>Medioriente senza tabù – Interessante Master in Abruzzo

>Dal 29 gennaio al 2 febbraio, nell’ambito del Master “Enrico Mattei” in Medioriente organizzato dalla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Teramo, si terrà il modulo di apertura dal titolo “Il Medio Oriente e i mass media”, di cui riportiamo di seguito l’interessantissimo programma, ricco di spunti che (purtroppo) assai difficilmente arrivano all’attenzione del grande pubblico.

Non nascondo un certo orgoglio nel notare che tali convegni o congressi o iniziative, finalmente liberi di ricercare la verità degli eventi e scevri da censure e condizionamenti in difesa dei grandi interessi del potere internazionale, spesso e volentieri vengono organizzati nelle regioni del Sud Italia, dall’Abruzzo alla Calabria alla Sicilia.

In questi giorni si celebra la Memoria degli stermini nei campi di concentramento nazisti, alla quale ognuno è chiamato a partecipare convinto, con l’obiettivo di impegnarsi concretamente affinché non si ripetano mai più tali immani tragedie, riconoscendole in tempo ed opponendovisi fermamente, così come purtroppo non fecero a suo tempo quei cittadini tedeschi ed europei che si disinteressarono di quanto stava accadendo a due passi da casa propria.

Il mio personale contributo a queste giornate della Memoria consiste nel suggerimento del libro “Prima dell’alba. Autobiografia autorizzata di Eugenio Zolli”.
Esso condensa, secondo me, la speranza più bella che nasce immediatamente dopo che si è consumata la disumana tragedia: il rabbino capo di Roma Israel Zolli viene battezzato con rito cattolico il 13 febbraio 1945 col nome del papa allora regnante Pio XII, Eugenio Pacelli.
Senza mai rinnegare di essere ebreo (ovviamente. E anzi: guai a chiunque desideri una cosa del genere!), egli stesso scrive: «La conversione è un atto di Grazia di Dio e allo spirare dello Spirito Santo e della Grazia, si compie ogni conversione onesta. Non posso gloriarmi di nulla, proprio di nulla, e il dire che la mia conversione fu onesta equivale a: non fu disonesta, quindi alcun vanto. Giunta l’ora della Grazia, mi sono convertito».
Tale decisione gli procurò diversi attacchi e tentativi di “riconversione” (anche con laute offerte economiche) da parte della comunità ebraica internazionale, e all’atto pratico non gli fruttò alcun particolare beneficio.



da http://www.mastermatteimedioriente.it/

Eccoci al modulo di apertura del master, dedicato a “Il Medio Oriente e i mass media”, e che vede la partecipazione dal 29 gennaio al 2 febbraio non solo di giornalisti di chiara fama, ma anche di storici e giuristi altrettanto illustri. Uno di questi in particolare, l’insigne giurista internazionalista prof. Augusto Sinagra, svolgerà la prolusione al seminario e al corso di studi, con una relazione dal titolo “il grande assente: il diritto internazionale”. Perché? Perché in un modulo sui mass media l’apertura dei lavori è affidata a un esperto che per professione non ha dimestichezza con i mezzi di comunicazione?

La risposta è semplice: guardate come i mass media hanno sin qui “coperto” il contenzioso con l’Iran, per non parlare del più antico conflitto israelo-palestinese. Troverete schede e informazioni su tutto – compresi i menù culinari, i maglioncini, e le battute “segrete” dei potenti del mondo nei vertici “per la pace in Medio Oriente” – ma non troverete mai, o quasi mai, una scheda o un commento sulla posizione dell’Iran dal punto di vista del diritto internazionale. Il diritto internazionale è appunto il grande assente non solo nelle relazioni postbipolari – da cui la sistematica politica del fatto compiuto, una volta appannaggio esclusivo di Israele, e ormai anche di Stati Uniti e Inghilterra – ma anche nei mass media. Per responsabilità certo anche dei giuristi internazionali, che hanno in genere avallato lo stravolgimento dei diritto internazionale successivo alla fine del bipolarismo, ma anche dei grandi mezzi di informazione, generalmente disattenti su questo terreno. Dunque, ecco una proposta di riflessione su questa carenza, del resto interna alla più generale dis-informazione sui fatti e la storia del Medio Oriente da parte del grandi mezzi di comunicazione.

Altri temi del modulo: Clara Gallini professore emerito de La Sapienza di Roma, affronterà la questione dell’immagine dell’Islam in Occidente, argomento importantissimo (basti pensare, come ricordava lo scorso anno Andreotti, che il libercolo della Fallaci ha venduto in un anno più copie della Divina Commedia di Dante Alighieri) sul quale relazionerà con una conferenza sugli “stereotipi” della religione musulmana anche Alessandro Aruffo, saggista e autore di diversi libri sull’Islam. Dan Vittorio Segre offrirà dall’alto della sua competenza – è presidente dell’Istituto di studi mediterranei e docente all’Università di Lugano – una visione attenta al campo opposto, Israele.

Due lezioni riguarderanno poi quel campo di indagine del master che abbiamo titolato “Il Medio Oriente in Africa”, perché relativo a regioni del continente geopoliticamente connesse con il Medio Oriente. Di questo scenario fanno parte non solo la Somalia e il Sudan (Claudio Moffa), ma anche il più lontano Ruanda: basti pensare alla visita del tutsi Kagame in Israele nel 1997, alle accuse all’hutu Habyarimana di aver permesso il transito di armi destinate all’Iraq di Saddam Hussein fra il 1991 e il 1994, al traffico di diamanti che ha legato e lega la piazza di transito di Kigali al terminale di Anversa, o anche alla recente, curiosa presa di posizione a favore dell’invasione etiopica della Somalia da parte del vicepresidente dell’Unione Africana – un ruandese tutsi – presa di posizione in contrasto evidente con i principi della UA (non a caso smentita poco dopo dai vertici dell’organizzazione) ma coerente invece con gli interessi strategici del blocco filoisraeliano e antiislamico africano di cui il regime tutsi di Kigali è parte fondamentale.

Come affrontare il Ruanda in un master dedicato ai mass media? Il modo che proponiamo è di nuovo, quello di far parlare un giurista, l’avvocato Giacomo Barletta Caldarera, l’unico legale italiano a operare nel Tribunale penale internazionale di Arusha in qualità di difensore di un ex dirigente del regime hutu di Kigali: la sua lezione sarà sicuramente, con toni forse meno critici dei nostri ma comunque di eccezionale valore didattico, una smentita dell’immagine superficiale, edulcorata di questa Corte dei vincitori, veicolata in Occidente da una stampa e una editoria disattenta se non apertamente faziosa.

Nella settimana dedicata all’informazione parleranno d’altro canto molti giornalisti esperti e di fama: Ugo Tramballi inviato de Il Sole 24 ore terrà una lezione sulla stampa israeliana, Samir Al Qaryouti parlerà della stampa araba e del “caso” Al Jazira, tv di cui è opinionista; Corradino Mineo, relazionerà sul Medio Oriente visto dal fondamentale osservatorio degli Stati Uniti, paese dal quale è stato per lungo tempo corrispondente RAI; Roberto Morrione spiegherà il ruolo strategico delle news nella preparazione e “conduzione” dei conflitti del Medio Oriente, meccanismi di cui è grande esperto in quanto ideatore e primo direttore di RAI news 24. E poi ancora Sigfrido Ranucci, con una conferenza sul giornalismo di inchiesta, strumento fondamentale nella ricerca della “verità vera” delle guerre postbipolari, come ha dimostrato il suo servizio su “La strage di Falluja”; Massimo Fini e Maurizio Blondet, due voci anch’esse fuori dal coro anche se di tendenza opposta, proporrano d’altro canto le loro utili e intelligenti “provocazioni” (tali solo in relazione alla diffusa mediocrità dell’informazione sul Medio Oriente) sull’11 settembre e sull’Iran di Ahmedinejad; Stefano Chiarini, inviato “storico” de il manifesto, parlerà delle strategie della disinformazione in Medio Oriente, mentre Sergio Cararo, un altro esempio di giornalismo militante, ripercorrerà l’intreccio perverso fra il conflitto israelo-palestinese e le polemiche quasi sempre strumentali sull’antisemitismo.

L’informazione giornalistica, ovviamente, non è la sola a occuparsi e a interferire nell’universo complesso che va sotto il nome di “Medio Oriente”, con la sua storia antica, i suoi conflitti e i suoi incontri e meticciamenti culturali di lunga durata: ecco dunque che abbiamo lasciato aperta, in questa prima settimana del master, una finestra di riflessione sulla grande editoria e sull’industria cinenatografica come vettori di formazione delle coscienze, nella convinzione che un “buon” film (dove per buono si intende un prodotto ben confezionato e carico di suggestioni) può valere più di cento editoriali. Il Codice Da Vinci è da questo punto di vista, l’ultima grande impresa mediatica tesa con ogni evidenza a colpire la tradizione religiosa cristiana (da quale versante? Si possono trarre conclusioni sicure, dal fatto che sia il volume che il film fanno riferimento a un mitico “Priorato di Sion”, e a una simbologia comprensiva fra l’altro dello scudo di Salomone-stella di Davide?), e dunque, per questo, perfettamente inerente al tema del master. Del bestseller editoriale-cinematografico parlerà Andrea Tornielli, inviato speciale de Il Giornale e autore di un libro dal titolo – appunto – “Processo al Codice da Vinci”.

La conferenza verrà preceduta dal film di Ron Howard, ultimo dei tre video proiettati durante il seminario, dopo “L’inganno globale” di Massimo Mazzucco, e “La strage di Falluja” di Sigfrido Ranucci.

MASTER “ENRICO MATTEI” IN MEDIO ORIENTE
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