>Il "Katechon", il risorgimento e i cristiani italioti

>Tra i vari approcci revisionistici alla storia del cosiddetto risorgimento italiano, quello “cristiano tradizionalista” è indubbiamente uno dei più completi e convincenti: più di quello puramente “nazionalista duosiciliano”, e anche più di quello puramente “economicista”, che nella versione marxista vede il suo massimo esponente nel prof. Zitara.

Il più completo e anche il più scomodo, perché costringe a rigettare e a ripensare radicalmente la storia dell’uomo (soprattutto quella moderna), intesa secondo Vico e Hegel come conoscenza scientifica della volontà e dell’azione umane, e centrarla (di nuovo, dopo un bel po’ di decenni) nell’incarnazione di Dio sulla terra, nel sommo paradosso costituito da Gesù Cristo.
Sottolineiamo polemicamente che questo approccio è ritenuto esagerato e NON indispensabile, a cominciare dalla stragrande maggioranza dei cristiani italioti moderni, i quali si arrabattano a cercare argomentazioni per “convincere le persone ad avvicinarsi alla fede” e non si accorgono di essere spesso percepiti (spiace dire: a ragione) come NON realistici e NON autorevoli.

Dunque, Katechon… sarebbe a dire?

Nel Nuovo Testamento, in particolare nel libro dell’Apocalisse, viene rivelato che alla fine dei tempi apparirà l’Anticristo sulla Terra, il quale riuscirà (quasi) a disperdere l’intera umanità.
Ad opporsi all’Anticristo, che per diversi secoli è stato tenuto “in catene” (tra l’altro, nella splendida tradizione presepistica napoletana, proprio sotto la roccia dove si allestisce la nascita del Bambiniello, in una grotta viene posto Satana, rigorosamente incatenato a due ceppi), è stato appunto il Katechon, che in greco significa “colui che lo trattiene”.
Secondo il luminoso padre della teologia cristiana, il napolitano Tommaso d’Aquino, il Katechon è da intendersi in senso squisitamente politico: l’argine al potere del “principe di questo mondo” altro non è che l’Impero Romano, trasformatosi in Impero cristiano.
Mumble mumble… facciamo due conti: il Sacro Romano Impero fu definitivamente cancellato dalla faccia della terra con la Prima Guerra Mondiale e la sconfitta dell’Austria asburgica.
Stando alla deduzione-intuizione di s. Tommaso, è proprio quello il momento in cui l’Anticristo si libera definitivamente dalle catene e comincia a sgranchirsi le gambe… (e in effetti è esattamente in quegli anni che, ad esempio, “sorge” il più disumano tra i regimi politici europei: la Russia bolscevica).
Ok… ma fermiamoci ad un attimo prima della debacle finale del Katechon, e cioè all’unificazione d’Italia: possibile che i cristiani italioti non si accorgano (e non urlino la tragedia ai quattro venti!), che una delle spallate decisive al Katechon fu la conquista militare e l’annullamento del Regno delle Due Sicilie, che (non ci stancheremo mai di ripeterlo) era uno Stato plurisecolare e prestigioso, indipendente, prospero e pacifico, e costituiva la “via alternativa cristiana cattolica” al progresso civile proposto dalle due superpotenze dell’epoca (Inghilterra e Francia), e che la sua apocalisse (vera e propria, anche se in miniatura) ha generato una “questione meridionale” mai più rimarginata?
Possibile che la “salvaguardia” di quest’impresentabile e grottesco Stato italiano, risorgimentale e antifascista, costituisca un freno per dire semplicemente le cose come stanno?
Gesù aveva insegnato agli uomini di parlare solo con “sì sì no no”, cioè preferendo sempre la cruda evidenza della verità ad inutili e fuorvianti “commenti personali”, soprattutto quando le opinioni soggettive si sostituiscono e persino ribaltano i fatti oggettivi.
I cristiani italioti, che ignorano quest’indicazione impartita dal Verbo in persona, come si sentono con le loro coscienze?
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One Comment su “>Il "Katechon", il risorgimento e i cristiani italioti”


  1. >ottimo articolo e ottime considerazioni. 🙂


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