>I veri furbi

>Sono stato qualche giorno a Napoli e in giro per la Campania, da Caserta a Salerno, a cavallo di Capodanno.
E mi si sono presentate come al solito le drastiche contraddizioni della mia terra: la particolarissima fecondità della terra e la generale incuria (Goethe invece, alla fine del Settecento, rimaneva stupefatto di fronte alla curatissima coltivazione campana), il ricchissimo patrimonio artistico e lo scempio urbanistico e ambientale del Novecento, la preziosissima eredità culturale che nonostante tutto emerge ancora qua e là in persone nettamente al di sopra della media (non la media “napoletana” ma “italiana” tout court…) e la tracotante balordaggine dei camorristi.

E poi, quella che in tutta Italia è nota come “furbizia napoletana”.
La furbizia di quello che ti vende uno stereo e nel pacco invece ci mette dentro una pietra pesante, la furbizia di quello che “per principio” scavalca le persone in fila allo sportello, la furbizia di quello che preferisce farsi “assumere” da un equivoco “businessman” che promette guadagni facili, e poi guarda con sarcasmo chi invece fa con sacrificio il proprio mestiere, il “fesso” padre di famiglia che nonostante il generale clima di anarchia e di assoluta mancanza di controllo, si fa ancora un vanto di voler rispettare le regole.

Irritante. Questa “furbizia” è davvero molto irritante. E decisamente autolesionistica.

Eppure, niente a che vedere con gli abissi della VERA FURBIZIA, quella che fotte il prossimo ma in modo sapientemente più raffinato e “vincente”, quella figlia delle filosofie utilitaristiche e non fondate, come la NOSTRA, su una pluri-millenaria ricerca del Vero, del Giusto e del Bene Comune.

La furbizia del Museo Getty, giusto per fare un esempio lampante.


(da repubblica.it del 4/1/2007)
Un quotidiano di Los Angeles accusa il museo di Malibù
“Il direttore dell’epoca conosceva la provenienza illecita del reperto”
LA Times: “Il Getty sapeva
che la Venere era stata rubata”
Ma la notizia è stata smentita: “Gli accertamenti sono per noi priorità assoluta”

LOS ANGELES – Il quotidiano Los Angeles Times accusa il Getty Museum di Malibù di aver acquistato la Venere di Morgantina sapendo che la statua era stata rubata e trafugata illegalmente dall’Italia. L’opera venne acquistata nel 1988 per 18 milioni di dollari.

Se la notizia venisse confermata, il museo potrebbe trovarsi nelle condizioni di dover restituire la Venere, proveniente da un sito archeologico siciliano, in provincia di Enna, e infatti la presidente del Consiglio d’amministrazione del Getty Louise Bryson ha dichiarato al giornale: “La nostra idea è di far fronte a tutte le situazioni, anche le più imprevedibili e l’intenzione è quella di restituire il reperto, totalmente e fisicamente”.

Tuttavia al momento il Getty ha smentito il fatto che l’opera sia stata acquistata consapevolmente da canali illeciti, sostenendo invece di aver acquistato l’Afrodite sulla base di “informazioni e studi” disponibili all’epoca e di aver fatto degli accertamenti sulla provenienza del prestigioso pezzo di 24 secoli fa una priorità assoluta.

Secondo il quotidiano californiano, l’ex direttore dei laboratori di restauro del Getty, Luis Monreal, aveva sconsigliato l’acquisto della Venere al direttore dell’epoca, John Walsh. La statua presentava fratture e macchie di sporco che non coincidevano con quanto dichiarato dal venditore. “Qualsiasi professionista guardando a quel reperto in quelle condizioni avrebbe dovuto sospettare che avesse un origine illecita”, ha spiegato Monreal.

L’attuale direttore del Getty, Michael Brand, è da mesi impegnato in un duro braccio di ferro con il ministero dei Beni Culturali Francesco Rutelli, che chiede la restituzione di 46 reperti archeologici, acquistati, secondo Roma, attraverso canali illeciti.

Il museo dopo lunghe trattative ha acconsentito a restituirne 26, ma il confronto resta aperto per alcuni tra i pezzi più pregiati, tra cui la Venere di Morgantina.

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