>TORNA LA VOGLIA DI CULTURA

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Finalmente delle buone notizie provenienti da indagini sui modi di trascorrere il tempo libero dei miei connazionali. Era ora!E’ da anni che auspico un ritorno ai valori e ai contenuti, non capacitandomi di come le persone si riducano ad uno stato animalesco facendosi manovrare come marionette da una televisione generalista che ha raggiunto i livelli di un immondezzaio della peggiore specie-

da repubblica.it

Il teatro supera lo sport, i giovani vanno alle mostre più che ai concerti rock, le grandi città sono quelle che investono maggiormente ma che potrebbero subire la più pesante battuta d’arresto. Appare piena di sorprese e paradossi, la situazione della cultura in Italia fotografata dal quarto rapporto Federculture.

I dati analizzati, quelli che riguardano il 2006, restituiscono l’immagine di un Paese ricco di stimoli culturali che tuttavia fatica a sostenere gli investimenti e a gestirli. Per questo motivo, il trend che sta prendendo piede è quello delle sovvenzioni private e delle esternalizzazioni.

Spesa. Tante sorprese, dunque, arrivano dal rapporto. La prima, quella più concreta nel portafoglio degli italiani, riguarda la crescita della spesa per lo spettacolo: nel primo semestre del 2006, mentre i consumi in generale aumentavano dell’1,4 per cento, la voce cultura del bilancio familiare faceva un balzo avanti del 6,5 per cento.

Da capogiro i risultati del teatro: 14,5 per cento di presenze in più, addirittura 29,1 di spesa. Si registra così, nell’anno dei Mondiali, un sorpasso di Shakespeare su Cannavaro: le attività teatrali hanno infatti superato quelle sportive. Sia per presenze (13.462.370 contro 12.695.538) sia per la spesa (più di 174 milioni di euro contro più di 147 milioni). Cresce anche il cinema (14,2 per cento), mentre sono in flessione concerti e balletti (rispettivamente -5,4 e -5,8 per cento).

Giovani. I principali protagonisti della cultura made in Italy sono i giovani tra i 14 e i 29 anni: non solo fruitori, ma anche “creatori” di cultura. I ragazzi fanno incetta di mostre come di danza, di cinema, teatro o concerti. Molta meno attenzione la dedicano alla musica classica e alla lirica. Il freno principale al consumo culturale, secondo l’86,7 per cento, sta nel suo costo: una diminuzione del prezzo di biglietti sarebbe salutata con un’ulteriore crescita. Vengono chiesti inoltre, dagli under 30, maggiori sostegni alla produzione culturale giovanile: un ragazzo su tre si dedica infatti a qualche attività artistica. I servizi più necessari, secondo i diretti interessati, sono occasioni e spazi per dare visibilità alle opere giovanili, un supporto informativo, agevolazioni economico-fiscali.

Grandi città. Nella Penisola, sono soprattutto i grandi comuni a investire in cultura e a veder aumentare il consumo: Roma, Milano, Firenze, Torino, Venezia e Genova in testa. Eppure proprio nei maggiori centri la cultura potrebbe subire un arresto: a causa dei tagli alle spese, molti progetti sono a rischio e i fondi a disposizione calano a vista d’occhio. Rispetto al 1998, le grandi città hanno ridotto in media la spesa culturale del 61 per cento, mentre in Finanziaria è stato destinato al ministero dei Beni culturali lo 0,29 per cento del bilancio statale (nel 2002 era lo 0,35 per cento).

Ma a volte a mancare non sono tanto i soldi quanto la capacità di saperli utilizzare: insomma, a causa di pecche gestionali, non si sfrutta ciò che c’è a disposizione. Per questo motivo, accanto a una crescita degli investimenti privati, sta prendendo piede anche una riorganizzazione legata alla nascita di soggetti autonomi e a una politica di esternalizzazione. In aumento esponenziale (+390 per cento) le donazioni dei privati, anche grazie alla defiscalizzazione (stabilita nel 2005) a beneficio di persone fisiche e enti non commerciali impegnati in attività a sostegno della cultura.

Turismo culturale. Il Belpaese registra, nel 2006, un incremento del turismo culturale: 22 milioni di stranieri hanno visitato l’Italia, con un aumento del 7 per cento rispetto all’anno precedente. “Regina” delle città d’arte resta Roma, che si aggiudica un primato da 18 milioni di visitatori e batte la Berlino dei Mondiali. Va tuttavia segnalata l’altra faccia della medaglia, cioè l’impatto negativo del turismo di massa e la mancata tutela del paesaggio.

Infine, la classifica degli eventi culturali che nel 2006 sono stati più apprezzati e seguiti: le Olimpiadi della Cultura di Torino (10-19 marzo) che hanno registrato quasi mezzo milione di presenze, la Fiera internazionale del libro con 300mila visitatori (sempre all’ombra della Mole, 4-8 maggio), il Festival della scienza di Genova e la Festa del cinema di Roma. Sul podio delle mostre più amate, “Gauguin e Van Gogh” a Brescia, “Antonello da Messina” a Roma, “Caravaggio e l’Europa” a Milano.

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One Comment su “>TORNA LA VOGLIA DI CULTURA”

  1. Anonymous Says:

    >GLI EDITORIALI DI ANTONELLO DE PIERRO DIRETTORE DI ITALYMEDIA.ITVergognati, Maurizio!di Antonello De PierroE’ un grido di dolore quello che si leva da qualche mese dal mondo della cultura, dopo che la televisione ha catapultato nelle case degli italiani il discusso programma denominato “Grande Fratello”, creando un prodotto inconsistente, che è stato immediatamente e incomprensibilmente rapito dalle cronache dei media. E quando parlo di cultura naturalmente mi riferisco a quella con la c maiuscola, quella dei grandi (purtroppo pochi) uomini, quella nella sua accezione più ampia, quella che ha da sempre rifiutato di nutrirsi di surrogati ideologici e di imparare la lezione della buona ipocrisia, tanto amata dai più. Eppure la televisione, che ormai da anni affoga in una programmazione demenziale, diseducativa, ripetitiva e scadente, ci aveva abituati da tempo allo squallore delle telenovelas e della soap opera, incollando ai teleschermi il popolo televisivo delle casalinghe, col grembiule al ventre, che tra un bucato e l’altro, per innaffiare l’arido giardino della solitudine giornaliera, si incantavano e sognavano di fronte ai miti improbabili di “Beatiful” o di “Quando si ama”. Si trattava sempre e comunque di artisti che, costretti da esigenze professionali e allettati da ingaggi stratosferici, legavano il proprio nome a produzioni di scarso valore culturale. Con il “Grande Fratello” si è valicato ogni limite di decenza, i colossali interessi economici hanno relegato in soffitta qualsiasi senso di moralità. Un manipolo di ragazzi comuni, messi per cento giorni a colloquio con l’occhio freddo di una telecamera “guardona”, sbattuti davanti a pupille spalancate collegate a cervelli altrettanto ristretti, e scaraventati verso una notorietà di cartone non supportata da un’adeguata preparazione professionale. Un business ben congegnato, che ha affondato facilmente le radici in un terreno intriso di sottocultura e ignoranza, atto a spremere come limoni le illusioni di un gruppo di giovani che forse avrebbero potuto intraprendere carriere sicuramente più idonee alle loro attitudini, piuttosto che essere magnificati dai “polli d’allevamento” dell’Italia provinciale che si entusiasma di fronte a tutto ciò che passa sul piccolo schermo, ma essere sottoposti giustamente al mortificante rito dell’irrisione da parte delle vere teste pensanti nazionali. Ed ecco invece i vari Pietro, Salvo, Marina, Cristina, Rocco, Lorenzo, invasati da una droga che si chiama successo, correre con la naturalezza dell’inevitabile, a suon di apparizioni varie, verso un futuro incerto, segnato da suggestioni pseudo-professionali. Di fronte ad una tale situazione non posso avvolgere le mie parole nella carta zuccherata e rinunciare a dissotterrare l’ascia di guerra della polemica. C’è una categoria in Italia fortemente rappresentata, quella degli artisti veri, spinti dal comando imperioso di un’acrobatica passione per lo spettacolo, che annaspa da sempre nell’oceano della precarietà e vive costantemente in bilico sul baratro della disoccupazione. Le scuole di preparazione artistica ne sfornano a centinaia; basta girare i teatri, anche i più piccoli, per scoprire veri talenti, di cui l’Italia non è mai stata avara. E invece ecco apparire improvvisamente sulla scena Marina La Rosa, che ubriacata dalla popolarità riesce ad offendere finanche quei fotografi che da sempre hanno fatto la fortuna dei vip, definendoli “braccia rubate all’agricoltura”; la Sofia nazionale ancora venera i professionisti dei flash a raffica ( comunque c’è da dire che sulla Loren le brume del mito si sono posate davvero). Ma il prodotto più scandaloso si chiama Pietro Taricone, che calzando la sua normale faccia da bullo di paese riesce incredibilmente a vendere la sua presenza a fior di milioni nelle discoteche di provincia e nei suoi sogni lascia ingenuamente galleggiare un futuro alla Kevin Costner: l’importante è crederci, ma purtroppo il risveglio sarà doloroso e disastrosoE’ già criticabile l’operazione, che ha messo a nudo il livello di sottocultura di gran parte degli italiani, ma purtroppo per i produttori televisivi, non è facile sacrificare i propri interessi sull’altare della cultura, della moralità e del buonsenso. Ma quando un giornalista di grande spessore, con vocazione da imprenditore, marcia con i cingoli sopra ogni principio etico-professionale, allora il caso diventa inquietante. Quanta popolarità in meno avrebbero ottenuto i ragazzi “usa e getta” del “Grande Fratello” se non fossero stati foraggiati dall’ala protettiva di Costanzo, che li ha aiutati a continuare la semina dei germi di tutti gli aspetti deteriori dell’odierna società? Probabilmente i valori del grafico di notorietà sarebbero molto più modesti. Caro Maurizio, pesa su di te una forte responsabilità morale, sia nei confronti di quelli che il successo l’hanno cucito sulla propria pelle, strappando l’ago e il filo a rinunce e sacrifici fatti nelle scuole, nei teatri, nelle piazze, e sia nei confronti delle fasce più deboli dell’esercito dei telespettatori. Ho visto un giorno in un mercato un bambino giocare con dei soldatini e chiamarli con i nomi dei protagonisti del grande fratello. Hai sostenuto una trasmissione che, anche se con un ipocrita “bip” celava certe espressioni colorite, non dava comunque molto spazio all’immaginazione per capire, risultando quindi altamente diseducativa, tenuto conto anche della fascia oraria in cui veniva trasmessa. Sono tanti i petali di simpatia persi da te in questa occasione. Infine, colpito da un delirio di onnipotenza hai pensato bene di organizzare una puntata chiamata “Pietro contro tutti” in prima serata, con un Taricone versione re dei “coatti”, con canotta strizzamuscoli senza maniche, a troneggiare sul palco del teatro Parioli, ingaggiando un vittorioso “braccio di ferro” a colpi di audience con “La Piovra”, pellicola a interesse sociale in onda su Raiuno, mettendo a nudo ancora una volta, se qualcuno avesse avuto qualche ulteriore dubbio, il livello culturale dei telespettatori del “Maurizio Costanzo Show”. Un’ennesima conferma di come un grande giornalista abbia potuto bruciare sulla graticola dell’interesse economico, perché audience per te vuol dire sponsor, non dimentichiamolo, la propria credibilità professionale. Del resto in nome dell’audience avevi già rifiutato di ospitare in trasmissione i rappresentanti del “Comitato Vittime del Portuense”, perché chiaramente ventisette morti per te non hanno importanza, sono solo una lugubre contabilità di normale amministrazione giornaliera, di fronte al sacro inchino al potere dello sporco Dio denaro, a cui ti sei convertito e sottomesso. Vergogna!


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