>Napoletani, ascoltate Amato: abbiate fiducia!……

>Se non ci fosse da piangere e strillare, verrebbe da ridere a crepapelle.

“Riacquistate la vostra storia e il vostro futuro” dice a Napoli il Ministro dell’Interno.

“Che bello sentirvi cantare la canzone melodica LA CITTA’ DI PULCINELLA, la Napoli buona e bella che voi incarnate” dice ai ragazzini delle scuole.

A parte la sensazione di nausea e di abbondante presa per i fondelli, forse il Dottor Sottile non ha nemmeno prestato attenzione al testo di Claudio Mattone.

Allora, casomai qualcuno del Ministero dell’Interno si trovasse a leggere il blogalladeriva, gli facciamo gratis-et-amore-Dei un breve corso di formazione professionale sulla Cultura Napoletana, che sicuramente gli tornerà utile per il futuro.
La melodia accattivante de La città di Pulcinella è letteralmente un retaggio borbonico, nel senso che si riallaccia alla grande (e terminata da un bel pezzo) tradizione musicale che ha reso Napoli famosa ed amata nel mondo. Il testo, invece, è senz’altro del “periodo italiano”: amaro, arrabbiato, deluso, seguendo le orme di Pino Daniele, Edoardo Bennato e gli altri autori pop che, abbandonando un’ormai anacronistica liricità romantica, hanno cominciato ad affrontare il dramma di una città alla deriva.
Musica “borbonica”, testo “italiano”.
Al ministro è piaciuta la musica, e non ha ascoltato il testo. Se l’avesse ascoltato, (forse) si sarebbe sentito ancora più ipocrita ad incoraggiare i ragazzi ad “avere fiducia”.
La fiducia, caro ministro e cari carnefici italiani tutti, si fonda su basi solide, oppure non si fonda.
E in mancanza di fiducia, si può solo vivere alla giornata. E anzi, va già bene così…
Non potrò mai provarlo nei fatti, ma sono convinto che se Milano e il Nord avessero subito la tragedia apocalittica che ha travolto Napoli e il Sud, ovvero l’abbraccio mortale di “fraterni” ed affamati invasori (che dopo aver rubato e distrutto, fisicamente e moralmente, non se ne vogliono neppure andare…) non sarebbero sopravvissuti per un secolo e mezzo: la Pianura Padana si sarebbe spopolata molto prima, tornando ad essere una palude disabitata…
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