>"A casa nostra"

>La Festa del Cinema di Roma mi interessa particolarmente, perché un caro amico debutta come regista col film “Lettere dalla Sicilia”, una storia molto bella ambientata nella Sicilia da Grand Tour di metà Ottocento.
http://www.pacocinematografica.it/content_ita/index.php?option=com_content&task=view&id=17&Itemid=27
E grazie a Manuel, debutto anch’io, come comparsa 😀


Un altro film italiano, poi, che mi pare degno di nota è “A casa nostra” della Comencini, che indaga nei meandri della “capitale morale d’Italia”, per farne emergere la sua triste essenza.
Non sono un leghista al contrario, e non ho assolutamente nulla contro padani e milanesi (i milanesi, peraltro, sono coi veneziani senza dubbio i padani più evoluti e signorili); mi preme invece che si diradi quella specie di nebbia ideologica post-risorgimentale, che in quasi un secolo e mezzo ha tirato fuori il peggio da tutti gli italiani (sempre ammesso e non concesso che esista questa benedetta nazione italiana), e ha fatto dell’Italia un Paese ridicolo e scandaloso insieme.

Un Nord Italia (apparentemente) “risorgimentato” ai fasti del Rinascimento del Quattrocento; ma solo apparentemente, perché non ha compreso che quel suo Rinascimento era il frutto (o sarebbe meglio dire: il fiore) di una civiltà cristiana che si era sposata col meglio della civiltà pre-cristiana, quella greco-romana, quindi col contributo assolutamente indispensabile ed insostituibile dell’Italia a sud di Roma.
I mercanti fiorentini e veneziani avevano sì creato, con le loro enormi risorse economiche, le condizioni perché tanti artisti esprimessero al meglio il loro genio; ma senza il substrato culturale di cui accennavo sopra, Firenze-Genova-Milano-Venezia di allora non sarebbero state niente di più e di meglio delle odierne Lussemburgo-Liechtenstein-San Marino-Montecarlo; ovvero degli staterelli ricchissimi ma politicamente insignificanti, e senza alcun particolare “surplus” artistico…
E oggi, di quell’antica ricchezza del Nord Italia non si vede l’ombra (la ricchezza si valuta in proporzione a quella di altri Stati del mondo, come quelli del Nord Europa), tranne che in strettissime, avide e sterili elites (quelle descritte nel film della Comencini), e il peso culturale dell’Italia nel mondo, che da sempre è stato molto consistente, è oggi svanito e sostituito da vagonate di (meritati) insulti…

(da repubblica.it del 20/10/2006)
“A casa nostra”, un mondo in cui l’unico scopo è il guadagno
Nel cast tra gli altri Luca Zingaretti, Valeria Golino e Laura Chiatti
La Milano ossessionata dai soldi nelle storie di Francesca Comencini
di CLAUDIA MORGOGLIONE

ROMA – In principio fu la Milano da bere. Poi arrivò la Milano di Tangentopoli, che travolse potenti e luoghi comuni (vedi il mito della capitale morale). E adesso, ecco la Milano dei furbetti dell’alta finanza: quelli che scalano la Borsa, che flirtano con l’illegalità, che hanno spie tra i giudici. Quelli delle belle case, delle mogli ricche e spesso depresse, delle amanti di lusso tutte passerelle e cocaina.

Un mondo con un unico scopo: i soldi. L’ossessione del danaro. Perché nell’Italia di oggi – e, a maggior ragione, nel suo maggiore centro economico – ogni cosa ruota intorno al guadagno. Almeno, è questo che emerge dalla visione di A casa nostra, regia di Francesca Comencini, con Luca Zingaretti, Valeria Golino e Laura Chiatti. Di scena, oggi alla Festa del cinema. E presentato ieri sera, in anteprima, alla stampa.

[…]

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