>Che cosa fare? (risposta a Piccola Volpe)

>“La NOSTRA Calabria, oggi “patria della ‘ndrangheta”, ieri era la terra natìa del primo legislatore d’Europa… un personaggio che diede la vita per il rispetto delle proprie leggi e che prima ancora, sempre per il rispetto di esse, non esitò a far cavare un occhio al proprio figlio evitandogli soltanto, per amore di padre, di restare acciecato, scontando metà della sua pena.”

by Piccola Volpe, 12/11/2006

Se non ho sbagliato la mia ricerca, ti riferisci a Zaleuco, il legislatore di Locri Epizehiri del VI secolo a.C.
Personaggio notevole, in effetti, anche se poco noto; peraltro, nei secoli VI-IV a.C., nell’impero greco ed in particolare ad Atene e nelle colonie del Sud Italia, i personaggi notevoli sono innumerevoli. E le storie da mettere a paragone con l’oggi, un’infinità!
Forse, in un certo senso il carattere “greco” della Calabria e di praticamente tutte le regioni del Sud Italia è ancora possibile scorgerlo: nella naturale propensione per il dialogo e per la tragedia, soprattutto. Ma è una consolazione malinconica e un po’ beffarda…

Lo sconforto che si legge nel tuo commento, come nelle parole e nei pensieri di migliaia e migliaia di giovani meridionali, certo non merita la falsa ed interessata preoccupazione del notabilato locale o dei “fratelli bravi e fortunati” del Nord.
Ma, ad essere sinceri, questo sconforto ha un limite oggettivo, e se ci pensi bene sei tu stessa ad ammetterlo.

Tu poni tante domande, a ricordarne solo qualcuna:

“Com’è stato possibile scendere così in basso? Dov’è cominciato il nostro declino? Cosa otterremo scandalizzandoci e sguazzando nella nostra indignazione? Chi ci ridarà quello che ci è stato tolto?”

Quanta rabbia sentirsi impotenti e schiavi degli eventi disastrosi, e senza nessuno che muova un dito per aiutarti…

E quanto è lontana oggi la Calabria dal mondo civile: siamo nell’era della tecnologia e della comunicazione, le distanze dovrebbero essersi accorciate, eppure non è mai stata tanto irraggiungibile, isolata e “persa”…

Il paradosso fa ancora parte della nostra eredità culturale ellenica, eccone pronto un altro: l’economia della regione Calabria sta sempre più affossando i calabresi, e contemporaneamente sta diventando basilare per gli italiani e soprattutto per i banchieri internazionali. Ci hai mai pensato, come farebbero ormai a rinunciare ai dividendi del lucroso e tutto sommato facile profitto del traffico di stupefacenti?

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La prima eresia cristiana fu lo Gnosticismo. Si trattava grossomodo di questo: un gruppuscolo di persone aveva intuito da subito l’incredibile potere posseduto da chi entrava a conoscenza della Verità salvatrice. E quindi, furbamente, suddivisero l’umanità in tre categorie: gli “spirituali”, cioè loro stessi, coloro cioè che hanno la possibilità di pervenire alla conoscenza e, una volta arrivati a tale livello, sono al di sopra delle leggi; gli “psichici”, i servi degli spirituali, che hanno bisogno per la loro realizzazione delle leggi (devono obbedire) e delle dottrine di una religione (devono conoscere, ma solo in modo irrazionale e debole); infine gli “ilici”, la grande massa, coloro che sono incapaci di superare i condizionamenti materiali, e quindi la loro vita è sostanzialmente senza valore, e gli spirituali possono disporne come meglio credono.

Perché ti racconto di un pseudo-movimento filosofico dei primissimi secoli dopo Cristo?
Semplicemente perché è in atto proprio oggi, e per di più in forma nichilista.

Sei proprio tu infatti che, da “ilica”, affermi: “Sicuramente ho una visione molto limitata delle cose, sono ignorante e lo ammetto. “

Gli “ilici” possono lamentarsi e affannarsi quanto vogliono, ma debbono restare nell’ignoranza. Non debbono assolutamente possedere le micidiali armi della conoscenza…


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L’Italia politica è suddivisa in regioni. Praticamente ogni regione del Nord ha almeno un Comune importante, una città-Stato medievale e rinascimentale.
Quelle del Sud, tranne la Campania e la Sicilia, sembra che non possano in alcun modo competere. E non può che far sorridere ascoltare un meridionale che, convinto di individuare l’unica autorevole “piattaforma storica” a lui utile a cui appoggiarsi, si rifà alle città-Stato della Magna Grecia: politicamente sono troppo lontane nel tempo, sono cambiate troppe cose…
Ma c’è un errore palese in quest’impostazione, che danneggia evidentemente i meridionali (in termine militare, questa strategia si chiama “divide et impera”): fin dal XII secolo il Sud si è organizzato in Stato unitario (o, se vogliamo, dopo i Vespri siciliani, in due Stati “gemelli”). E dal Trecento in poi, Napoli assume per il Sud italiano l’importanza centrale che ha, ad esempio, Parigi per la Francia. Se, mettiamo il caso, la regina Elisabetta oggi volesse conquistare la Francia e schiavizzare i francesi, senz’altro farebbe smembrare il loro Stato in regioni DIRETTAMENTE affluenti a Londra, lasciando morire Parigi in un costante declino.
Quindi un calabrese o un pugliese o un lucano del Duemila non dovrebbero cercare nella propria regione la “città” da contrapporre (come importanza politica, economica, culturale e storica) a Milano o a Venezia o a Firenze o a Genova o a Bologna. I loro antenati, infatti, per diversi secoli l’hanno trovata nell’attuale “capoluogo campano”, che tra l’altro fino alla fine dell’Ottocento svettava per importanza nello stivale.
Lo so, Napoli oggi non è certo quella che attrasse Boccaccio-Petrarca-Giotto, Moliere, Goethe, Stendhal. Ma se i meridionali si riunissero di nuovo tutti intorno a Napoli (e non intorno a Roma, che per l’Italia del Sud costituisce solo un analgesico politico), già la bilancia tra Nord e Sud comincerebbe ad equilibrarsi un po’…

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Nella capitale del Sud, a cavallo tra Sei e Settecento (quindi non 2500 anni fa, ma in epoca moderna, vicina, tangibile), ha vissuto ed operato un filosofo che si è contrapposto nientemeno che a Cartesio. Un filosofo che ha lasciato un’eredità talmente importante e positiva ai suoi discepoli (nati in ogni parte del Regno, non solo a Napoli e in Campania!!), da garantire al Sud Italia oltre un secolo e mezzo di autentico progresso morale e fisico.

Non posso certo pretendere che tutti i meridionali diventino i massimi esperti delle idee di Giambattista Vico.

Ma uno sforzo hanno il dovere di farlo tutti, nessuno escluso!!

Il premio sarà scoprire, a poco a poco, ma in modo sempre più preciso e trasparente, quella “conoscenza” che gli gnostici di oggi hanno furbamente eclissato: il valore fondamentale della Storia, la “Nova Scienza” come la chiamava il Filosofo napoletano, contrapponendola alla “conoscenza scientifica”, magnificata appunto dal francese Cartesio.

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Non perderti d’animo, Piccola Volpe. Io sono assolutamente convinto che la Calabria ed il Sud Italia troveranno la forza di spezzare le catene e di risollevarsi; e non solo, ma anche di ridare una luce diversa e più “umana” all’Italia e al resto del mondo.
È così che infatti, secondo me, dovremmo interpretare la nostra “missione politica”.

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One Comment su “>Che cosa fare? (risposta a Piccola Volpe)”

  1. Jack_Walsh Says:

    >Articolata risposta di Filangieri, il quale ha il dono di catturare l’ attenzione dei lettori.LA conoscenza e la coscienza personale sono le uniche armi che il popolo ha per decidere consciamente del proprio futuro.Negli ultimi dieci anni ognuno si è rinchiuso nel suo mondo. Ognuno coltiva il suo orticello. Nessuno volge lo sguardo oltre il proprio naso.E allora per i delinquenti e gli imbroglioni tutto è possibile.Poi se tutto questo si innesta in contesti quali quello del Sud, allora tutto si giganteggia nella propria dimensione.


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