>La pizza? Per carità: è americana!

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È sicuramente l’invenzione culinaria più importante del mondo, il connubio perfetto tra fast-food e qualità, risparmio e salute, insomma… LA PIZZA.

E dove è stata inventata la pizza? Nello stesso luogo in cui un cuoco assai creativo, qualche tempo prima, aveva provato per primo ad usare i pomodori come ingrediente in una sua ricetta (i pomodori, per chi non lo sapesse, furono portati in Europa dai colonizzatori spagnoli nel Cinquecento, e venivano usati solo come elementi di decorazione…)

Per farla breve: Napoli e il Sud Italia in generale sarebbero a buon diritto da considerarsi I CAMPIONI MONDIALI DELLA GASTRONOMIA.

E invece, che succede nella pratica? Che per dovere patriottico, il primato meridionale viene spartito col Settentrione, che oggettivamente ha un’offerta gastronomica meno interessante, meno “esplosiva”, e che conunque ha senz’altro beneficiato dell’influsso dei nuovi connazionali-colonizzati meridionali (giusto per fare un esempio: l’uso dell’olio d’oliva è stato introdotto al Nord non da moltissimo). Non solo, ma proprio la pizza, che è il simbolo stesso di questo primato (e che proprio non riesce a nascondere la sua “terronità”) è oggetto di vergogna per “l’italiano all’estero” (pizza e mandolino, che schifo!…), e per questo è stata ceduta, anzi direi proprio REGALATA agli americani. I quali, da bravi furboni anglosassoni, se ne sono appropriati e se ne vantano in tutto il mondo.

E dunque le centinaia di milioni di mangiatori di pizza nel mondo ignorano che la “pizza di Brooklyn” (‘a pizza Broccolino) in realtà fu “inventata” (o sarebbe meglio dire ESPORTATA FORZATAMENTE) dai disgraziati napolitani emigrati in America ad inizio Novecento, in seguito alla drammatica annessione delle Due Sicilie al Regno sabaudo che diede vita all’Italia.

Mah… forse sarò io troppo sensibile alle menzogne!

(da corriere.it del 9/11/2006)
Presidente del Municipio: stereotipi etnici obsoleti per descrivere Brooklyn
Pizza Brooklyn Style, scandalo a New York
Condimenti di scarsa qualità e tranci troppo grandi: sul New York Times il fenomeno del nuovo prodotto della multinazionale Domino

NEW YORK – Prendete una pizza tagliata in sei pezzi, invece dei classici otto. Mettete sopra una salsa di pomodoro dolciastra, peperoni e una miscela di mozzarella e provolone (non di prima scelta) al posto della bufala tirata a mano e della tradizionale spolverata finale di pecorino romano. Otterrete una pizza Brooklyn Style, con tranci grandi quanto un lenzuolo da poter piegare modello panino. Comodo forse, ma il vostro palato probabilmente non vi ringrazierà. Stando almeno a quanto scrive il New York Times.

Il reporter Kim Severson ha studiato attentamente il fenomeno Brooklyn Style Pizza, la nuova pizza prodotta dalla Domino e commercializzata negli oltre cinquemila punti vendita che la multinazionale possiede in tutto il territorio degli Stati Uniti. Il risultato? La scoperta di una vera e propria guerra della pizza, che in questo momento anima le vie del più popoloso dei cinque boroughs (municipi) di New York.

Per avere un giudizio attendibile sulla qualità della pizza prodotta dalla Domino, il giornalista del New York Times si è rivolto a chi a Brooklyn di queste cose se ne intende. Louise Ciminieri è una dei primi proprietari di Totonno, la storica pizzeria creata a Coney Island nel 1924. Su Brooklyn Style Pizza non ha alcun dubbi: chiunque pensa che il vero Brooklyn possa essere rappresentato dalla pizza dei signori Domino, è già stato irrimediabilmente tratto in inganno.

Dello stesso avviso Marty Markowitz, il presidente del municipio di Brooklyn: la Domino, sostiene, è una multinazionale di destra che, attraverso la sua pizza , veicola l’immagine di Brooklyn condendola di stereotipi etnici obsoleti. Markowitz si riferisce allo spot che Domino ha realizzato per pubblicizzare la pizza Brooklyn. Nel video c’è l’anziana che urla dalla finestra, il fattorino che consegna la pizza, il tassista che mangia la Brooklyn Style anche mentre è in servizio, l’atleta che solleva pesi e il rapper: tutti indifferentemente sono travolti dall’effetto pizza Domino.

Il fenomeno “pizza Brooklyn”, insomma, è destinato a continuare a far scandalo per le strade di New York. Soprattutto perché, pur se in contrasto con la tradizione italo-americana della pizza buona come a Napoli, vanta una consulenza di tutto rispetto. Quella di Arthur Schwartz, una autorità in fatto di cibo italiano. «Non sapevo – si difende – cosa stesse progettando Domino. Se questo è il risultato, chiedo scusa».

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One Comment su “>La pizza? Per carità: è americana!”

  1. Nunzia Says:

    >Chiamala come vuoi, ma la Nostra, o meglio, la VERA PIZZA NAPOLETANA non ce la può togliere proprio nessuno.


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