>Celebriamo tutti Garibaldi

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Duecento anni dopo la sua nascita occorre riscoprire il vero Garibaldi nella sua veste di uomo con i suoi pregi e i suoi difetti. Vuol dire rifiutare i moltissimi libri di storia e le fiction così poco attente alle verità storiche.

Il 4 luglio è il giorno in cui cade quest’anno il bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi. Dei quattro padri della Patria Garibaldi è quello a cui spetta il posto d’onore. E’ l’eroe dei due mondi, l’eroe senza macchia e paura, bello, alto (in realtà solo 166 cm) con i capelli alla nazzarena, un’icona intoccabile, una sorta di reincarnazione di Gesù, un vessillo dell’Italia, a cui sono stati dedicati monumenti, piazze strade, dappertutto, persino all’estero. Garibaldi è un personaggio caro ai fascisti (la mobilitazione alla garibaldina), ai comunisti (le brigate Garibaldi), ai socialisti, ai massoni, ai liberali, ai repubblicani, ai monarchici, ai democratici, ai totalitaristi, ai guerrafondai, ai pacifisti, ai nazionalisti, ai mondialisti, agli idealisti (pochi a dire il vero) e ai (tantissimi) furbacchioni per i quali l’italianità è un affare, un’interessante occasione per la redistribuzione delle risorse, per la conservazione della “sedia”.Ho sempre rifiutato la storia ideologica, la divisione fra i buoni tutti da una parte e i cattivi tutti dall’altra. Da appassionato di storia cerco di guardare i fatti, di giudicare con occhio sereno. Mi sembra che molti storici abbiano travalicato i limiti di una corretta presentazione di questo personaggio contribuendo al radicarsi di quel “mito” che si fonda sugli episodi di eroismo, sui ritiri a Caprera, sull’austerità della vita, sul fascino e presa sulle donne, sulle tourneè all’estero.Il mito di Garibaldi fu gonfiato fin dalla sua gioventù in Sudamerica. Proprio là si verificano alcuni episodi non proprio edificanti: rappresaglie contro i civili come quella in danno della città di Imaruhy, saccheggi, scorribande, assassinii. Il Generale si trova a combattere non sempre per la libertà dei popoli, ma anche per le famiglie dei latifondisti, per gli sfruttatori degli indigeni. Durante l’esperienza sudamericana sposa Anita la quale era però già maritata a Manuel Duarte che sparì dalla circolazione. Fu forse eliminato? In proposito nelle sue memorie Garibaldi scriverà: “Se vi fu colpa io l’ebbi intiera”.Durante il soggiorno sudamericano Garibaldi intraprese operazioni di guerriglia, di pirateria che si portò dietro anche qui in Italia. Lanciò attacchi improvvisi, attacchi alla baionetta, compì ritirate fulminee, ma fu in difficoltà quando si trattò di gestire situazioni di guerra non da pampas. Chissà che cosa avrebbe combinato se avesse accettato l’offerta di un comando nell’esercito nordista fattagli dal Presidente americano Lincoln. “Io in cento combattimenti non conto una sola sconfitta” disse Garibaldi, dimenticandosi però di aver perso a Mentana e non certo, diversamente da quello che ci è stato insegnato, a causa dei fucili Chassepots in dotazione ai francesi dal momento che queste armi non erano molto affidabili poiché si inceppavano e si scaldavano troppo. Come lo stesso Garibaldi ammise fu fortunato, o meglio ben aiutato. Dopo un secolo e mezzo come si può credere che Garibaldi abbia conquistato con soli 1000 uomini il Regno delle Due Sicilie? In realtà i documenti provano che lo sbarco in Sicilia fu protetto da navi inglesi. Londra fornì tanti appoggi. Gli inglesi avevano forti interessi in Sicilia per l’estrazione dello zolfo. Volevano “liberare” il Regno delle Due Sicilie per favorire i loro traffici nel Mediteranneo, anche in conseguenza dell’apertura del canale di Suez. Garibaldi fu pronto a difendere gli interessi dei “fratelli” inglesi anche a costo di uccidere altri italiani. Che cosa dire infatti del massacro di Bronte compiuto da Bixio? Altro che il Proclama di Marsala con il quale era stata promessa la terra ai contadini! Garibaldi stesso ordinò “l’invio di una forza militare atta a sopprimere li disordini che vi sono in Bronte e che minacciano le proprietà inglesi”. In un discorso pronunciato a Londra nel 1864 Garibaldi dichiarò: “Il popolo inglese ci ha assistito nella nostra guerra nel sud Italia…. la Regina ed il governo inglese rappresentato da lord Palmerston, lord Russel e Mr Gladstone, si sono stupendamente comportati verso la nostra natia Italia. Se tale non fosse stato il loro contegno, noi saremmo ancora sotto il giogo dei Borbone di Napoli. Se non fosse stato per l’ammiraglio Mundy, non mi sarebbe mai stato permesso di passare lo stretto di Sicilia”. Anche nella decisiva battaglia del Volturno, Garibaldi fu aiutato dai Piemontesi ed Inglesi.La spedizione dei mille fu finanziata, fra l’altro, con 2 miliardi di franchi oro raccolti da Cavour, con 3 milioni di franchi francesi raccolti dalle logge scozzesi della Massoneria (in Inghilterra, Canada, Stati Uniti) e dal Governo Inglese. E così mentre il furbo ministro di Francesco II, il “fratello” Liborio Romano, i furbi generaloni, i furbi ammiragli dell’esercito e della marina Borbonica e altri numerosi “galantuomini” si vendevano, cioè si “sacrificavano” cambiando casacca, i poveri soldati fedeli al loro Re furono deportati nei campi di concentramento del Piemonte e della Lombardia nei quali le condizioni di prigionia era ben peggiori di quelle della fortezza dello Spilberg.Oggi sono in molti, anche fra gli italiani, quelli che accusano gli Stati Uniti di interferire negli affari degli altri paesi (Irak, Aghanistan). Non sarebbe male però ricordare anche come fu fatta l’unità italiana, meditare sulle parole di Francesco II : “una guerra ingiusta e contro la ragione delle genti ha invaso i miei stati nonostante ch’io fossi in pace con tutte le potenze europee”.Garibaldi fu una pedina dei Savoia, di Cavour, di Mazzini, oltre che della Massoneria nella quale ricoprì incarichi di prestigio, di rappresentanza anche incompatibili fra loro. Nel marzo 1862, per esempio, il Grande Oriente di Rito Scozzese siciliano con sede a Palermo gli conferì la carica di Gran Maestro e Gran Commendatore. Il Generale si rese conto solo molto tardi di essere stato usato, ma non fece mai una seria autocritica.Garibaldi fu un personaggio davvero strano, pieno di contraddizioni. Fu un mix “di brandelli di utopie sansimoniane, di riformismo socialista, di esasperato nazionalismo, di internazionalismo pacifista.” Si considerava figlio del popolo, ma non perdeva occasione per accusare il popolo: “i contadini sono nemici o indifferenti alla dignità nazionale, al governo prestabilito”. Esaltava l’emancipazione operaia, ma considerava i contadini servi del clero e della reazione antiunitaria. Si considerava un figlio del popolo, ma la sola forma di governo che propugnava era il potere dittatoriale, in funzione antiparlamentare. “Affidate il potere ad un solo uomo. Scegliete un onesto solo per capitanare la nazione, insignitelo del supremo potere”.Nelle sue “Memorie”, nei “Mille”, nei suoi “Discorsi”, Garibaldi è sferzante contro tutto e contro tutti, irriverente. Descrive le sue gesta, ricostruisce la propria vita, rimuovendo però quei fatti che possono incrinarne il mito. Fra il 1851 ed il 1853 bazzicò in Perù dove ottenne il comando di una nave. Di questo periodo, dei suoi viaggi, stranamente, si hanno poche informazioni. L’armatore Denegri raccontò che “Garibaldi m’ha sempre portato i Chinesi nel numero imbarcati e tutti grassi ed in buona salute, perché li trattava come uomini e non come bestie”. In sostanza il Generale, trasportava manodopera cinese da destinare alle piantagioni sudamericane ed alle miniere peruviane delle Isole Chincas in cui le condizioni di vita erano infernali. Oggi un comandante di una nave così lo definiremmo “scafista”. Nel pensiero del Generale emerge un’anticlericalismo viscerale mutuato forse dalla tensione con il padre e con il maestro entrambi bigotti. I suoi insulti raggiungono livelli ridicoli. Definisce Pio IX “un metro cubo di letame”, un “vampiro”, ed il prete “la più nociva delle creature”. Tuttavia quando, nel 1860, sposa Giuseppina Raimondi il matrimonio viene celebrato in chiesa alla faccia del suo anticlericalismo. La felicità dell’evento durò poco, giusto il tempo della celebrazione dal momento che al Generale, appena uscito dalla chiesa, venne consegnato un biglietto anonimo in cui si diceva che la Raimondi era incinta. Garibaldi per chiedere il divorzio e l’annullamento del matrimonio scrive una lettera che è un ricettacolo di ipocrisia e di comicità. “Il matrimonio non è stato consumato. Prima del matrimonio dall’8 dicembre fino verso il 20 gennaio io ebbi con essa delle copulazioni, ma verso il 20 essa si ammalò del creduto vaiolo ed non vi fu più contatto carnale: quindi essendo avvenuto il matrimonio il 24 e non avendola più copulata, io penso che si può considerare il matrimonio non consumato”. Pur di ottenere l’annullamento del matrimonio (cosa che avverrà comunque ad opera di un tribunale italiano nel 1880), Garibaldi, nonostante fosse così anticlericale, aveva pensato persino di inviare una supplica al Papa !Ci hanno sempre dipinto Garibaldi come una persona che viveva in povertà, una sorta di francescano. E’ anche vero però che il Generale era contornato da squali. Garibaldi non vide o fece finta di non vedere i furti, l’immoralità, gli arricchimenti improvvisi, gli scandali della sua comitiva (ad iniziare dai figli). Nel 1855 grazie ai risparmi ed all’eredità del fratello acquistò metà dell’isola di Caprera e nel 1865 anche l’altra metà. E’ certo che i soldi non gli mancavano. Ammiratori italiani e stranieri, affaristi, “fratelli”, lo foraggiano. Lo finanzia anche il governo sardo che gli corrisponde, nel 1876, una pensione di 50.000 lire annue che Garibaldi chiama l'”amaro boccone”. Oggi, 200 anni dopo occorrerebbe riscoprire il vero Garibaldi nella sua veste di uomo con i suoi pregi e i suoi difetti. Riscoprire il vero Garibaldi vuol dire rifiutare i moltissimi libri di storia che contengono la stessa chiave di lettura, le fiction e le trasmissione televisive così poco attente alle verità storiche, i discorsi triti e ritriti.

http://www.liberta.it/asp/default.asp?IDG=707039532&H=

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NAPOLI – Contro-celebrazione del Movimento Neoborbonico e del popolo delle Due Sicilie a “piazza garibaldi”..

4 luglio 1807 / 4 luglio 2007: due secoli di bugie…

Bicentenario della nascita di GaribaldiContro-celebrazione del Movimento Neoborbonico e del popolo delle Due Sicilie a “piazza garibaldi”…


Nel giorno del bicentenario della nascita di Garibaldi (4 luglio 1807/2007) e mentre il Presidente della Repubblica celebra l’anniversario al Senato, il Movimento Neoborbonico ed il popolo duosiciliano “occuperà” simbolicamente piazza Garibaldi a Napoli manifestando con bandiere duosiciliane, striscioni e coreografici “rifiuti” presso la statua dedicata al cosiddetto “eroe dei due mondi” dalle ore 16.30 di mercoledì 4 luglio.
Da duecento anni, infatti, si continua a propagandare una storia fatta di retorica, luoghi comuni e mistificazioni secondo la quale Garibaldi avrebbe liberato e salvato le popolazioni meridionali: un apposito Comitato per le Celebrazioni sta continuando la stessa opera con oltre un milione di euro di finanziamenti pubblici.
Dopo duecento anni sarebbe necessario un dibattito obiettivo e imparziale che metta in evidenza i tanti errori e le tante colpe garibaldine: ateo e massone, mercenario e negriero, nel suo nome furono compiuti massacri e saccheggi ai danni del Regno delle Due Sicilie con conseguenze ancora vive su intere popolazioni che avrebbero ormai il diritto di conoscere la verità e di liberarsi di falsi miti e falsi eroi.
Nell’occasione i neoborbonici inizieranno una raccolta di firme per cancellare, nel nome della verità storica e per rispetto della memoria dell’antica capitale del Sud, il toponimo di “piazza Garibaldi” sosituendolo con “piazza della Prima Ferrovia Italiana” (nel ricordo di uno dei tanti primati della Napoli pre-garibaldina).

Ufficio Stampa
334 3823494

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