>L’ORA DEL DOLORE

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Cosa resta dopo un incidente che si porta con se giovani vite?…
tanta, ma tanta amarezza…


bellissime le parole di un grande parroco:Salvatore De Pascale.
Affinchè incidenti del genere non si possno più ripetere

da Gazzetta del Mezzogiorno

TRIGGIANO (BA)Ieri è stato il giorno della riflessione e del dolore per l’intera comunità locale che si è stretta intorno ai due giovani concittadini deceduti nel tragico incidente dell’altra notte.I corpi di Luca Travaglio (36 anni) e Michele Mosca(30), nemmeno mezzo secolo in due, giacevano in due bare di rovere ricoperte di fiori bianchi ai piedi dell’altare della parrocchia di San Giuseppe Moscati, dove nel pomeriggio si sono celebrati i funerali. A testimoniare il lutto di tutto il paese, il sindaco Michele Cassano che ha seguito la funzione accanto all’altare ed ha voluto in tal modo testimoniare la sensibilità nei confronti delle problematiche legate al mondo giovanile ed alla sicurezza stradale. Il rito delle esequie è stato celebrato da don Salvatore De Pascale, giovane parroco della chiesa del quartiere San Lorenzo, da anni impegnato proprio con i giovani. La sua omelia ha tagliato come un coltello l’aria tesa dell’assemblea. «Ai ragazzi che sono qui – ha ammonito – dico di rimanere vicino agli amici, avendo il coraggio di dire la verità, aiutandoli a non sbagliare » .Forte il messaggio lanciato dal pulpito. «Ogni ragazzo – ha aggiunto – deve aiutare un altro ragazzo o un’altra ragazza a salvarsi. È questo l’impegno che dovete prendere uscendo da questa chiesa». Ma l’affondo nei confronti dei giovani è giunto con il monito finale. «Siamo pervasi – ha concluso – dal delirio di onnipotenza, ma in realtà la nostra vita è sottile come un filo d’erba e può spezzarsi in ogni momento. Per questo vi ricordo, usando le parole di Madre Teresa di Calcutta, che la vita è un’opportunità, non sprechiamola ». Gremita fino all’esterno la chiesa, con una presenza preponderante di giovani. Poca voglia di parlare, ma tanti volti con occhi gonfi di lacrime. Concorde il giudizio sui due giovanissimi amici deceduti, descritti come ragazzi tranquilli e dediti al lavoro, come le loro rispettive famiglie. Ma le domande più frequenti nei capannelli di amici e parenti riguardavano soprattutto l’assurda dinamica dell’incidente. Qualcuno giunto sul posto della tragedia ha descritto lo scenario raccapricciante dell’Audi schiantata contro un grosso palo dell’illuminazione. «Come è stato possibile uno schianto così terribile dopo soli 300 metri?», si chiedevano alcuni giovani amici. Insomma, tanta incredulità, ma soprattutto tanto realismo nel ritenere inutili simili interrogativi: i due amici non ci sono più. Struggente l’attimo in cui le due salme sono state portate verso l’esterno della chiesa con le mamme, fino ad allora composte ed assorte nel loro dolore, aggrappate alle bare per l’ultimo abbraccio ai loro figli.

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