>CASO WELBY, IL MINISTRO MUSSI: NO ALL’ACCANIMENTO SUL DOLORE

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Penso che chi esprima il desiderio di morire nel pieno possesso delel sue facoltà, perchè si è stancato di soffrire, debba essere messe nelle condizioni di realizzare il suo proposito

Ansa 2006-12-04 11:05

PERUGIA – “Non ci si può accanire a tenere in vita il dolore” ha detto il ministro Fabio Mussi in riferimento al caso Welby ed allo sciopero della fame della sua collega di governo Emma Bonino. A Perugia Mussi ha ribadito con i cronisti che “i ministri non devono fare scioperi, ma sul caso Welby Emma Bonino pone un problema serio che riguarda il nostro senso di carità e solidarietà verso gli altri, nel senso che – ha concluso Mussi – non ci si può accanire a tenere in vita il dolore”.

“Nessuno di noi ha diritto di condannare un altro alla tortura. E’ esattamente ciò che sta accadendo e io da cittadina ho voluto partecipare a questa mobilitazione straordinaria che l’associazione Luca Coscioni ha lanciato per oggi e domani. Credo sia importante che le istituzioni diano una risposta a questa domanda che Piero Welby pone ormai da settembre”. Lo ha detto il ministro del Commercio estero, Emma Bonino, spiegando la sua adesione allo sciopero della fame a favore di Piero Welby. “Piero – ha spiegato Bonino – come molti avrebbe potuto risolvere la questione con l’eutanasia clandestina, che esiste nel nostro Paese. E’ però esattamente quello che non ha voluto fare perché l’obiettivo è quello di trovare, anche in modo molto rigoroso, un quadro di legalità a questo dramma. Spero che molti cittadini sentano questa urgenza, si uniscano e che il Senato riesca a calendarizzare il dibattito e magari aprire l’indagine sull’eutanasia clandestina”. Bonino si è augurato che un segnale arrivi anche dalla magistratura dopo la richiesta dei legali di Welby di un’indagine sull’eutanasia clandestina. Emma Bonino ha quindi auspicato che il presidente del Consiglio, Romano Prodi, rinomini il Comitato di bioetica: “Sono sempre stata resistente all’etica di Stato, figuratevi a quella di governo. Questa non è una questione di governo e non é neanche di destra o di sinistra. E’ una questione per la regolamentazione di un fenomeno che esiste nel nostro Paese. Servono maggioranze che, come per il divorzio e per l’aborto, siano trasversali. C’é un compito che spetta al governo. Il Comitato di bioetica è scaduto a giugno e quindi ci auguriamo che Prodi lo rinomini a breve”.

BINETTI: LE ISTITUZIONI NON POSSONO RISPONDERE
“Dalle istituzioni non può arrivare nessuna risposta, a parte l’espressione della piena solidarietà umana”. Così la senatrice della Margherita Paola Binetti commenta lo sciopero della fame indetto dai Radicali e dall’Associazione per portare attenzione al caso di Piergiorgio Welby. “Nel caso di Welby – spiega – si tratta di compiere un gesto concreto, preciso. E quel gesto, cioé staccare la spina e togliere la vita a un uomo, non può permetterselo nessuno”. Interpellata sull’adesione allo sciopero della fame del ministro Emma Bonino, Binetti risponde: “Da ministro del Commercio estero sta operando con massima sobrietà e concentrazione, ma in questo caso – conclude – sta mettendo in pratica la condotta tipica di un esponente radicale”.

SONDAGGIO: IL 64% DEL CAMPIONE FAVOREVOLE ALLE RICHIESTE DI WELBY
“Gli italiani sono a favore dell’eutanasia, almeno per quello che riguarda il caso di Piergiorgio Welby; anche tra i cattolici praticanti, prevale l’opinione di chi pensa che debba essere consentito di staccare la spina del macchinario che lo tiene in vita” Sono queste le conclusioni di un sondaggio effettuato dall’Istituto IPR Marketing, diretto da Antonio Noto, per conto di Repubblica.it.

Su un campione di 1000 cittadini, disaggregati per età, sesso e residenza, interpellati telefonicamente, il 64% degli italiani pensa che la richiesta di Piergiorgio Welby, che gli sia consentito di mettere fine alle proprie sofferenze, staccando le macchine che lo tengono in vita, debba essere accettata. Solo per il 20% del campione i medici dovrebbero rifiutare questo atto di sostanziale adesione all’eutanasia. Il sondaggio ha rilevato inoltre: la maggioranza assoluta di chi si professa cattolico praticante (50%), aderisce alla richiesta di cessazione delle sofferenze di Welby, mentre il 28%, crede che dovrebbe ancora rimanere in vita; la percentuale di favorevoli all’eutanasia cresce ulteriormente tra coloro che si professano cattolici ma non praticanti; tra questi i favorevoli arrivano addirittura al 71%.Molto alta anche l adesione di chi professa altre religioni (68%), mentre tra i non credenti l’adesione è pressocché totale (95%).

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4 commenti su “>CASO WELBY, IL MINISTRO MUSSI: NO ALL’ACCANIMENTO SUL DOLORE”


  1. >Argomento delicatissimo, nel quale le chiassose proteste “anti-clericali” non aiutano a concentrarsi e a riflettere…Secondo me dovremmo tutti ascoltare con maggiore attenzione le ragioni di chi “difende la vita”, e quindi in questo caso “costringe Melby a soffrire” (sebbene esistano e sono consigliabili metodi per attutire il dolore).Nel mio personalissimo caso (pur non avendo ovviamente mai vissuto la situazione estrema ed irrimediabile del povero Melby), eppure ho violentemente toccato con mano il “potere purificante” del dolore.E ringrazio il Cielo ogni volta che posso, per la vita di cui inaspettatamente ancora dispongo…Sarà mai possibile un dialogo sereno su questo argomento?


  2. >Buongiorno a tutti i lettori,credo che rispondere alla domanda eutanasia si, eutanasia no, viene molto più semplice a chi crede in Cristo in una maniera molto attaccata e particolare.Eppure a questa domanda la risposta si trova ovunque negli insegnamenti della Teosfera, ma bisogna prima entrarci.Pensate quanto dolore ha provato Gesù quando è stato crocifisso, ha percaso chiesto ai romani di mettere subito fine alla sua esistenza?E che dire dei Santi, alla cui vita la Madonna chiede sempre di ispirarci, che spesso si fustigavano e facevano penitenze strazianti sul corpo.Il dolore è legato al corpo, ma il dolore è anche vità.Sentono dolore i vivi e non i morti.Pensate alle persone povere, quelle che soffrono davvero la fame, i nostri problemi quotidiani non sono nulla a confronto dei loro.Cedere all’eutanasia significa non credere più ai miracoli ed i Santi in passato ne hanno fatto tanti.Dobbiamo capire che la vita non appartiene a noi, ma a Dio perchè è lui che ce l’ha donata e solo lui dunque decide quando chiamarci.Quante persone, malati terminali, muoiono felici e sicuri,sopportando il dolore, perchè con tutti i sacramenti vanno nella braccia del Signore.Ed il Signore riserva un posto particolare e privilegiato per i poveri ed i sofferenti in Paradiso.Andare in Paradiso: ecco la cosa per cui viviamo.salutiGiulio Salvarenato

  3. BLOG NEWS Says:

    >Bè secondo me la morte di piero welby non è eutanasia.è lui che vuole smettre di soffrire ed ora è in posto migliore. ti invito a vedere il mio blog ciao http://newsfuturama.blogspot.com/


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