>Torino teme di non essere più "capitale" (e di non godere più della sua posizione parassitaria)

>Nel 2011 si celebrerà il 150esimo anniversario della fondazione del nostro entusiasmante Paese. E Torino non aspetta altro, a quanto pare… Chissà come mai? Forse per incrollabile spirito patriottico?

Torino ha senz’altro guadagnato molto dall’unificazione dell’Italia, questi ultimi 150 anni le hanno fatto proprio comodo: da piccolo capoluogo di una regione di montagna, d’influenza culturale francese e storicamente di secondo o terzo rilievo rispetto ad altre regioni italiane, a vera CAPITALE. Con tutte le piacevoli e lucrose conseguenze che questa posizione comporta.

Dunque Torino ci ha guadagnato, e con Torino anche qualche altra città “risorgimentale”, vincitrice della guerra di annessione, che si è ridata nuovo smalto e si è ripresa dal declino e/o è uscita dalla marginalità.
E il resto d’Italia? E i “vinti” del Sud, che da grande, antica e rispettata Nazione europea, ben avviata sulla strada del progresso economico, che si sono ritrovati d’un colpo ad essere una colonia, per di più fetente, e che d’allora non si sono più ripresi?

“Che irriconoscenti sti terun: con tutto l’affetto che hanno ricevuto dai fratelli d’Italia, ancora si lamentano… El g’ha proprio ragione el Bossi!” (Perdonatemi: l’imitazione mi è venuta in dialetto lombardo invece che piemontese)

Cari torinesi, abbiate pazienza e fingete d’essere magnanimi per questa volta: se i nostri scaltri politici romani distribuiranno a pioggia i finanziamenti che giustamente spetterebbero solo alla vostra bella città, lo fanno anche per il vostro bene, perché senza periodiche ed abbondanti dosi di squallida retorica risorgimentale spruzzate su tutto lo stivale, lo Stato italiano (fondato su quella retorica, è convinto che) rimarrebbero solo il calcio, Mike Bongiorno e poco altro per difendere la propria “unità”.
E senza unità filo-risorgimentale, si esauriscono le rendite parassitarie, e Torino rischierebbe di tornare ad essere quella che era prima del 1860, se non comincia a fare davvero qualcosa di utile per la Nazione italiana prima che per se stessa…

(da www.lastampa.it del 13.2.2007)
Tante “capitali” per le celebrazioni (e i finanziamenti)

2011: Torino, ma non solo. Le celebrazioni per il centocinquantenario dell’Unità d’Italia, si sa, riguarderanno anche Roma e Firenze. Quel che non si sapeva è che il Governo vuole coinvolgere almeno altre dieci città. Il nuovo orizzonte è stato prefigurato ieri da Andrea Marcucci, sottosegretario per i Beni e le Attività culturali, a Torino per presentare con Giuliano Soria la sede romana dell’Antenna Culturale Europea: «Mi piacerebbe coinvolgere le capitali pre-unitarie, anche se minori. Comprese quelle della Padania». Musica per le orecchie dell’eurodeputato leghista Mario Borghezio che però, essendo seduto qualche fila più in là, non ha potuto applaudire il proposito.

«Parliamo di un altro livello di iniziative rispetto a quelle organizzate a Torino – s’è affrettato a precisare Marcucci, ribadendo la centralità della città anche sotto il profilo economico -. Ma in quell’occasione servirà un network per promuovere la cultura sul territorio nazionale. Penso a un sistema integrato di poli culturali che rispondano alla stessa logica».

Restano i complimenti a Torino. Non solo la città sta rispettando i tempi, ha commentato il sottosegretario dopo aver ricevuto dal vicesindaco Tom Dealessandri il pre-elenco delle zone candidate ad ospitare le manifestazioni, ma «lavora bene»: «Il Governo apprezza come si muove. La falsariga delle celebrazioni deve essere la creazione di infrastrutture culturali che rimarranno in dote al territorio».

Il dossier di Torino è atteso a Roma per la fine del mese. La legge per le celebrazioni è data per certa entro fine anno. Allora ne sapremo di più. Certo è che allargare il tiro alle capitali pre-unitarie significa riesumare dagli archivi la carta geopolitica dell’Italia dopo il Congresso di Vienna ripercorrendo un viaggio impegnativo. Fatte salve Torino, Firenze e Roma, partendo da Nord si incontra il Regno del Lombardo-Veneto con Milano, e magari pure Venezia. Seguono il Ducato di Parma e Piacenza e quello di Modena e Reggio. Per tacere di Lucca. A sud il Regno delle Due Sicilie con Napoli (e Palermo, per carità!). Cagliari, dove è già sorto un comitato per il 2011, rivendica già la sua parte non foss’altro che per aver ospitato Carlo Emanuele IV dopo l’abdicazione imposta dai francesi. E come disconoscere un ruolo a Genova, patria di Mazzini, o a Brescia «Leonessa d’Italia» per il coraggio mostrato durante l’insurrezione del 1849?

Insomma: c’è gloria per tutti. Il rischio è che dalla gloria si passi ai finanziamenti a pioggia: che in ultima analisi si risolverebbero, c’è da scommetterci, in un impoverimento del progetto torinese.

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