>VIA VILLINI SVIZZERI, REGGIO CALABRIA

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Domenica scorsa sul sito http://www.strill.it/ una gustosa pagina di storia che dà spiegazione di una curiosità relativa alla città dello Stretto.

Per capire perché, a Reggio Calabria, due strade siano denominate una ‘Via dei Villini Svizzeri’ e l’altra ‘Via dei Villini Norvegesi’, bisogna fare un passo indietro. …

Un passo lungo ormai quasi cento anni; per come racconto nella miniserie, di eventi storici che riguardano Reggio, da me curata: “noterelle di storia reggina”.
Com’è tristemente noto, il 28 dicembre del 1908, a seguito di una serie di fortissime scosse sismiche, le città di Reggio e Messina restarono totalmente distrutte.
A Reggio e provincia si hanno 25 mila morti, di cui 12 mila nella sola città; migliaia sono i feriti, decine di migliaia i senzatetto, perché il 90 % degli edifici privati e pubblici risulta demolito o impraticabile.
I soccorsi ai Reggini e ai Messinesi arrivarono da tutte le parti del mondo; in una prima fase furono viveri e beni di prima necessità; subito dopo furono baracche per ospitare i sopravvissuti.
E qui si originano le motivazioni dei due toponimi stradali che ci interessano.
Nel febbraio del successivo 1909, le Prefetture di Reggio e Messina vengono informate dell’intenzione della Croce Rossa Svizzera di offrire, ai terremotati, degli chalets: case di legno, piccole, semplici, ma dotate di tutti i conforti. Con la sola, significativa, condizione
che “le case non diventino oggetto di traffico, ma siano proprietà gratuita di quelli che hanno perduto la loro casa nella catastrofe”.
Così, espletate le necessarie procedure, quella benefica Istituzione costruì sedici chalets a Reggio e ventuno a Messina.
Per quelli di Reggio, l’Amministrazione Comunale indicò un suolo nella contrada Trabocchetto, a mezza costa, in posizione eccezionale, aperta al panorama dello Stretto.
Lo Stato provvide agli espropri e alle infrastrutture civili, nonchè all’apertura di una strada per allacciare il centro urbano con quello che venne chiamato: ‘Villaggio Svizzero’; e la strada fu subito denominata ‘Via dei Villini Svizzeri’.
Ogni casetta occupava un’area di quattrocento metri quadrati, con un terreno attorno destinato a giardinetto; era bifamiliare, a due piani, con graziosa scaletta esterna e con le ante delle finestre decorate col classico cuoricino.
A ciascun chalet, i donatori svizzeri assegnarono anche un nome: Guglielmo Tell, Altdorf, Jungfrau, Sempione, San Gottardo, Cervino, Spluga, Sentis, Reno, Rodano, Keller, Pestalozzi, Haller.
Medesime procedure furono contemporaneamente seguite dalla Croce Rossa Norvegese, che inviò altre sedici strutture abitative, anch’esse bifamiliari.
Erano, naturalmente, in legno, con veranda antistante la facciata; vennero impiantate su un terreno contiguo ai primi, e il complesso si chiamò a sua volta: ‘Villaggio Norvegese’; da dove “Via dei Villini Norvegesi”.
Nella nostra toponomastica si trovano anche: via Pensilvania, via Georgia, via Friuli, via Trento e via Roma, a ricordo dei Comitati di Soccorso americano, romano, friulano e veneto-trentino, che si distinsero per tempestività e generosità.
Il fatto che ancora oggi, a distanza di un secolo, questi toponimi siano stati mantenuti, sta a testimoniare che Reggio non ha dimenticato chi La soccorse nel momento della grande tragedia.
Questo dei rapporti fra Reggio e il resto del mondo che venne in suo aiuto nel 1908 è, comunque, un argomento di grande interesse storico oltre che socio-culturale, che merita di essere ripreso e approfondito, soprattutto tenendo conto proprio della prossima ricorrenza del centenario del catastrofico sisma.

Franco Arillotta

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