>Plataci

> L’ emigrazione albanese in Italia è avvenuta in un arco di tempo che abbraccia circa tre secoli, dalla metà del XV secolo alla metà del secolo XVIII. Come osserva il Çabej, “ insieme ad altre cause di natura economica e sociale, lo spirito di libertà e di indipendenza che ha animato il popolo albanese nel corso della sua storia, è stato uno dei moventi che lo hanno spinto all’abbandono dei luoghi aviti e alla ricerca di una nuova patria nei paesi d’oltremare, quando l’Albania cadde sotto la dominazione turca”. Questa emigrazione non si compì ad un tratto, ma a varie ondate, anche se la maggior parte delle colonie albanesi furono fondate dopo il 1468, anno della morte dell’eroe nazionale, Giorgio Castriota Scanderbeg

Anticamente era un villaggio di Cerchiara denominato Plattici o Platici. Alcune fonti attribbuirebbero il suo nome originario a “platania” ovvero “bosco di platani”. Altre al significato e alla traduzione del nome Platakos che in Greco significa “sito in pianura”. Altri ancora, alla traduzione albanese del nome Plataci che invece significa: “nostro”. Paese di origini chiaramente albanesi, conserva ancora gli usi e i costumi tradizionali. Le case sono sovrastate da un bosco di querce e farnie detto “La Montagnola”. Numerose sono le sorgenti di acqua purissima, tanto che alcuni lo indicano come il “paese delle fontane”. La sua fondazione risale al 1476 circa, quando appunto, alcuni profughi albanesi ripopolarono il vecchio casale del marchesato di Cerchiara. Ma il terremoto spinse la popolazione ad abbandonare il luogo per un certo periodo. Dopo i Marchesi di Cerchiara passò ai Pignatelli che lo tennero fino al 1806.
A Plataci sono nati: Angelo Basile, poeta e patriota; Carlo Brunetti, poeta; l’arciprete Demetrio Chidichimo, poeta e patriota che ebbe un ruolo importante nella lotta per l’indipendenza dell’Albania. Gli abitanti si chiamano Platacési.

Plataci è uno dei paesi più pittoreschi dell’Arbëria, perché è immerso nel verde di una ferace natura dell’Alto Cosentino, ai piedi di un contrafforte della catena est del Pollino, dove… “Vasto da l’alta vetta l’orizzonte / Si stende sopra e l’Ionio mare, / E Taranto lontan sfumano e Sila! / Ride il bianco Pollino dietro il monte; / Ride l’umano core, ed a sognare / Invitano gli olivi e i pioppi in fila! (C. Brunetti). La sua meravigliosa posizione che permette di spaziare lo sguardo fino all’orizzonte, dove le acque marine e la volta celeste sembrano incontrarsi in un idilliaco abbraccio e dove si contemplano albe rosate e tramonti d’oro, gli consente di beneficiare di mare e monti. L’impianto urbanistico somiglia ad un anfiteatro che si affaccia al litorale ed è coronato da una folta e stupenda boscaglia di farnie, cerri, aceri e sempreverdi, ed è costeggiato da limpidi ruscelli “… che scendono mormorando al verde prato”. Plataci dista dallo Jonio appena 15 km, pur avendo un’altitudine minima, dal centro abitato, di 950 metri s.l.m., che giunge fino a quota 1717 m (monte Sparviero). Il territorio di Plataci ha un’estensione di 50,38 kmq e si divide in collina, montagna e alta montagna. Esso è attorniato da paesi latini, con i quali ha molti legami e scambi, e confina a nord con Alessandria del Carretto e Terranova del Pollino; a ovest con Cerchiara di Calabria; a est con Albidona; a sud con Villapiana; a sud-est con Trebisacce; a nord-ovest con San Lorenzo Bellizzi. Nonostante l’influenza con il mondo e la cultura latina, il paese mantiene con orgoglio, integre e vivide, più di altri centri albanofoni, la lingua madre e le tradizioni avite. Professa la religione cattolica, di rito greco-bizantino, e la Parrocchia di San Giovanni Battista appartiene alla Diocesi di Lungro, istituita il 13 febbraio 1919 dal Papa Benedetto XV Catholici fideles ritus graeci.

Costume tradizionale

Il costume di gala di Plataci è cucito in strisce di raso ricamato. Gli accessori, le rifiniture, i ricami ed i merletti ne evidenziano la sobrietà. Il corpetto è blu e la gonna rossa bordata in ricami verdi.
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