>Festa di S. Agata in tono strettamente religioso

> La vedova del poliziotto Raciti, rimasto ucciso ieri per le intemperanze degli ultras, ha chiesto e immediatamente ottenuto che la grande festa per Sant’Agata patrona di Catania, che si tiene proprio in questi giorni, venga depurata di ogni aspetto folcloristico (tra l’altro con intuibili grosse perdite economiche) e si limiti alle celebrazioni religiose, come le processioni dei giorni 4 e 5 febbraio per le vie della città recitando il rosario.

Catania fà subito un bagno di umiliazione dopo gli assurdi eventi di ieri sera.

In che modo si umilieranno tutte le altre città d’Italia, da Torino a Milano a Bergamo a Verona a Firenze a Roma a Napoli a Reggio Calabria a Palermo, sedi di squadre-aziende calcistiche con immancabili branchi di ultras al seguito, più o meno tollerati e/o addirittura finanziati, che nel corso degli anni hanno ognuna contribuito a corrompere il concetto di sport come strumento per costruire una MENS SANA IN CORPORE SANO?

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3 commenti su “>Festa di S. Agata in tono strettamente religioso”

  1. Jack_Walsh Says:

    >Non capisco con quale animo questa comunità possa andare al seguito della sua patrona dopo quello che è successo ieri e oggi!Nel luogo dove ci sono stati gli scontri, oggi c’era regolarmente un mercatino rionale, il quale non ha consentito di fare i rilievi per le indagini. E poi nel luogo della morte solo qualche cittadino ha reso omaggio alla memoria del povero poliziotto ucciso.Fossi di questa città io non sarei in grado di stare a contatto con un qualunque essere umano senza provare vergogna.Come anche se fossi Livornese dove sono comparse scritte vergognose.E’ una guerra! Tra NOI e loro. Per una volta mettiamo da parte la nostra pancia piena e facciamo sentire la nostra voce.


  2. >Sì Nato, però il mercatino rionale sul luogo del delitto è un discorso, mentre i festeggiamenti annullati un altro e ben diverso. Ripeto: la decisione repentina e drastica degli amministratori catanesi mi ha positivamente stupito (per una volta…).E se i media oggi abbiano infierito sulla comunità catanese facendola apparire meritevole di ogni biasimo, bisogna come sempre “fare filtro”. (Il mio però non è un giudizio a ragion veduta: onestamente mi sono perso tutti i servizi di tutti i telegiornali di oggi, e senza rimpianti…)Decisioni drastiche come quella di Scapagnini, invece, temo seriamente che non verranno portate fino in fondo a livello nazionale. Perché già le prime voci contrarie ad una sacrosanta sospensione di qualsiasi attività che graviti intorno al business del calcio per un lungo periodo di tempo, fanno presagire che la consueta ipocrisia e cialtroneria italiota si affermerà per l’ennesima volta.La violenza è senza dubbio barbarie, soprattutto quando è scatenata da futili motivi. Ma il concetto di guerra tra noi e loro, forse eco di concetti della ultima Fallaci da te amata, mi ricorda molto il giacobinismo napoletano, che da oltre due secoli appesta la vita della mia adorata città. Dottrina secondo cui la “società civile” non deve confondersi con la “plebe”, ma piuttosto allontanarsene con sprezzo e combatterla. O anche ignorarla, poiché alla fine può farne tranquillamente a meno.Io invece sono convinto che la “battaglia contro la barbarie” vada sempre combattuta dall’interno, e mai dall’esterno, pena il ribaltamento della colpa sociale. Ristabilendo quel naturale ordine che fà sì che i più nobili, i più bravi, i più retti, i più produttivi emergano spontaneamente nella loro comunità, e creando le condizioni per cui non siano portati ad allontanarsene in fretta ma piuttosto operino tranquillamente ed esprimano il meglio di cui sono capaci. E così esprimerà il proprio meglio, diciamo banalmente “per imitazione”, ogni singolo membro della comunità; persino quelli che in partenza sono elementi critici o meno dotati o più deboli potranno condurre una vita dignitosa e ben integrata nella società (certo, sempre che lo vogliano).Creare le condizioni per un’armonia, senza utopismi ma anche senza flessioni verso la giusta applicazione delle leggi.Spesso cito il Regno delle Due Sicilie come modello positivo a cui ispirarsi, ma questa volta il mio riferimento preunitario è la Serenissima Repubblica di Venezia, le cui sanzioni penali erano irrigidite (irrigidite, non attenuate o annullate come nell’Italia di oggi!) in proporzione al grado sociale del condannato. Sei un deliquente? Bene: più ricco e potente sei, più tempo ti serve per startene chiuso in carcere a riflettere e meditare sulla tua vita miserabile!

  3. Jack_Walsh Says:

    >Sottoscrivo appieno il tuo ultimo commento.Spero solo che questa volta si faccia pulizia sul serio.


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