>Galli della Loggia, il Corriere della Sera e le pesanti responsabilità civili dell’intellighenzia italiota

>

(Sèguito di questo post)

Forti con i deboli e deboli con i forti, e soprattutto dei veri maestri nel gioco dello scarica-barile.

Per la serie “Gli intellettuali italioti”, siore e siori, ecco a voi uno dei migliori e dei più colti: Ernesto Galli della Loggia.

Vi prego di apprezzare nell’articolo qui riportato, la boria tutta giacobina verso il “basso popolo” (ignorante, violento e colpevole d’ogni cosa), sapientemente mescolata ad un simulato disprezzo verso le “rivoluzioni” (non è mica vero…), un bizzarro ma utile inchino verso la Chiesa (la tesi per cui la democrazia italiana è tutta merito della “cultura politica cattolica”), ed infine la stoccata finale quando dice che insegnare educazione civica ai figli del “basso popolo” è pressoché inutile.

Sorge spontanea la domanda: che cosa trattiene il nostro brillante Gallo ‘ngoppa a Munnezza dall’espatriare verso terre più civili?

E’ più per un granitico senso del dovere, o forse per la consapevolezza che un lavoro tanto prestigioso e ben retribuito, gli sarebbe difficile spuntarlo altrove?

(dal Corriere della Sera, 27 aprile 2007)
Brigatismo senza fine

Perché l’Italia è l’unico Paese dell’Unione Europea dove ancora alligna, sia pure in misura assai ridotta, il terrorismo rosso e da 20 anni non accenna a scomparire? E perché sempre l’Italia è l’unico Paese dove quel terrorismo sembra essere in grado di godere ancora oggi di un’area più o meno vasta di consenso? Le celebrazioni milanesi del 25 Aprile, con la loro appendice di slogan e di cartelli filo-Br, ripropongono questi imbarazzanti interrogativi che come fantasmi ci inseguono da decenni. Ai quali è impossibile rispondere senza fare i conti con una questione più generale: quella della presenza storica nella società italiana di un fondo di violenza duro, tenace, che da sempre oppone un ostacolo insormontabile alla diffusione della cultura della legalità. Non è un caso se l’Italia è la patria delle più importanti organizzazioni storiche della criminalità europea.

La sfera politica italiana è stata segnata profondamente dalla violenza. Sorti alla statualità da un moto rivoluzionario con alcuni tratti di guerra civile, come per l’appunto fu il Risorgimento, l’idea che a certe condizioni la violenza sia ammissibile (addirittura necessaria) ha caratterizzato in modo netto tutte le moderne culture politiche che hanno visto la luce nella penisola, che affondano le radici nella realtà più autentica della nostra storia: il socialismo massimalista, il nazional-fascismo, il comunismo gramsciano, l’azionismo. Tutte culture che in un modo o nell’altro si sono alimentate e hanno alimentato il mito della rivoluzione, qualunque fosse l’aggettivo che poi le veniva appiccicato.

A livello di massa, in pratica, ha fatto eccezione solo la cultura politica cattolica. Se non ci fosse stata la quale, come si sa, è probabile che non ci sarebbe stata neppure l’Italia democratica che invece abbiamo avuto.

Ma la storia non è acqua. L’Italia democratica, pure se tale, è stata pur sempre figlia di una vicenda che aveva sviluppato un’antica e lunga contiguità con la violenza, nella forma, come ho detto, del mito rivoluzionario (all’origine, non da ultimo, con la Resistenza, della stessa legittimazione della Repubblica).

La democrazia da noi non ha potuto che vivere gomito a gomito, e spesso intrecciata, con questo mito e con la sua cultura, entrambi opportunamente trasfigurati nella dimensione dell’«utopia», ancora oggi considerata dal senso comune politico italiano quanto di più nobile e degno la politica possa mettere in campo. Mentre lo Stato di diritto, da tutti a chiacchiere omaggiato e riverito, nei fatti commuove l’animo solo di sparute, sparutissime minoranze: quanti sono infatti, ancora oggi, quelli (a cominciare dal ministro degli Interni, si chiami Pisanu o Amato) che di fronte al blocco di una stazione da parte di un gruppo di scioperanti o alle truffe delle certificazioni sanitarie degli impiegati pubblici invocano il pugno della legge?

In realtà, il germe dell’illegalità e di quella sua manifestazione estrema che è la violenza l’Italia democratica lo porta in certo senso dentro di sé, nella sua storia culturale e dunque nella sua antropologia accreditata. Ed è per questo che non le è mai riuscito e non le riesce neppure oggi di estirparlo.

Può, per fare un esempio, cercare di insegnare l’educazione civica a scuola, ma nello stesso momento in cui lo fa mostra pateticamente quanto lei per prima creda poco ai suoi precetti non riuscendo a impedire in quella stessa scuola il venir meno di ogni norma di condotta, lo scatenarsi della più generale indisciplina. Non è il solo paradosso.

C’è pure quello per cui l’Italia è il Paese dove più attecchiscono le parole d’ordine del pacifismo e la predicazione della non violenza ma insieme è anche quello dove rispetto al resto d’Europa più diffusa è la pratica dell’illegalità di massa e più frequente risuona l’esaltazione della violenza o la tolleranza di fatto nei suoi confronti: con una contraddizione solo apparente, però, dal momento che all’origine di entrambi i fenomeni c’è sempre il medesimo retaggio utopico della nostra cultura, sia pure diversamente declinato. Nonché, a custodire e perpetuare quel retaggio, l’involucro di una statualità debole che di fronte alle simpatie filo-Br di Milano dice per bocca del suo ministro degli Interni che sì, in effetti «c’è di che preoccuparsi» ma non se la sente di promettere nulla di più.

Ernesto Galli della Loggia
Explore posts in the same categories: corriere della sera, galli della loggia, Italioti = Italianidioti, responsabilità intellighenzia

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: