>LA volpe e L’uva

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La vita reale regala a certe persone poche soddisfazioni. Specie quando aspirano a delle cariche, fanno dei passaggi elettorali per cercare di giungere alle tante agognate poltrone e non raccolgono nemmeno i voti dei loro parenti.
Costoro, che pensano di essere il centro del mondo, trovano più facile sfogare all’esterno la loro frustrazione, piuttosto che ammettere il falimento delle loro miserevoli vite.
Si creano dei mondi virtuali, con tanti personaggi fantoccio per credere di avere un seguito, poi li vedi nella vita reale soli e poveracci gridare alla luna.
La volpe e l’uva è una delle più celebri favole attribuite a Esopo. I riferimenti alla fiaba nel linguaggio comune assumono quasi le caratteristiche del proverbio. “Fare come la volpe con l’uva” significa, metaforicamente, reagire a una sconfitta sostenendo di non aver mai desiderato la vittoria, o disprezzando il premio che si è mancato di ottenere. Il comportamento della volpe corrisponde a quello che in psicologia viene chiamato razionalizzazione.

Una volpe, dopo aver sognato di raggiungere un grappolo d’uva, si sveglia accorgendosi che quel grappolo esiste davvero. L’animale affamato tenta con grandi balzi di staccare il grappolo ma ogni sforzo è vano. Constatando di non poterla raggiungere, escalama: “non è ancora matura!”. La morale è:
È facile disprezzare quello che non si può ottenere.

Come molte altre fiabe di Esopo, La volpe e l’uva potrebbe essere stata ripresa da fonti precedenti o dalla tradizione orale. Immagini simili si trovano in altre culture; per esempio, un proverbio persiano dice: il gatto che non può raggiungere la carne dice che ha un cattivo odore.
Nella cultura occidentale, la favola è celebre fin dai tempi antichi, ed è stata citata innumerevoli volte. Jean de La Fontaine la ripropose in rima, con lo stesso titolo, aggiungendo che la volpe era “di Guascogna” o “di Normandia“. Fra gli adattamenti moderni si può citare un cartone animato della serie Color Rhapsodies, di Frank Tashlin (1941).
Nel mondo di lingua inglese, la favola è nota soprattutto attraverso traduzioni di epoca vittoriana, in cui (forse per evitare qualsiasi associazione sessuale) l’aggettivo “acerba” (“non matura”), riferito all’uva, è stato sostituito con sour (“amara”). Questa traduzione (da cui deriva anche l’idioma inglese sour grape, “uva amara”, con cui si indica una sconfitta che viene negata) comporta una differenza non irrilevante nella psicologia della storia: la volpe che trova l’uva “acerba” può infatti illudersi di stare solo rimandando il suo pasto, mentre quella che la trova “amara” dichiara una rinuncia definitiva.
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