non posso parlare, ma la mia
voce interiore le dice: “Brutta imbecille, se mi guardassi negli
occhi, e non le gambe, non ti ci vorrebbe molto, a capire che ci
sento benissimo, anche se non ho nessuna voglia di ascoltare le
tue cazzate”. Tornando in albergo, il portiere domanda a Maria
Antonietta se posso salire da solo i tre gradini, sui quali non è stata
predisposta la pedana di accesso per i disabili. “Ma, brutto
testa di cazzo”, replica la mia voce interiore, “ti sembra che se
potessi farlo, me ne starei seduto su una sedia a rotelle?”. A Milano,
Vincenzo Silani, un neurologo squallido, che sta facendo di
tutto per opporsi al protocollo di studio nel quale sono stato
arruolato, incontrandomi un anno e mezzo fa, nonostante fossi
il paziente più grave, mi ha ricevuto per ultimo, facendomi passare
davanti anche quei pazienti che avevano un appuntamento
successivo al mio. Una volta entrato, non sapendo ancora chi
fossi, mi ha messo nelle mani del suo assistente. Con aria scocciata
mi ha poi spiegato che non c’era niente da fare, che si trattava
di una malattia incurabile, come se non lo sapessi già, e mi
ha consigliato di tornarmene a casa, dal momento che, di lì a
poco, non mi sarei nemmeno potuto più muovere. La mia voce
interiore gli ha risposto: “Grandissimo pezzo di merda, ho già
sepolto uno dei medici che mi ha fatto la diagnosi infausta, e non
è detto che non riesca a sopravvivere anche a te, che con le tue
parole false stai distruggendo la speranza di migliaia di malati,
che confidano nella ricerca sulle cellule staminali. La ragione per
la quale, tu macellaio, ti opponi a questa sperimentazione è tremenda,
non vuoi perdere le parcelle dei tuoi pazienti che, uno
dopo l’altro, ti stanno abbandonando”.
Ancora, questa volta a Roma, non direttamente a me, ma a
Maria Antonietta, c’è qualcuno che le chiede se posso o no scopare.
La mia voce interiore, risponde, nuovamente: “La sclerosi
laterale amiotrofica colpisce la muscolatura volontaria, e non
le funzioni sessuali. Certo, non posso fare tutte le posizioni del Kamasutra, ma me la cavo, brutto imbecille!”. La scorsa settimana,
mi sono recato in una sanitaria per ordinare la mia nuova
sedia a rotelle, quella con il supporto per la testa. Lì, ho
incontrato il marito di una malata di sclerosi laterale amiotrofica
che rivolgendosi, chiaramente, a Maria Antonietta, mi ha
detto: “Poverino, non è che al partito ti fanno strapazzare troppo?
E quando sei stanco, come fai?”. La mia voce interiore gli
ha risposto: “Primo, poverino un pezzo di cazzo! Secondo, sono
io ad avere deciso di strapazzarmi, non gli altri per me. Terzo,
siccome sono sempre molto stanco, tanto vale dare un senso
politico a questa stanchezza. Quarto, nonostante tua moglie sia
malata come me, non hai capito minimamente che tutto quello
che sto facendo è anche per lei, e non solo per me. Ma va a
fa’ nculo!”. C’è però una cosa che non mi è stata mai detta direttamente:
povero handicappato, sei stato strumentalizzato. Il
motivo è semplice. La mia voce interiore avrebbe chiamato il
mio avvocato, trasformandosi in un messaggio di posta elettronica,
per far partire una denuncia per diffamazione. Si sa, il
99 per cento delle persone è senza coglioni, e quando si tratta
di affrontarsi a viso aperto, gli occhi puntati negli occhi, non
ce la fa proprio, e allora abbassa lo sguardo.
Un vescovo col diavolo in corpo? La Commissione Dulbecco
ha espresso parere favorevole, a maggioranza, sulla utilizzazione
degli embrioni soprannumerari e, all’unanimità,
sulla clonazione terapeutica, la cosiddetta “Via italiana alla
clonazione”, che ha ricevuto il voto e il plauso del cardinale
Ersilio Tonini. Dall’altro lato, secondo il Vaticano, la ricerca
statunitense sarebbe un “atto del maligno”. Ne prendo atto,
segnalando però al Segretario di Stato vaticano che allora
anche il cardinal Tonini ha il diavolo in corpo, visto che è stato
uno dei più ferventi sostenitori della clonazione terapeutica
“all’italiana”.

Cari Rutelli e Berlusconi, e se i malati foste voi? Vorrei rivolgere
una domanda a Silvio Berlusconi e a Francesco Rutelli. Se
esistesse in Inghilterra una terapia basata sulle cellule staminali
embrionali, e uno dei loro figli potesse essere salvato da una
malattia come quella che ha colpito Gianluca Signorini e me,
invocherebbero il principio della sacralità degli embrioni, o li
porterebbero immediatamente in quel paese? Inoltre mi piacerebbe
anche sapere cosa dovrà fare chi non ha le disponibilità
monetarie e i poteri per poter emigrare, tra virgolette, all’estero.
Forse crepare in silenzio? La domanda è stata posta. Attendo con
fiducia una risposta.
Il disegno di legge in discussione al Senato è un testo pieno di
divieti. E come tale è politicamente e umanamente inaccettabile.
Vieta la fecondazione eterologa, la maternità surrogata, di
produrre più di 3 embrioni per ogni tentativo di fecondazione
medicalmente assistita. Vieta anche gli studi sugli embrioni.
Vieta addirittura la via italiana alla clonazione, che tanto era
piaciuta anche a Monsignor Tonini e al Ministro della salute
Sirchia, proprio perché consente la produzione di cellule staminali,
senza la formazione dell’embrione.
Noi che non possiamo aspettare. C’era un tempo per i miracoli
della fede. C’è un tempo per i miracoli della Scienza. Un
giorno il mio medico potrà, lo spero, dirmi: “Prova ad alzarti,
perché forse cammini”.
Ma non ho molto tempo, non abbiamo molto tempo.
E, tra una lacrima e un sorriso, le nostre dure esistenze non hanno
bisogno degli anatemi dei fondamentalisti religiosi, ma del
silenzio della libertà, che è democrazia. Le nostre esistenze hanno
bisogno di una cura, di una cura per corpi e spiriti.
Le nostre esistenze hanno bisogno di libertà per la ricerca scientifica.
Ma non possono aspettare.
Non possono aspettare le scuse di uno dei prossimi papi.

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