>Il Bastone Siciliano ( ‘U Vastuni o altrimenti detto ‘A Paranza)

>Chi afferma che le arti marziali provengono esclusivamente dall’Asia o che le vere tecniche di combattimento, dai nomi incomprensibili ed altisonanti, devono per forza essere padroneggiate da uomini con gli occhi a mandorla come spesso si vede in TV, ha torto.

Siamo in Sicilia, intorno all’anno 1200 d.C. e fa le sue “prime mosse” quella che sarà l’unica arte marziale sviluppatasi in Italia e forse anche una delle più antiche d’Europa (anche se la mia scarsa conoscenza del settore non mi suggerisce nessuna arte marziale nata nel Vecchio Continente, escludendo la S’Intrumpa sarda).

Il bastone è lungo circa 1,20 metri, ed è ricavato da legno d’ulivo, arancio amaro, sorbo o dalla rossella, raccolto in precisi periodi dell’anno.
La lavorazione prosegue ed il bastone è trattato e passato al fuoco per essere pulito, raddrizzato e asciugato.
Lo strumento finale è molto leggero ed al contempo resistentissimo ai colpi più duri, anche se sbattuto violentemente sul cemento.
Esso può avere dei noduli molto consistenti che sono utilizzati per fratturare la zona ossea colpita in piccoli punti specifici.
Mi raccontavano da piccolo che il bastone per essere ultimato, era messo a stagionare per un certo periodo sotto il chiaro di luna; una volta completo, un colpo ben assestato era capace di spezzare la lama di una spada.
Un’altra leggenda narra del viaggio di un Re, la cui scorta fu attaccata da un’orda di banditi, mentre si trovava in una zona impervia della Sicilia; proprio quando la guardia reale stava per avere la peggio, ecco che scende dai monti un pastore armato di bastone, che sbaraglia e mette in fuga gli assalitori.

Questa disciplina di combattimento è stata da sempre utilizzata da contadini e da pecorai come strumento di lavoro e come arma di difesa contro occasionali assalitori, o animali selvaggi.
Inizialmente non esisteva una tecnica ben definita, che andò delineandosi nel 1600 e fu da subito utilizzata nei duelli d’onore tra pastori o contadini, ma spesso coinvolgeva anche ricchi proprietari terrieri, affascinati da questa nuova arte sia perché permetteva di difendersi da un coltello, sia per semplici scommesse.
Poi, con l’avvento delle armi da fuoco, la funzione di difesa del bastone venne a mancare, ma restò il suo impiego nei duelli d’onore.
Oggi il bastone è presente soprattutto nella Sicilia orientale, a livello di arte tramandata da padre in figlio, da amico ad amico, sui monti e nei luoghi scarsamente popolati, dove ancora i giovani non sono distratti dai problemi della società industriale.

Il bastone siciliano comprende vari stili denominati “Tirata”.
La tirata ruotata e la fiorata sono tra i più diffusi.
Un’altra scuola collocata geograficamente nell’area di Messina, usa il bastone con una sola mano, come un fioretto, ma non è ritenuta molto efficace perchè nelle parate c’è il rischio che il bastone cada di mano.
Nelle scuole maggiori, invece, il bastone è maneggiato con due mani, con movimenti rotatori continui chiamati mulinè e solo occasionalmente è utilizzata con tecniche offensive di stoccata, con una sola mano.
Il mulinè eseguito a due mani, difende tutta l’area intorno al corpo (un po’ come un’elica), tenendo lontano gli aggressori.
Questa fase difensiva è completata da attacchi alla testa, colpi laterali al viso, puntate allo sterno, alla gola ed al basso ventre, tutti mortali.
La tirata insegna anche un suo particolare modo di spostarsi e camminare, assecondando appieno la tipologia del terreno su cui ci si trova (campagna, pavimento di piastrelle, sabbia, selciato bagnato etc…), spesso richiama la danza e s’ispira ai movimenti dei pupi siciliani.
Tirata vuol dire combattimento.
Un elemento importante di questa scuola è il figurismo.
Il figurismo è una sequenza obbligata di figure (posizioni) che anticipano il combattimento, rendendolo il più difensivo possibile ed al contempo ne caratterizzano lo stile adottato.

Si sa per certo che esiste una versione napoletana del Bastone che differisce dalla versione siciliana per la sua misura ridotta e per la tecnica che privilegia colpi a corto raggio, corpo a corpo e chiusura.
Si utilizza molto per comprimere alcuni punti dolorosi del corpo che paralizzano letteralmente chi li subisce. Nella scuola napoletana non vi sono tecniche spettacolari (vedi i maneggi del bastone siciliano). Utilizzare il bastone napoletano è un po’ come maneggiare un coltello.

Oggi l’arte del bastone è conosciuta con il nome “Liu-Bo”, dal cinese “bastone di Leo”, in onore del maestro Letterio Tomarchio, che è riuscito a farla diventare un’arte marziale famosa e riconosciuta.
Il sig. Tomarchio insegna il Bastone siciliano nella sua palestra di Catania ed ha aperto anche un sito internet: http://www.liu-bo.it/
Racconta dal suo sito: “Un giorno mio padre, mentre eravamo riuniti in famiglia, mi raccontò che da giovane anche lui aveva imparato le tecniche che servivano come arma di difesa e offesa cavalleresca, il “bastone siciliano”. Lo pregai di farmi vedere qualcosa, e m’illustrò alcune tecniche che ricordava. Notai subito, oltre al lato spettacolare, che mio padre, all’età di circa sessanta anni, con un manico di scopa, annullava tutti gli attacchi che io, giovane, insegnante di Judo e conoscitore di Jujitsu, Karate, Aikido, tentavo di portare”.

Mi ricordo, da piccolo, le chiacchierate con i miei amici, seduto sulle panchine dei giardini; si finiva sempre con il parlare ‘do Vastuni.
Qualcuno di noi amava raccontarci di paesani insospettabili, scoperti ad allenarsi di nascosto con il bastone e quando capitava di incontrarne per strada, uno di noi bisbigliava a labbra chiuse: “’U viri chiddu? Sapi u Vastuni!”.
C’era poi chi si vantava di aver assistito ad un vero e proprio combattimento: una persona, armata unicamente di bastone, vinceva contro tre.
La rissa, concludendo, in una manciata di secondi era già finita.
L’arte del bastone si tramanda solo da padre in figlio, o al massimo verso qualche “figlioccio” fortunato che è stato preso a cuore dal maestro.

Dopo questa storia, mi è tornata la voglia di imparare a maneggiare il bastone, ma qui al nord nessuno lo conosce.
Chi vive nella zona nord-orientale della Sicilia, può andare direttamente nella palestra del signor Letterio Tomarchio, mentre chi si trova nel sud continentale, soprattutto nel reggino e nel napoletano, deve informarsi presso vecchi pastori o contadini, chissà che non incontri un maestro di bastone.

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