>I Meuricroffe a Napoli: un esempio di quanto il Regno nel ‘700/’800 stesse velocemente prosperando

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Una piccola postilla a questa notizia di swissinfo.org, vecchia ormai di quasi due anni: spesso si accusano i “tiranni Borboni” di essere stati dei rancorosi reazionari cattolici.

Ecco un esempio (ma altri mille se ne potrebbero fare) di quanto ingiurioso ed infondato sia questo giudizio. Sicuramente nessun Borbone ha ma dubitato di essere monarca “per diritto divino”, e di essere custode dei principi cristiani suggeriti dalla Chiesa cattolica.

Ma… la lettura di questo articolo, a proposito di una famiglia di imprenditori e diplomatici svizzeri di confessione calvinista attiva nel Regno, credo che sia molto più esplicita di qualsiasi romanticismo o fiction risorgimentalista.

(da swissinfo.org del 12 aprile 2004)

Ritratto di famiglia: i Meuricoffre di Napoli

(La foto tratta dal libro: Villa Fiorita, sulle alture di Napoli)

Solo due busti marmorei nascosti dalla vegetazione della splendida Villa Fiorita (oggi Villa Domi) allo Scudillo di Capodimonte, a Napoli, rivelano che quella magnifica residenza napoletana appartenne alla famiglia svizzera dei Meuricoffre, cognome mutato dal tedesco Moerikhofer.
Un libro ripercorre la storia di questa famiglia originaria di Frauenfeld, nel Canton Turgovia.

Il libro di Elio Capriati, “Ritratto di famiglia. I Meuricoffre”, appena pubblicato, ritraccia la storia di questa famiglia, dapprima emigrata a Lione per poi approdare a Napoli.

Imprenditori nel Regno delle due Sicilie

Il capostipite, Frederic-Robert si trasferì, nel 1760, nella città partenopea. Dinastia di imprenditori, i Meuricoffre andarono a ingrossare quella folta schiera di industriali, ingegneri, commercianti, militari e banchieri svizzeri che fra ‘700 e ‘800, scesero nel Regno delle due Sicilie per cercare fortuna o semplicemente per ampliare le loro attività commerciali.
L’autore del libro, Elio Capriati, dirigente per 30 anni al Banco di Napoli, arriva per caso alla famiglia Meuricoffre. Appassionato di storia, 5 anni fa, durante le sue ricerche nell’archivio dell’ antico istituto bancario, si imbatte nel nome di Tell Meuricoffre, nipote di Friedrich-Robert.
Tell sedette per diversi anni nel consiglio di amministrazione dell’antica banca partenopea, ma di lui e di tutta la famiglia -ormai estinta- non c’era quasi più memoria a Napoli.

Frauenfeld-Lione-Napoli

Capriati comincia così a scavare nella storia di questa dinastia. Una vera saga che parte da Frauenfeld, dove Capriati comincia a svolgere minuziose ricerche negli arichivi cittadini, passando per Lione, per concludersi nelle biblioteche e negli archivi napoletani.
“Frederic-Robert Meuricoffre, il capostipite” -dice a swissinfo Elio Capriati- “fu inviato dalla famiglia, residente a Lione (da qui la francesizzazione del nome) a Napoli, per procurarsi la seta grezza da inviare in Francia alla casa madre, dove veniva lavorata e commercializzata”.
La carriera del giovane Frederic-Robert, è rapidissima. In pochi anni si inserisce nel contesto economico ma anche politico e culturale della capitale del regno. Fonda addirittura una banca che diventerà uno degli snodi fondamentali per economia del regno.

Stranieri e calvinisti

“I Meuricoffre, segnarono profondamente la vita di Napoli fra ‘700 e ‘800” ci dice ancora l’autore del libro. “Pur essendo una famiglia straniera e oltretutto calvinista, i cattolicissimi Borbone, si appoggiarono spesso e volentieri alla loro competenza e soprattutto al loro cosmopolitismo, nel tentativo di modernizzare il regno.
I Meuricoffre, avevano contatti in tutta Europa, Frederic-Robert sposò Henriette, figlia del medico di Federico di Prussia. Durante il suo soggiorno in Italia la Banca Meuricoffre curò addirittura gli interessi finanziari del poeta tedesco Goethe.
Con Frederic-Robert e il nipote Jean-George che lo seguì qualche anno dopo a Napoli, la famiglia allargò via via le sue attività, dalla seta al settore finanziario ma poi anche a quello industriale-siderurgico, alla costruzione delle ferrovie, alla modernizzazione dell’agricoltura.
I Meuricoffre si inserirono al pari e forse meglio di molte altre famiglie straniere (parecchie svizzere) come i Willer, i Wenner, gli Schoepfer, i ticinesi Corradini. Per loro Napoli divenne veramente una seconda patria.
“Furono anche filantropi, costruirono l’ospedale internazionale molto apprezzato ancora oggi” ci dice Capriati. “La loro attività si sviluppò anche in campo artistico. Furono grandi mecenati, fecero costruire ville stupende, accolsero nei loro salotti anche personaggi che hanno fatto la storia”.
Leggendaria, nel 1770, l’ esibizione del giovane W.A. Mozart.

Consoli svizzeri

I Meuricoffre, ricoprirono per 150 anni, anche il ruolo di Consoli svizzeri presso il regno di Napoli. Un compito tutt’altro che simbolico. Tutto l’800 fu segnato da grandi crisi politiche e economiche.
Presso l’esercito reale erano impiegati cira 8.000 mercenari svizzeri. Furono proprio loro che durante i moti liberali del 1848 colpirono duramente i manifestanti in piazza tanto da costringere Berna a intervenire per far richiamare in patria i 4 reggimenti contro la volontà dei Borbone. Solo l’intervento diplomatico dei Meuricoffre, riuscì a salvare una situazione che si stava deteriorando fra il Regno e la capitale federale.

Il declino

La saga dei Meuricoffre comincia a scricchiolare agli inizi del 1900. La crisi economica mondiale, alcune malversazioni che costringono la famiglia a cedere la banca al Credito Italiano, un clima sempre più ostile verso gli stranieri conseguente probabilmente alla fine della monarchia e all’avvento dello stato unitario, segnano il declino di questa grande famiglia.
La dinastia dei Meuricoffre si chiude con la morte di Jhon, nel 1931, senza eredi maschi. L’ultimo discendente, Piero Gruber, si spegne a Ponte Capriasca (TI) nel 1998.

swissinfo, Paolo Bertossa, Roma

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