>Storie di ordinaria Calabria

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La Calabria non è una terra normale. Non è da annoverare tra le terre capitaliste in cui vigono le normali leggi dell’ economia. Esiste un sistema degenere che traccia un solco netto tra cittadini di serie A e quelli di serie B. Esiste una “elite” nella quale per accedervi devi avere i peggiori requisiti in termini di capacità di delinquere, truffare, rubare.

Chi doveva controllare è struttura portante del sistema marcio e puzzolente che ogni tanto emerge. C’è scappato il morto e , finalmente, qualcuno ha deciso di occuparsene, ma sono cosi tante le degenerazioni che, secondo me, occorre sciogliere tutto ciò che è eletttivo in Calabria, azzerare tutte le strutture, commissariare a tempo indeterminato per qualche decennio.

Non esiste una cittadinanza attiva poichè la massima aspirazione per uno che vive in Calabria è entrare in quella “elite” al contrario per poter avere la propria fetta di torta.

LA STAMPA 8/3/2007 (8:26)

– INCHIESTA Calabria, la cupola delle raccomandazioni Politici, carabinieri e finanzieri nell’agenda di un faccendiere accusato di truffa allo Stato, alla Regione e all’Unione Europea ANTONIO MASSARI Un giorno inviò una mail al ministero degli Interni. Scrisse al capo di gabinetto dell’ex ministro Giuseppe Pisanu: chiese un occhio di riguardo per un funzionario di polizia. Una faccenda di promozioni – secondo gli investigatori – liquidata in poche ma chiarissime righe. Il ministero, la Polizia, la richiesta di un favore. Strano? Il punto è che Antonio Saladino – il mittente della mail – non è un cittadino qualunque. In tanti lo chiamano, lo cercano, lo vogliono. E lui annota. Scrupolosamente. Fino all´;ossessione. Gli investigatori restano sbigottiti, quando mettono le mani sulle sue carte. L’agenda Su richiesta del pm Luigi de Magistris, della procura di Catanzaro, perquisiscono la sede di tre società: «Why Not», «Need & Partners» e «Consorzio Brutium». Tutte riconducibili a Saladino, secondo il pm, che infatti l´;ha inquisito. L’accusa: associazione per delinquere, finalizzata alla truffa, ai danni dello Stato, della Regione Calabria e dell´;Unione europea. Grazie ai buoni rapporti con la politica – secondo i magistrati – sarebbe riuscito ad ottenere appalti in favore delle «sue» imprese. E torniamo alla perquisizione: due settimane fa, a metà febbraio, gli investigatori si presentano a Lamezia Terme, via Scotellaro numero 9, sede delle tre società. Cercano solo qualche traccia. Invece si imbattono in una valanga di informazioni: nomi e cognomi, riferimenti e annotazioni, date e appuntamenti. Saladino non ha un semplice archivio: il suo è un monumento alla schedatura. Centinaia di bigliettini di visita. Alcuni con dedica manoscritta. «Per qualsiasi cosa sono a tua disposizione», scrive sotto l´;intestazione, con i relativi recapiti, un colonnello dei carabinieri. «Ti aspetto», appunta un colonnello della Finanza. «Mi auguro di poterci incontrare alla manifestazione», annota un altro ufficiale dell’Arma. Sulla sua agenda ce n´;è per tutti i gusti. La segretaria annota: ha chiamato un procuratore di Lamezia, poi un procuratore di Catanzaro, ma anche un pluripregiudicato (quattro omicidi alle spalle) e persino qualche ministro. E chi sarà mai, questo Antonio Saladino, per avere un’agenda più fitta d’un diplomatico, per caldeggiare promozioni al ministero, e ricevere tali premure dalle Forze Armate? La massoneria Saladino è un semplice veterinario. Ben strutturato nella Compagnia delle Opere, della quale è un referente di spicco nel Meridione, ma tutto questo può bastare? Troppi potenti girano intorno a lui. E troppi affari. Per gli inquirenti, la «schedatura» rinvenuta da Saladino, potrebbe essere una bomba: la pista giusta per arrivare alla massoneria occulta. Di certo c´;è che la sua è una vera agenda bipartisan: telefonano quelli di centrodestra e di centrosinistra. E lui annota. Senza tralasciare nulla. Meno che mai il cognome dei «referenti». Le tre aziende si occupano, a vario titolo, di lavoro interinale e monitoraggio dell´;ambiente. Le perquisizioni portano a galla decine di elenchi: le persone già assunte, e le altre da assumere, sono incolonnate e schedate. Nominativi, date, estremi, mansioni. Ma la colonna più interessante è quella a sinistra: «referenti». Che abbia registrato, per ogni lavoratore, chi l´;ha raccomandato? Questa è l´;ipotesi investigativa. Alla voce «referenti» spunta più volte il cognome Adamo. Che si tratti di Nicola (Ds), vicepresidente della giunta regionale calabrese? Poi spunta Abramo: che sia Sergio, capo dell´;opposizione di centrodestra, ex sindaco di Catanzaro, nonché sfidante di Loiero alle ultime regionali? E ancora, e per decine di volte, spunta proprio Loiero: che sia Agazio, il presidente della Regione? Intanto, c´;è un ulteriore fatto, che fa riflettere: il punto 17 del bando regionale indetto nel dicembre 2006. Il bando Bisogna affidare, attraverso una gara, due lavori. Primo: il censimento del patrimonio immobiliare della Regione. Secondo: il servizio di difesa dell´;ambiente e del territorio. Contratto annuale, rinnovabile, per un compenso di 9,6 milioni di euro. Un buon affare. Ma il requisito previsto al punto 17 è preciso. Forse troppo. Per partecipare alla gara bisogna dimostrare, nel triennio 2004/2006, «un fatturato, maturato nel censimento immobiliare, non inferiore ai 5 milioni». Per la difesa dell´;ambiente, nello stesso triennio, bisogna dimostrare un «fatturato di almeno 4,6 milioni di euro». Requisiti che – dice l´;accusa – sembrano cuciti su misura per le società riconducibili a Saladino. Nella perquisizione, gli investigatori, trovano il bando con una serie di annotazioni. Ma nutrono un sospetto più pesante: che il bando sia stato scritto dallo stesso Saladino. Come dire: l´;azienda che vuole vincere l´;appalto, in questo caso, si cuce il vestito su misura. Alla Regione non resta che firmare l´;abito. E la sfilata può iniziare. In fondo, in questo affare, troveranno lavoro centinaia di persone. Se poi sono quelle segnalate dai «referenti», quelli della colonna a sinistra, tanto meglio. Saladino non sembra avere preferenze politiche, lega bene con tutti. Un giorno scrive una mail che, secondo gli inquirenti, è indirizzata a Vincenza Bruno Bossio. Ovvero: la moglie di Nicola Adamo, vicepresidente della giunta regionale. Le chiede: «Ti va bene questo giorno, per la visita alla Loggia di San Marino?». La moglie di Adamo è interessata alla loggia massonica? Non conosciamo la risposta. Ma sappiamo che la Bossio è stata presidente del consorzio Clic (Consorzio Lavoro Informatico Calabrese). E del consorzio fanno parte sia la Abramotel, società riconducibile a Sergio Abramo, sia la Why Not, che farebbe capo a Saladino. Adamo, Bossio, Abramo: cognomi che tornano nell´;archivio di Saladino. Clic, Abramotel, Why not: imprese affiliate alla «Tesi», una società mista, fra pubblico e privato, che oggi è sull´;orlo del fallimento. Secondo l´;accusa, sostenuta sempre dal pm Luigi de Magistris, sarebbe stata saccheggiata. Qualcuno avrebbe intascato milioni di euro, sottratti all´;Unione europea, allo Stato e – infine – agli stessi cittadini calabresi. E questa è un’altra storia, o un altro capitolo della stessa storia, che andrà raccontata.
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