>QUOQUE TU WALTER…?

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Eccezionale articolo di Paolo Pollichieni, su Calabria Ora di ieri 19 agosto 2007 a commento della proposta di Walter Veltroni di cambiare le regole di assegnazione degli appalti pubblici come strumento più efficace di contrasto della ‘ndrangheta.
Le proposte per rendere , da subito, la lotta alle mafie non mancano e sarebbero di facile introduzione nell’ ordinamento giuridico italiano, sottolinea Pollichieni
In particolare mi fa pensare il fatto che da una parte si tagliano i fondi agli organi che devono svolgere l’azione di contrasto allo strapotere delle mafie, e dall’ altro aumenta il numero delle associazioni antimafia, le quali , in genere, prendono un morto più o meno importante e cominciano ad operare producendo l’ antimafia danzante e militante di cui parla Pollichieni, la quale serve solo a sperperare denaro essendo di assoluta inutilità.

Forse sarebbe il caso che qualcuno a Walter Veltroni spiegasse un pò di cose prima di farlo straparlare di appalti e ‘ndrangheta.
La prima cosa che gli si dovrebbe ricordare, in parte lo ha fatto il suo compagno di partito Marco Minniti, è che in Calabria la stazione unica degli appalti è gia iniziativa di legge (per iniziativa del tanto vituperato, in parte meritatamente, Consiglio regionale); che le amministrazioni locali possono già da oggi chiedere alle prefetture la gestione delle gare d’appalto e che nel territorio della Provincia di Crotone la centrale unica degli appalti è realtà da oltre un anno, anche se l’ unico ente a non aderirvi è stata l’ Azienda sanitaria locale; che l’ azienda Ospedaliera di Reggio ha già girato alla Prefettura gare d’appalto per quasi cento milioni di euro.
Si è in ritardo, invece, nel dare vita alla centrale unica degli acquisti che dovrebbe impedire le mazzette nel settore della sanità pubblica, dove un presidio sanitario continua a costare un prezzo diverso a seconda dell’ Asl o dell’ ospedale che lo compra.Ma di questo ritardo magari Walter potrà chiedere spiegazioneall’assessore alla Sanità della Regione Calabria(Doris Lo MOro sua collega di partito).
Resta il fatto che dei trentacinque miliardi di Euro(pari al 3.5% del Pil ed al 18% della ricchezza prodotta in Calabria) che la ndrangheta fattura ogni anno, solo poche centinaia di milioni arrivano dagli appalti pubblici mentre il grosso è assicurato dal racket e, sopratutto, dal controllo dei traffici internazionali della droga.
E resta il fatto che a San Luca di appalti pubblici non se ne vedono da anni e men che meno a Platì e ad Africo.
Insomma non è per il controllo degli appalti che si sta sparando in Calabria e non è per la gestione delle opere pubbliche che i sicari sono andati in trasferta fino a Duisburg per firmare il massacro di Ferragosto.
Alla ndrangheta gli appalti servono solo nella misura in cui possono accrescerne e ribadire il controllo del territorio, la selezione del mercato del lavoro, il rapporto con la politica locale. Non è poco, certo, ma lo scopo sociale della ‘ndrangheta , ormai dalla stagione del doposequestri ad oggi, è diventatoil controllo internazionale del narcotraffico e , attraverso esso, il reinvestimento nella gestione dell’ economia illecita e di quella legalizzabile.
Ed è proprio in questo settore che è stata abbassata pericolosamente la guardia negli ultimi lustri.
Lo si è fatto con una legislazione premiale ed a senso unico: lo si è fatto con la riduzione degli investimenti nel settore delle investigazioni; lo si è fatto con lo scudo fiscale e con le politiche del condono; lo si è fatto con gli imperdonabili ritardi che caratterizzano l’ adesione italiana alle norme internazionali di contrasto del narcotraffico.
Eppure su questo terreno da Veltroni non arriva una indicazione, un impegno, un’assunzione di responsabilità.
Facciamo giusto un esempio: in queste ore del dopo Duisberg assistiamo al rimpallo di responsabilità tra le autorità di governo italiane e quelle tedesche, Gli italiani rimproverano : vi avevamo avvertiti ma non avete fatto nulla per agevolare le nostre indagini.I tedeschi replicano: le norme che consentono ai magistrati diel vostro paese di intervenire sui beni esteri di proprietà di organizzazioni criminali italiane, il vostro Governo le ha ratificate solo nel 2006 ma erano state predisposte sin dal 2000 al termine del vertice mondiale di Palermo organizzato dall’Onu per la lotta al narcotraffico.
Ed è proprio vero:il Parlamento italiano ha impiegato cinque anni per ratificare le norme che aveva contribuito a scrivere nel vertice mondiale di Palermo.
Se quelle norme fossero state attivate per tempo il rapporto dei carabinieri del Ros, che ha censitosessantaquattro investimenti immobiliari delle cosche di San Luca in Sassonia, non avrebbe conosciuto l’archiviazione alla quale, invece, è dovuto soccombere nel 2005.
Di più: il centrosinistra è alla guida del Paese da tredici mesi, ma la legislazione premiale voluta dal Governo Berlusconi è rimasta inalterata.Basterebbe, invocano i magistrati, escludere dal patteggiamento allargato e dai riti alternativi i reati di mafia. Ed invece il dibattito politico, dopo la stagione dell’ indulto senza amnistia, si balocca sulla possibilità di escludere dal codice la pena dell’ ergastolo.A sentire Veltroni c’è il rischio di cadere nel trappolone, non sgradito a certa magistratura che preferisce bersagliare gli amministratori locali piuttosto che rischiare di finire nel mirino della ‘ndrangheta dei kalashnikov e che vorrebbe indicare la politica locale l’ unico sostegno della ‘ndrangheta.
NOn è così.Purtroppo non è così.
Alla politica locale spetta il non facile lavoro di disinquinamento dei suoi circuiti. Spetta il rifiuto del voto di scambio e la messa al bando di quelle figure “simpatiche” alle cosche. Ma alla holding criminale che la ‘ndrangheta rappresenta proprio per le sue accertate dimensioni trasnazionali, è lo Stato in quanto tale che deve portare l’ attacco.
E lo deve fare anzitutto fornendo alla magistratura ed alla polizia giudiziaria le risorse necesssarie.
Lo sa Walter Weltroni che nel dicembre scorso ai settori della polizia giudiziaria che indagavano sull’ omicidio Fortugno è stato tagliato del 50% il budget per il lavoro straordinario?
E a conoscenza Walter Weltroni del fatto che il Comando generale dei carabinieri è stato costretto a diffondere una circolare con la quale abbatte del 30% le spese per il pattugliamento del territorio in modo da risparmiare sulla benzina e sulle macchine? Perchè non chiede al prefetto Luigi De Sena, frettolosamente richiamato a Roma, di quando ha dovuto anticipare carte, fotocopiatori e personale alla Procura distrettuale per consentire che venissero stampati ordini di cattura rimasti in sospeso per mancanza di soldi?
Non cene voglia, il probabile futuro leader del Partito Democratico, che del resto ha tutta la nostra simpatia ed anche un bel pezzo della residua fiducia rimastaci, ma come calabresi siamo stanchi di slogan, aneddoti e analisi superficiali.
Ed anche sul fronte dell’antimafia danzante e militante apra bene gli occhi il buon Walter. In queste giornate terribili i presenzialisti di ieri sono rintanati in casa.
Eppoi come non trarre insegnamento da quelle inercettazioni rubate all’assessore Campanella del comune di Villabate che riceveva dal suo “capomandamento” l’ invito ad organizzarla, ogni tanto, “una bella manifestazione antimafia”.

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One Comment su “>QUOQUE TU WALTER…?”

  1. Anonymous Says:

    >Il giornalista romano ha rinunciato in extremis alla candidatura Antonello De Pierro non correrà più per la guida del Partito Democratico Il direttore di Italymedia.it e storico conduttore di Radio Roma, oltre che leader del movimento “L’Italia dei diritti”, aveva deciso di candidarsi, ma come si apprende dal coordinatore nazionale del movimento stesso Dario Domenici, è stato costretto a ritirarsi per motivi personali Aveva accettato di candidarsi per le Primarie del 14 ottobre 2007, per concorrere alla carica di segretario nazionale del Partito Democratico, dopo che da più parti gli erano giunte richieste in tal senso, e, sostenuto da più associazioni e gruppi, oltre naturalmente che dal movimento per i diritti dei cittadini “L’Italia dei diritti”, di cui è presidente, aveva avviato in tutta la penisola la raccolta delle firme necessarie da consegnare entro il termine fissato, per accedere all’elenco degli aspiranti. In extremis però il popolare giornalista Antonello De Pierro, direttore di Italymedia.it http://www.italymedia.it e voce storica dell’emittente radiofonica Radio Roma, giannizzero di tante battaglie in campo sociale, sempre per tutelare i diritti dei più deboli, schierato contro l’arroganza dei potenti e la corruzione dilagante di settori deviati delle istituzioni, per motivi personali ha rinunciato a candidarsi. E’ quanto è stato reso noto dal coordinatore nazionale del movimento “L’Italia dei diritti” Dario Domenici, che non ha specificato il motivo della defezione, che come già accennato risalirebbe a motivi prettamente personali. Sembra che la decisione di De Pierro di concorrere alla carica per cui sono candidati Walter Veltroni, Furio Colombo, Enrico Letta, Rosy Bindi, Mario Adinolfi ed altri, sia scaturita dalla necessità soggettiva di apportare una ventata di forte coinvolgimento sociale in una classe politica ormai impopolare, e sempre fedele al suo motto, ripescato nell’archivio geniale di Cesare Pavese “Non bisogna andare incontro al popolo, ma essere popolo”. Ed è proprio ciò che il giornalista romano ha da sempre fatto, dalle pagine dei giornali diretti, dalle frequenze radiofoniche, ma soprattutto grazie all’indole solidale che lo caratterizza, facendosi carico di problemi che nella maggior parte dei casi, con l’impegno, la caparbietà e la forza mediatica ha brillantemente risolto, rivendicando la sua indipendenza e non preoccupandosi giammai di potersi mettere contro i cosiddetti potenti. Spesso ha pagato anche sulla propria pelle le omissioni e le falsificazioni clamorose a livello istituzionale, e successivamente le ritorsioni, solo, in virtù del suo innato senso di giustizia, per aver tentato di far rispettare dei sacrosanti diritti, che nelle circostanze erano stati spudoratamente calpestati. Italymedia.it è da sempre un portale di informazione libera che denuncia tutto il marcio che riesce a smascherare, in maniera politicamente trasversale, la giustizia e i diritti non hanno colore, anche perché è pura retorica, peraltro piuttosto patetica la convinzione che le ingiustizie e i soprusi siano peculiarità di questa o di quella classe politica. Dove esiste l’uomo c’è il pericolo di degenerazione morale, ed è dovere sacrosanto di chi si muove nella legalità denunciarlo, anche se ciò non sempre avviene, ed è un dato di fatto che spesso il delinquente è più forte dell’onesto, e muoversi nell’illecito è più agevole che addentrarsi nei vincoli che la codificazione legale impone. Tra l’altro il giornalista e conduttore era considerato l’unico che avesse qualche improbabile e comunque inutile chance in più, di fronte a Superwalter, che dopo il grande consenso conquistato meritatamente alla guida dell’amministrazione capitolina, ha già in tasca la leadership del nascente Partito Democratico. I candidati Rosy Bindi ed Enrico Letta, facenti parte di un governo che ha fortemente deluso anche il suo stesso elettorato, non hanno alcuna speranza a cui aggrapparsi per ottenere l’ambita posizione di vertice. Il leader de “L’Italia dei diritti” comunque sosterrà Walter Veltroni, persona che ha dichiarato in più occasioni di stimare umanamente e politicamente da sempre e in cui ripone grande fiducia, ed ha annunciato che presto, “viste le pressioni della gente e dei fedeli lettori, ascoltatori e sostenitori, non potrà esimersi dall’affacciarsi sulla scena politica romana e nazionale, per ottenere uno strumento in più al fine di tutelare gli interessi di chi spesso non ha voce, in quanto soffocata dal potere e dall’arroganza di pochi eletti”, priorità diventata ormai una missione ed una ragione di vita.


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