>La pilatesca intellighenzia italiana e la sepoltura di Passannante

>Sono stati finalmente sepolti i resti di Giovanni Passannante, il “repubblicano anarchico” (qualcuno dei nostri finissimi intellettuali italioti si è accorto della contraddizione in termini? Non sarebbe meno scorretto chiamarlo “brigante tardivo”?) regicida mancato nel 1878, i cui resti (il cervello e il cranio) sono stati tenuti in formalina ed esposti per 71 anni in un museo, in onore a quella “scienza criminologica” di cui l’Italia moderna è orgoglioso precursore nel mondo, grazie all’opera fondamentale del celebratissimo scienziato ebreo-veronese Cesare Lombroso.

I resti del disgraziato, che fu sepolto vivo in una cella, che conseguentemente impazzì e trovò la morte in un manicomio, sono stati ora cristianamente tumulati, e la sua anima può infine trovare pace.

In tutto questo, qual’è la posizione della nostra infima classe dirigente?
Questa: si sente sgravata da un peso, e probabilmente pensa: “…e che ora i terroni la smettano per un po’ di seccarci!”.

L’attore Ulderico Pesce, colui che ha portato la scandalosa questione all’attenzione pubblica e che ha curato la vicenda fino alla recente felice conclusione, non è però ancora soddisfatto.
Peraltro, chi potrebbe esserlo avendo un minimo di onestà intellettuale? Si attende ancora, ad esempio, che il paese natale di Passannante, che dovette scontare per l’ “errore” del suo figlio l’ulteriore umiliazione di cambiare nome in Savoia di Lucania, ritorni al suo antico e profumato nome di Salvia.

E poi si attende che l’Italia moderna confessi il proprio “peccato originale”, l’olocausto fisico e morale delle Due Sicilie, NE CHIEDA PERDONO, e si tiri su le maniche per costituire una nazione quantomeno dignitosa, che non provochi reazioni di ilarità mista a indignazione nei turisti stranieri che giungono nel nostro Paese attirati dalla nostra importantissima Storia, trovandone solo qualche traccia nelle opere d’arte e nei monumenti (i quali, per giunta, non sono nemmeno conservati e gestiti come si deve).
Come se un extraterrestre li avesse trasportati qui da chissà quale altra galassia, costituendo un corpo estraneo nell’attuale società italiota, buono tutt’al più per lucrarci qualcosa sopra.

Si attende ancora che l’Italia comprenda profondamente (senza fermarsi alla superficie e alla retorica) che cosa sono state Venezia, Firenze e Genova, che si accorga finalmente dell’eccezionale patrimonio che ha immeritatamente ereditato da Napoli e Palermo (al di là del folklore…), e che guardi a Roma col rispetto che si deve ad una CAPITALE SOVRANAZIONALE, e consegni all’oblio l’orrenda marcetta che fa: “…che schiava di Roma Iddio la creò”!

L’Italia non è né deve diventare terra di conquista, quindi solo riconciliandosi col proprio passato può tornare ad essere artefice consapevole del proprio destino. O almeno tentarci…
Questa banale osservazione anti- e post-freudiana, chissà perché, all’elite italiota risulta ancora terribilmente oscura.
E invece di mostrare coraggio e ambizione ed approfittare della felice conclusione della vicenda Passannante, è di nuovo pronta a lavarsene le mani e a tirare a campare.
(E a sdegnarsi per la “violenza innata” degli italiani!).

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