>GARIBALDI AL SERVIZIO DI SUA MAESTA’ (2)

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Francesco Mario AGNOLI

tratto da: Studi cattolici, n. 560, ottobre 2007, p. 702-705.

La longa manus di Londra

In realtà, all’epoca nessuno in Europa dubitò della connivenza inglese con l’operazione garibaldina (attribuita, per l’esattezza, da ministri e diplomatici a segreti accordi intercorsi non tanto con Garibaldi quanto con Cavour e il governo di Torino, che pure non perdevano occasione per proclamarsi all’oscuro dell’operazione). Difatti le Potenze europee, a cominciare dalla Francia, fecero fioccare proteste sul governo di Londra, che, costretto a fornire spiegazioni, chiese al comandante dell’Argus l’invio di una relazione (ovviamente addomesticata) sui fatti. Nella stessa Inghilterra i parlamentari dell’opposizione misero sotto accusa il governo per quella che definirono una indebita intromissione negli affari di un altro Stato.

Al contrario, per quanto riguarda le imprese compiute dall’«Eroe dei due Mondi» nella prima parte della sua carriera militare sulla sponda americana dell’Atlantico, non si è mai andati al di là di sospetti e mormorazioni pure in presenza di indizi di non poco conto, ricavabili anzitutto dalle ammissioni dello stesso interessato a proposito delle molte protezioni accordategli prima dell’episodio di Marsala, in un periodo nel quale a essere in ballo non era anche il Regno di Sardegna, ma il solo Garibaldi, assistito e protetto, quindi, in proprio.

Sollecitato dalle celebrazioni per il bicentenario della nascita (1807-2007), lo studioso catanese Alessandro Lattanzio, in un recente intervento caratterizzato da notevole vis polemica e dal dichiarato intento di mettere una pietra tombale sul «mito» Garibaldi, pur se pone al centro della propria attenzione soprattutto l’impresa siciliana, riapre anche il capitolo americano. Vede, difatti, la longa manus di Londra non solo nel passaggio a più disponibili partner commerciali della Sicilia, all’epoca titolare, con le sue quattrocento miniere, del 90% della produzione mondiale di zolfo, materia prima oggetto di una crescente domanda internazionale in quanto indispensabile al sempre più impetuoso processo di industrializzazione (il Lattanzio lo definisce «il lubrificante del motore dell’imperialismo, soprattutto di quello inglese»), ma anche nelle guerre e guerriglie che a cavallo degli anni Trenta e Quaranta del XIX secolo imperversarono nell’America Latina.

Come si è detto, per quanto riguarda la conquista del Regno delle Due Sicilie gli indizi sull’aiuto fornito dall’Inghilterra a Garibaldi (e a Cavour) hanno acquisito la gravità e concordanza necessarie per elevarli alla dignità di prova. Adare un unico significato alla corresponsione, già di per sé estremamente significativa, delle somme necessarie e al determinante intervento sul campo vi sono pressanti interessi economici dal momento che il governo borbonico – già in odore di «Stato canaglia» perché la sua flotta commerciale, in costante crescita, faceva una sgradita concorrenza a quella inglese in tutto il Mediterraneo e oltre – si era macchiato di una imperdonabile colpa quando, volendo procedere alla modernizzazione delle proprie zolfatare, fonte principale della ricchezza del Regno, era entrato in trattative con una impresa francese per cedergliene lo sfruttamento, fino ad allora monopolio di ditte inglesi. Non meno importanti le considerazioni politiche, che, in una scena mondiale dominata dal contrasto fra le due massime Potenze europee, Francia e Inghilterra, rendevano allettante il progetto della creazione ai confini meridionali della Francia di una nuova compagine statale, legata a Londra da vincoli di riconoscenza e subalternità, di secondo piano, ma abbastanza forte da costituire, quanto meno nell’area mediterranea, un ostacolo alle ambizioni francesi. Del resto sono ben note le trattative – che attribuivano un ruolo determinante a Garibaldi, beniamino del popolo britannico per le sue esternazioni antipapiste – intercorse fra l’Inghilterra e il Regno Sardo (peraltro attento a tenere il piede in due staffe per assicurarsi anche il sostegno della Francia di Napoleone III, che, desideroso di mettere un napoleonide sul trono delle Due Sicilie, prometteva in compenso ai Savoia l’annessione al Piemonte delle regioni dell’Italia settentrionale).

Più difficili da decifrare le vicende sudamericane, anche per la mancanza di documentazione e l’imprecisione e non di rado l’inattendibilità delle notizie fornite nelle sue Memorie dallo stesso Garibaldi, perfettamente consapevole che molte delle imprese di cui era stato protagonista in quel periodo della sua vita potevano prestarsi il fianco a non poche critiche, capaci di appannare l’immagine pubblica del disinteressato eroe di cui era gelosissimo.

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