>CALABRIA: ORA ARRESTANO PURE I PRETI!

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Dire Vergognoso è poco!

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L’ex presidente dell’Istituto di Assistenza Sociosanitaria Papa Giovanni XXIII di Serra d’Aiello, il sacerdote Alfredo Luberto, di 49 anni, è stato arrestato dalla Guardia di Finanza con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa. Insieme a Luberto è stato arrestato un ex componente del Consiglio di amministrazione dell’Istituto, Fausto Arcuri, di 40 anni. I due arresti sono stati fatti in esecuzione di ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del Tribunale di Paola Alfredo Cosenza, su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica Eugenio Facciolla, che da tempo conduce un’inchiesta sui presunti illeciti che sarebbero stati commessi nella gestione dell’Istituto Giovanni XXIII. L’istituto Papa Giovanni è gestito da una Fondazione di proprietà della Curia Arcivescovile di Cosenza. Don Alfredo Luberto, Arcuri ed altri indagati, che nell’inchiesta condotta dal sostituto procuratore Facciolla sono complessivamente 24, avrebbero costituito un comitato d’affari che si sarebbe appropriato di parte dei fondi destinati dalla Regione all’ Istituto Papa Giovanni, determinando una grave situazione di dissesto finanziario nella gestione dell’ente. Agli arrestati viene contestata anche l’appropriazione indebita. Gli illeciti nella gestione dell’istituto sarebbero andati avanti per anni consentendo, secondo quanto hanno riferito investigatori ed inquirenti, alle persone coinvolte nell’inchiesta e in particolare, a Don Alfredo Luberto ed Arcuri, di accumulare consistenti capitali.

Occultati ricavi per 13 mln di euro. L’occultamento di ricavi per 13 milioni di euro; il mancato versamento di contributi previdenziali per 15 milioni ed una cessione di crediti per tre milioni e mezzo di euro ad un corrispettivo di 500 mila euro. Sono questi alcuni degli illeciti contabili emersi dall’indagine svolta dalla Compagnia di Paola della Guardia di Finanza, su delega della Procura della Repubblica, che ha portato all’arresto del sacerdote Alfredo Luberto, ex amministratore dell’istituto di assistenza Papa Giovanni XXIII, e del suo braccio destro, il commercialista Fausto Arcuri. Dagli accertamenti della Guardia di Finanza è emerso, tra l’altro, che l’operazione di cessione dei crediti, apparsa in un primo momento poco chiara, ha svelato in realtà delle vere e proprie fattispecie di reato a danno dell’istituto, con l’utilizzo di fatture false, appropriazione indebita e truffa. In realtà i fondi destinati alle esigenze della casa di cura, sostengono gli investigatori, venivano costantemente distratti ed utilizzati per gli scopi personali degli amministratori. Si é scoperto così che nel corso degli anni l’istituto Papa Giovanni XXIII, sostiene ancora la Guardia di Finanza, era stato sottoposto ad una “sistematica spoliazione”. e che i fondi destinati ai degenti erano stati utilizzati per le esigenze personali di Luberto e del suo entourage. Ne derivavano il mancato o parziale pagamento degli stipendi ai dipendenti ed una serie di gravi violazioni fiscali.

L’IPG in crisi finanziaria.

La crisi dell’ istituto Papa Giovanni XXIII di Serra d’ Aiello va avanti da anni e si è aggravata sempre più col passare del tempo, tanto che, il 23 giugno scorso, l’ arcivescovo di Cosenza, mons. Salvatore Nunnari, ha scritto al presidente della Regione, Agazio Loiero, e all’ assessore regionale alla Salute, Doris Lo Moro, annunciando l’ intenzione di arrivare “all’ immediata sospensione dell’ attività dell’ Istituto in attesa di verificare la praticabilità delle procedure estintive della Fondazione”. L’ istituto di ricovero per anziani e disabili ospita attualmente 363 degenti, mentre i dipendenti sono centinaia, ma in alcuni periodi sono arrivati ad essere anche 2.000. Da mesi non percepiscono lo stipendio e in più occasioni sono scesi in piazza per reclamare quanto gli è dovuto. In passato la struttura è stato un sicuro punto di riferimento per tutti coloro che hanno avuto bisogno di assistenza, ma da anni, ormai, è in preda ad una crisi finanziaria alla quale ancora non è stato fatto fronte. Il Papa Giovanni è gestito da una Fondazione che fa capo alla Diocesi di Cosenza e da anni è al centro delle polemiche per le sue condizioni strutturali e igieniche. Nell’ ottobre scorso, proprio per questi motivi, era stato anche sequestrato dalla guardia di finanza. Da tempo la Regione Calabria sta cercando una soluzione alla vicenda per arrivare alla costituzione di un nuovo soggetto giuridico che si faccia carico della gestione della struttura, ma al momento una scelta definitiva non è stata ancora compiuta. Al riguardo, nelle scorse settimane, era stato riferito che c’ erano degli interlocutori romani disposti a partecipare all’ operazione.

Indagato Mons. Agostino. La Procura della Repubblica di Paola sta svolgendo indagini sull’ex arcivescovo di Cosenza, mons. Giuseppe Agostino, nell’ambito dell’inchiesta sui presunti illeciti nella gestione dell’Istituto di assistenza Papa Giovanni XXIII di Serra d’Aiello. E’ quanto si è appreso da fonti giudiziarie. In particolare la Procura di Paola e la Guardia di finanza stanno verificando l’operato di mons. Agostino in relazione alla mancata rilevazione degli illeciti che sarebbero stati commessi nella gestione dell’istituto, con particolare riferimento all’appropriazione di fondi e di beni di proprietà dell’istituto. Situazione che ha determinato il dissesto finanziario dell’ente, con conseguente degrado strutturale ed igienico dell’Istituto.
Sequestrato l’Istituto Papa Giovanni. La Guardia di finanza sta eseguendo il sequestro preventivo dell’Istituto di assistenza socio-sanitaria Papa Giovanni XXIII di Serra d’Aiello nell’ ambito dell’ inchiesta che ha portato all’arresto dell’ex presidente dell’istituto, il sacerdote don Alfredo Luberto, e di un ex componente del consiglio d’amministrazione, Fausto Arcuri. I finanzieri stanno anche eseguendo il sequestro di un appartamento, definito “di lusso” da inquirenti ed investigatori, di proprietà di don Alfredo Luberto e ritenuto provento della presunta attività illecita svolta dal sacerdote nella gestione dell’istituto di assistenza. Agli arrestati viene anche contestato il reato di abbandono di incapace in relazione alle condizioni di degrado in cui sono stati costretti a vivere le persone ospitate nell’Istituto di assistenza.I degenti restarono nell’Istituto. Restano nell’istituto i 363 degenti del Papa Giovanni XXIII, la struttura di assistenza socio-sanitaria di Serra d’Aiello sequestrata stamattina dalla Procura della Repubblica di Paola. Il sostituto procuratore della Repubblica Eugenio Facciolla, titolare dell’inchiesta che ha portato al sequestro dell’istituto ed all’arresto dell’ex presidente e di un ex componente del Cda del Papa Giovanni XXIII, ha infatti disposto l’affidamento in custodia giudiziale delle struttura, che continuerà così a svolgere la propria attività. “Sperando – ha detto Facciolla all’Ansa – che nel frattempo Regione Calabria, Azienda sanitaria e Curia arcivescovile di Cosenza si mettano finalmente d’accordo su chi deve mettere in atto gli interventi per migliorare le condizioni strutturali dell’istituto, risolvendo una grave questione che si trascina da anni a discapito dei degenti. Interventi che sono, tra l’altro, estremamente urgenti”.

Casi di scabbia tra i degenti. Sono molti i casi di scabbia tra i 363 degenti dell’istituto di assistenza Papa Giovanni XXIII di Serra d’Aiello, sequestrato stamattina dalla Guardia di finanza nel corso di un’operazione che ha portato anche all’arresto dell’ex presidente, il sacerdote Alfredo Luberto, e di un ex componente del Cda della struttura, Fausto Arcuri. La scabbia, secondo quanto è emerso dalle indagini, è stata provocata dalle condizioni di abbandono igienico e strutturale in cui si trova l’istituto malgrado la presenza di 900 dipendenti. La struttura versava da anni in una situazione di caos gestionale che rendeva molto precaria anche l’assistenza ai degenti, molti dei quali ospitati nell’istituto da anni.

Facciola “Nell’Istituto situazione pazzesca”. “Una situazione pazzesca”. Così il sostituto procuratore della Repubblica di Paola Eugenio Facciolla, parlando con l’Ansa, ha definito la condizione in cui versava da anni l’istituto di assistenza Papa Giovanni XXIII di Serra d’ Aiello, sequestrato stamattina in coincidenza con l’ arresto dell’ex presidente e di un ex componente del Cda. “L’istituto – ha aggiunto Facciolla – versava ormai da anni in una situazione di abbandono sul piano strutturale ed igienico. Tra i degenti sono molti i casi di scabbia. A questo si aggiunge la grave situazione sul piano finanziario della struttura, che determinava, tra l’altro, la mancata attuazione degli indispensabili interventi di manutenzione. Al Papa Giovanni XXIII, tra l’ altro, non si poteva fare nulla per migliorare la struttura perché le somme che arrivavano dalla Regione Calabria, con cui l’istituto è convenzionato, finivano direttamente nelle tasche dei dipendenti, che avevano ottenuto l’emissione di decreti ingiuntivi in loro favore per garantirsi il pagamento degli stipendi”. “La fornitura di medicine – ha detto ancora Facciolla – era garantita da una farmacia della zona che era l’unica disponibile a fornirle malgrado la mancanza di garanzie nei pagamenti. Le altre farmacie che in passato avevano avuto rapporti con l’istituto si rifiutano da tempo di fornire le medicine in considerazione delle ingenti somme che accreditano. Da qui i problemi che abbiamo rilevato nell’assistenza sanitaria ai dipendenti”.

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