>GARIBALDI AL SERVIZIO DI SUA MAESTA’

>

La pubblicazione di questo scritto è l’occasione di segnalare un appuntamento televisivo con la storia. “Viaggio nel Regno delle Due Sicilie” Sabato 29 Settembre ore 21.15 RAI TRE a cura di Alberto Angela.
Francesco Mario AGNOLI

tratto da: Studi cattolici, n. 560, ottobre 2007, p. 702-705.

Che l’Inghilterra abbia contribuito al successo di Garibaldi nella conquista del Regno delle Due Sicilie e non soltanto con il famoso milione di piastre d’oro turche (il resto del denaro necessario per organizzare la spedizione e, ancor prima, per comprare l’amicizia o quanto meno la neutralità di buona parte dell’ufficialità napoletana venne fornito dal governo piemontese) è da tempo noto e, in linea di massima, non negato nemmeno dalla storiografia agiografica anche se l’argomento viene di solito appena sfiorato. Altrettanto pacifico (quanto meno fra gli storici degni di questo nome) che lo sbarco a Marsala si sarebbe risolto in un disastro alla Pisacane se, ancorati ai bassi fondali davanti a quel porto, non si fossero «casualmente» trovati due vascelli inglesi, l’Argus e l’Intrepid. Garibaldi, che per lunghe ore aveva ansiosamente scrutato il mare alla loro ricerca, tirò un sospiro di sollievo quando vide l’Union Jack lentamente alzarsi poi trionfalmente sventolare al lieve vento proveniente dal mare sulle loro alberature, prima non riconoscibili, perché bianche come quelle napoletane. Del resto è lo stesso Garibaldi a dare conto nelle sue Memorie del sollievo provato nel vedere innalzarsi sui pennoni la «nobile bandiera di Albione», pur se preferisce attribuirgli motivazioni non militari, ma umanitarie, perché la presenza dei due vascelli di Sua Maestà britannica consentì di «risparmiare uno spargimento di sangue umano». In effetti non solo si sarebbe sparso molto sangue dei volontari durante lo sbarco, ma questo sarebbe miseramente fallito se la corvetta napoletana Stromboli, la prima a giungere sul posto, e i vascelli Valoroso, Capri e Partenope, che la raggiunsero quando lo sbarco era ormai a buon punto, non avessero dovuto tardare e limitare il tiro dei cannoni per non arrecare danno ai navigli britannici e consentire agli ufficiali scesi – non si sa perché – a terra, di tornare incolumi a bordo. Sempre che i comandanti napoletani avessero davvero l’intenzione di usarli i loro cannoni, dato che al comando dello Stromboli si trovava l’anglo-napoletano Guglielmo Acton, futuro ministro della Marina nel
governo italiano. A ogni buon conto non era intenzione di Garibaldi minimizzare l’importanza dell’intervento inglese, anzi, nonostante le numerose revisioni cui sottopose le Memorie, l’empito della gratitudine lo induce a scoprirsi, quasi ad ammettere che non si trattò solo di risparmiare qualche caduto e a riconoscersi debitore: «Io, beniamino di cotesti signori degli oceani, fui per la centesima volta il loro protetto».

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2 commenti su “>GARIBALDI AL SERVIZIO DI SUA MAESTA’”


  1. >Interessante l’argomento.

  2. Polis Says:

    >Garibaldi a modo suo ha contribuito nell’Italia Unita.Ma ora c’è bisogno di federalismo!!


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