>GARIBALDI A SERVIZIO DI SUA MAESTA’ (3)

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Francesco Mario AGNOLI

tratto da: Studi cattolici, n. 560, ottobre 2007, p. 702-705.

Gli interessi in gioco

Indubbiamente l’impero britannico aveva forti interessi anche in America Latina e in particolare nell’immenso bacino del Rio de la Plata, dove operavano numerosi vascelli della sua flotta commerciale, ed è noto che gli inglesi, interessati a indebolire l’impero brasiliano, favorirono, in accordo con la ricca borghesia uruguaiana e, a volte, con l’Argentina, il tentativo di secessione della provincia di Rio Grande do Sul promosso dai ricchi latifondisti di lingua e cultura spagnola, spietati sfruttatori del lavoro degli indiani e dei negri importati dall’Africa e, quindi, avversi alla politica integrazionista del governo brasiliano.
Secondo il Lattanzio Garibaldi venne assoldato per svolgere il ruolo di «raider», ovvero incursore nelle retrovie dell’esercito brasiliano al fine di sconvolgere l’economia dei territori nemici con razzie di bestiame, incendi dei raccolti, sanguinose devastazioni dei villaggi, che, dopo il saccheggio e l’uccisione degli abitanti che non avevano fatto in tempo a cercare scampo nella foresta, soprattutto donne e bambini, venivano dati alle fiamme.

Tuttavia, mentre vi sono prove precise dell’intervento inglese e della triangolazione Londra-Torino-Caprera per favorire l’impresa siciliana, per l’America non solo manca qualunque pur labile prova che Garibaldi vi sia stato mandato dagli inglesi, ma tutto lascia credere a una decisione individuale conseguente alla necessità di abbandonare il Piemonte dopo la condanna a morte (3 giugno 1834) per la partecipazione al fallimento dell’insurrezione organizzata (dal territorio svizzero) da Giuseppe Mazzini e la diserzione dalla Marina sarda. È possibile che alla scelta dell’America del Sud non sia estranea l’affiliazione alla Giovane Italia avvenuta a Marsiglia nel 1833, ma non di valore determinante. Il continente latino-americano era da tempo oggetto di un relativamente intenso flusso migratorio di genti liguri, in gran parte marinai e commercianti marittimi, che vi avevano costituito alcune piccole comunità. Il fatto che al loro interno fossero numerosi gli ex giacobini, i militari che avevano combattuto con Napoleone, e, nella generazione più giovane, i carbonari e i repubblicani mazziniani costretti all’esilio per avere partecipato ai falliti moti degli anni Venti e Trenta, rappresentava un’attrazione per un ligure di sentimenti patriottici e liberali, che, grazie alla condanna a morte inflittagli dal governo sardo, poteva contare su una favorevole accoglienza da parte di un ambiente largamente penetrato dalle idee rivoluzionarie. A escludere previ contatti con Londra anche il fatto che, fino a quel momento, Garibaldi non aveva ancora aderito alla massoneria, all’epoca collaudato tramite della politica imperiale inglese. Difatti, pur se in merito sussistono versioni diverse in particolare per quanto riguarda il luogo e la data, anche quella che anticipa al massimo l’iniziazione ai misteri massonici la colloca proprio a Rio Grande do Sul, poche settimane dopo lo sbarco, e per di più in una loggia irregolare, la Asilo de la Vertud, non collegata ai Grandi Orienti di Londra e di Parigi (Garibaldi dovrà difatti provvedere, probabilmente dieci anni dopo e a Montevideo, alla propria regolarizzazione massonica).

In definitiva, manca fino allo sbarco a Rio de Janeiro, avvenuto in data imprecisata fra il novembre 1835 e il gennaio 1836 l’occasione per l’arruolamento di Giuseppe Garibaldi sotto l’Union Jack, sia pure nella particolare qualità di «raider» o corsaro (comunque il rilascio, diretto o indiretto, di «patenti» per lo svolgimento di queste collaterali attività bellico-economiche aveva in Inghilterra una lunga e consolidata tradizione). Pur se mancano le prove documentali (non però quelle indiziarie) che sia stata colta, l’occasione si presentò invece e assai allettante dopo l’arrivo a Rio Grande do Sul. Qui, difatti, i fuoriusciti italiani facevano capo a un giovane studente in legge, mazziniano genovese, Luigi Rossetti, riparato in America nel 1827. Con lui il quasi coetaneo Giuseppe Garibaldi strinse poco dopo il suo arrivo un forte legame, fatto di reciproca simpatia, di comunanza di idee politiche (1), e, da parte del Rossetti, di ammirazione per la forte personalità e la nomea di patriottismo e di coraggio che accompagnavano il nuovo arrivato; e, non ultimo, per il suo successo con le donne. Un’amicizia subito tradotta nell’avvio di una serie di comuni imprese fra commerciali e militari, con non poche venature piratesche, che li vedranno fianco a fianco fino agli ultimi mesi del 1840, quando (24 novembre) il Rossetti trovò la morte mentre partecipava all’inutile assedio di Porto Alegre, capitale in pectore della Repubblica riograndina, ma occupata da truppe brasiliane.

1) Così Garibaldi descrive nelle sue Memorie l’incontro col Rossetti: «Gli occhi nostri s’incontrarono, e non sembrò per la prima volta, com’era realmente. Ci sorridemmo reciprocamente, e fummo fratelli per la vita, per la vita inseparabili».

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