>Prima del Risorgimento, Bologna assomigliava alla Napoli odierna

>Intendiamoci: non è che provi un piacere sadico a parlare male di Milano, Torino o Bologna.
Ma davvero Bologna, la dotta città delle torri, all’inizio dell’Ottocento assomigliava moltissimo alla Napoli di oggi, una città con un passato importantissimo ma completamente allo sbando, assediata da povertà e criminalità, dove la gente era rassegnata. (Le stesse annotazioni, oltre al marchese De’ Buoi qui sotto, le fece anche Giacomo Leopardi nel suo breve soggiorno bolognese).
Oppure Torino era una minuscola capitale alpina, da poco abbellita dall’architetto siciliano Juvarra, ma assediata anch’essa dalla miseria (e su questo è istruttivo leggere ad esempio i diari di don Bosco).
Ecc. ecc.
Ma dal momento che i libri di storia sul patrio Risorgimento ci insegnano leggende senza fondamento, è bene risvegliarsi dal torpore: era il Nord (in realtà una elite) a desiderare di “risorgere”, mentre il Sud ERA GIÀ uno Stato unitario ed indipendente e per lo più orgogliosamente soddisfatto della sua condizione ed avviato sulla strada del progresso tecnologico, pur senza abbracciare moderne (e disumane) ideologie d’Oltralpe.

(da www.modena2000.com del 5/1/2007)
Giovedì 11 gennaio, alle 17, al Museo Civico del Risorgimento, piazza Carducci 5, Angelo Varni presenta l’opera “Tommaso de’ Buoi, Diario delle cose principali accadute nella Città di Bologna dall’anno 1796 fino all’anno 1821“, a cura di Silvia Benati, Mirtide Gavelli, Fiorenza Tarozzi.

Il Museo del Risorgimento, all’interno del ciclo di incontri culturali organizzati in collaborazione con la Commissione cultura del Quartiere Santo Stefano, presenta la cronaca redatta da Tommaso de’ Buoi tra gli anni della Rivoluzione Francese e la Restaurazione.

Quella tratteggiata dalla cronaca del marchese De’ Buoi è una Bologna brulicante di miseria e delinquenza, percossa da eventi nefasti, incapace di disegnare il proprio futuro se non in termini di cupa rassegnazione. Raramente lo sguardo del marchese si solleva da quella realtà che lui, uomo del ’700, conservatore, amante della tradizione, non può che giudicare in modo negativo. E così tutto si ammanta di “nero”, e la scrittura lascia sempre maggiore spazio alla vena pettegola del marchese, che non manca mai di annotare le piccole vicende quotidiane della sua classe sociale (nascite, matrimoni e morti in particolare), condite da considerazioni politiche e da condanne senza appello del nuovo corso, prima rivoluzionario e poi imperiale. E neppure la Restaurazione può consolarlo: la povertà diffusa, la pesantezza delle tasse, le malattie dilaganti, tutto contribuisce a rendere cupa e triste la sua narrazione che, spezzettata e telegrafica, raramente indulge a descrizioni poetiche o divertite annotazioni.

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2 commenti su “>Prima del Risorgimento, Bologna assomigliava alla Napoli odierna”

  1. m@il_of_d@y Says:

    >Hai visto la data del post sul quale hai lasciato il commento prima di scrivere quello che hai scritto?


  2. >Ho corretto da 2006 a 2007, grazie…


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