>IL MISTERO DEL SAURO DI GIRIFALCO

>

di
Domenico Canino
dal sito

http://www.edicolaweb.net/

Anno 1971. A Girifalco, paesino collinare della Calabria a metà tra Jonio e Tirreno, una incredibile alluvione dovuta a più di 20 ore di pioggia ininterrotta e copiosa, provoca forti smottamenti nei terreni limitrofi al centro abitato.
Cessato il diluvio, l’avvocato Mario Tolone Azzariti, per conto di alcuni proprietari terrieri, viene incaricato dei sopralluoghi per la stima dei danni ai terreni. Nel corso di queste visite, nella zona di Caria, dove si sono verificate grandi frane e si sono create ampie fratture nel terreno, il nostro avvocato rinviene una testa di terracotta antropomorfa che reca alcune iscrizioni incise in caratteri indecifrabili.
L’avvocato Tolone Azzariti ha una solida cultura classica, sviluppatasi in anni di studio nelle biblioteche storiche e nel Museo archeologico Nazionale di Napoli, ma non ha mai visto oggetti di tale fattura, non sono di epoca magno-greca, ma neppure fenici o romani…
Fortemente incuriosito dal misterioso oggetto, allarga il raggio della ricerca a tutte le aree del circondario a caccia di altri reperti poiché, se di una nuova civiltà vera e propria si tratta, ci devono essere molti altri segni di presenza.
Per i successivi 20 anni, l’avvocato non avrà pace, dedicherà tutto il suo tempo libero e molte risorse economiche, allo scavo ed alla ricerca di altri reperti di questo antico popolo italiota.
La ricerca si rivela fruttuosa, i ritrovamenti sono copiosi, alcune centinaia addirittura.
Quella frana ha fatto riemergere dal passato una civiltà sconosciuta; ciotoli incisi con strani caratteri (petroglifi), splendide sculture in pietra calcarea rappresentanti donne con pettinature raffinatissime e con incisioni rappresentanti il culto del sole ed il culto dell’albero ed una splendida statua di pietra calcarea rappresentante una donna che è trascinata da un enorme toro che volge la testa all’indietro, molto simile a quello presente sulle monete dell’antica Sibari. E poi ancora, statue di terracotta con uomini a cavallo, steli di terracotta con strani simboli religiosi, una sfinge di terracotta di fattura particolarissima, bassorilievi di terracotta rappresentanti uomini con in risalto grandi attributi fallici, simbolo evidente di primordiale fertilità, e poi ancora meridiane solari, dischi con incisioni di particolari caratteri e simboli rappresentanti animali, come il cervo ed il serpente.
Ed ancora, armi, quali punte di lancia in pietra, asce e punteruoli per la scultura della pietra, anch’esse recanti incisioni indecifrate; alcune armi non sono di pietra del luogo ma di ossidiana, proveniente dalle isole Eolie; una in particolare è bellissima, ed ha la parte alta a coppa per un manico ad incastro molto simile a quella di Oetzi, la mummia dell’età del rame.
E poi urne cinerarie di pietra e di terracotta e molti scheletri umani, addirittura un ossario con tonnellate di ossa.
Di questo immenso tesoro l’avvocato Tolone Azzariti informò prontamente la soprintendenza archeologica della Calabria, sin dalla prima fase di scavo, per ottenere aiuti nella ricerca e soprattutto ausilio nella decifrazione e datazione dei reperti. Ma la soprintendenza, nonostante abbia nel tempo effettuato numerose ispezioni, si è sempre astenuta da pareri ufficiali per quanto riguarda le datazioni, non fornendo così alcun sostegno né economico né di ausilio agli studi per la ricerca storica sui reperti.

Ma veniamo al pezzo forte della collezione dell’avvocato Tolone Azzariti, quello su cui si puntano tutti gli interrogativi degli studiosi, e per cui il collezionista è stato addirittura tacciato di falso. Si tratta di una statua di terracotta di circa 18 cm di lunghezza raffigurante uno strano sauro con delle placche sulla schiena. Le placche sono triangolari e scorrono lungo il dorso sino alla coda. La vista dall’alto dell’oggetto rivela una strana piegatura delle placche, come se l’animale fosse stato raffigurato in movimento sul terreno.
Le zampe sono grosse e goffe, come di un animale di grande stazza, e non simili a quelle di una lucertola o di altro sauro moderno, come il tritone crestato o altri tipi di salamandra cui la scultura è stata accostata.
Non esiste alcun tipo di salamandra o sauro tipo iguana tra le specie attualmente conosciute, che abbia delle placche simili, ed allora basta prendere un qualunque manuale di paleontologia e ci si rende conto che l’animale raffigurato nella scultura appartiene alla specie degli stegosauri, una specie di dinosauri con le placche che gli scienziati affermano essersi estinta circa 65 milioni di anni fa.
Non è possibile, non può essere – affermano i paleontologi e gli storici, ma intanto la scultura esiste e l’avvocato Tolone Azzariti afferma di averla trovata nelle terre di Caria insieme a centinaia di altri reperti di età antica, di una civiltà pre-greca della Calabria, cioè di almeno 3000 anni fa.
La statua è stata ritrovata in due frammenti e poi ricomposta con un po’ di adesivo.
Nella collezione è presente un’altra raffigurazione dello strano sauro in bassorilievo su lastra di marmo grezzo, con le stesse identiche caratteristiche fisiche, e nella stessa teca c’è anche un grande osso fossile di un animale sconosciuto, ed una mandibola con grandi denti, anch’essa fossile.
“Se la statua di terracotta rappresentante il terribile sauro fosse un falso, non dovrebbe essere affatto difficile provarlo sottoponendola a datazione radiocarbonio 14 – afferma l’avvocato Tolone Azzariti – ma se il reperto è autentico ed antico almeno di qualche migliaio di anni, saremmo di fronte ad un incredibile enigma archeologico”.

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One Comment su “>IL MISTERO DEL SAURO DI GIRIFALCO”

  1. Siol Says:

    >Essendo una statua non può essere esaminata con il test del radiocarbonio 14, quel test si effettua sugli esseri viventi e sulla materia organica.


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