>La mafia al Nord – Note a margine

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Non mi ci sono soffermato granché, ma ho notato che ieri sera su Canale5 in prima serata c’era l’ennesima fiction sulla mafia.
Non so se fosse bella o brutta, meritevole o meno, non ne conosco neppure il titolo: ma negli unici pochi secondi che ho intravisto, c’era un giudice siciliano che, parlando con la sua donna, diceva che la mafia sta cambiando, che si sta spostando verso il nord-Italia perché è là che ci sono i soldi…

Ripensandoci stamattina, volevo sottolineare una cosa: viene sempre evidenziato come i mafiosi abbiano interesse ad investire i proventi delle loro lucrosissime attività illecite in posti ricchi ed ordinati, come può essere il nord-Italia, o più ancora la Svizzera.

Mentre viene, guarda caso, quasi sempre ridimensionato il punto di vista opposto, assai più inquietante: i banchieri/imprenditori/potentati dei posti ricchi di cui sopra, non solo non si scandalizzano affatto di vedere arrivare tanto “denaro sporco” nelle loro mani, ma anzi lavorano perché questo avvenga!
Lavandosi la coscienza che pecunia non olet, che la mafia ormai è un’azienda vera e propria che ha diritto di reinvestire i propri utili, e così via.

Lo smantellamento dell’antico e solido sistema bancario del Sud suggerisce appunto che l’incontro tra gli interessi dei mafiosi/imprenditori e quello dei banchieri “settentrionali” sia stato ben preparato ed assai proficuo e soddisfacente per entrambe le parti.

Potrò sembrare irriverente, ma voglio confessarvi questa mia sensazione: spesso si condanna e si deride la “diffusa illegalità/immoralità” delle popolazioni dell’Italia Meridionale, che accettano il sistema criminale e lo coprono persino con l’omertà.
Ma a me pare, ancora una volta, che le cose stiano un po’ diversamente: se nel Sud, distrutto e mortificato dall’unificazione della penisola, le persone sanno ancora distinguere i mafiosi/camorristi/delinquenti dalle cosiddette “persone perbene” (benché i primi rimangano intoccabili e pericolosi per l’incolumità dei secondi, che quindi frequentemente si rassegnano a convivere con loro), al Nord la situazione è un po’ più sporca: la classe ricca/potentata è purtroppo sempre di più una “mafia dall’aspetto più gradevole”, e le “persone perbene”, allo stesso tempo, sono una categoria i cui confini sono sempre più difficili da delineare: infatti essi, per i “mafiosi gradevoli”, non hanno quel SACRO DISPREZZO che le persone perbene del Sud hanno.
Al contrario, chi diventa ricco e fa carriera è generalmente degno di stima e rispetto incondizionati, soprattutto se il suo accento non è terrone, e quindi “in odore di mafia”…

Quindi si crea un’incredibile confusione tra Bene e Male, più evidente al Nord che al Sud, anche se bisogna dire che tutta l’Italia in questo ha ormai una triste ma meritata pessima fama nel mondo.

In più, la fittizia distinzione politico-morale che si è creata solo in Italia tra destra e sinistra (qualcuno infatti avrà probabilmente pensato che mi riferissi SOLO a Berlusconi o alla destra…), confonde ancora di più le acque, inducendo le persone (storicamente, dal dopoguerra) a dare al proprio partito politico un contenuto morale ed idealistico che non solo non ha, ma che nemmeno deve avere…

Perverso, eh?

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