>ADESSO DITECI CHE NON E’ VERO

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Articolo apparso su Calabria Ora del 19/10/2007

di
Paolo Pollichieni

Per favore diteci che non è vero e ditecelo subito.
Che arrivino immediatamente convincenti smentite,perché un altro carico di inquietanti ombre attorno all’omicidio Fortugno la Calabria non è in grado di sopportarlo.
Chi ha il potere, ed il dovere, di farlo dimostri che non è vero quel che trapela. Che non è vero sia bastata una banale visita dell’ispettorato del lavoro per bruciare la copertura di Bruno Piccolo, informando il suo datore di lavoro, il titolare del bar Kiwi di Francavilla a Mare,che l’uomo assunto non era il signor Bruno Dandolo, giovane emigrante calabrese, vedovo con due bambini ricoverati in istituto a Bologna, bensì il “temibile” Bruno Piccolo, affiliato alla ‘ndrangheta e poi maggior teste d’accusa nel processo per l’omicidio del vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria. Proprio così: la vita, la sicurezza,la nuova identità, la protezione di un collaboratore di giustizia testimone del più devastante delitto politico-mafioso violati da una banale comunicazione dell’Ispettorato del lavoro di Chieti. Non verrebbe da crederci, non vorremmo crederci ma a questo punto non vogliamo neanche sederci sulle verità d’apparato e non intendiamo rimuovere fideisticamente il dubbio che tutto questo possa essere realmente accaduto.
E siano smentiti con fatti concreti e prove tranquillizzanti anche i dubbi, rilanciati da ApCom, sullo stato d’indigenza che avrebbe aggredito Piccolo, fino al punto da fargli tagliare la luce per mancato pagamento della bolletta all’Enel.
E’ ora di scrivere almeno qualche parola di verità in questa inaccettabile storia. Perché il punto è che la morte, carica di dubbi inquietanti, di Bruno Piccolo non è certo un “unicum”,anzi allunga una catena di stranezze, singolarità e coincidenze che sta diventando soffocante non solo per la verità ma anche per il futuro politico ed istituzionale della Calabria.
Vogliamo provare ad elencare le“singolarità” più evidenti?
Partiamo dalla relazione redatta dalla Commissione sulla Asl di Locri. Quella relazione la cui pubblicazione tanti guai ha provocato a Calabria Ora prima e, subito dopo, a testate nazionali come Radio 24, Sole 24ore e Repubblica.it.
Chi firmò quella relazione, il prefetto di Vibo Valentia, Paola Basilone, ha lasciato la Calabria promossa al Ministero degli Interni.
Chi avviò le indagini che portarono all’arresto ed alla successiva collaborazione di Bruno Piccolo e Domenico Novella, il sostituto procuratore distrettuale Giuseppe Creazzo, è stato promosso e richiamato a Roma al Ministero della Giustizia,abbandonando le indagini passate a due suoi validissimi colleghi non calabresi.
E di trasferimento in trasferimento c’è che anche altro pubblico ministero,Roberta Nunnari, ha lasciatola Dda di Reggio Calabria per prendere servizio (certo su sua richiesta,ci mancava anche che la trasferissero d’ufficio) alla Procura di Milano. Ma si dà il caso che la dottoressa Nunnari era il pm che indagava sull’attentato all’ex assessore regionale Saverio Zavettieri, fatto delittuoso che vedremo appellarsi come intimamente connesso all’omicidio Fortugno, come testimoniano le intercettazioni telefoniche e le indagini transitate da quel procedimento a quello contro i presunti autori materiali dell’uccisione del vicepresidente del Consiglio regionale.
Promozione, e trasferimento, anche per Salvatore Arena capo della Squadra mobile ed estensore dei rapporti a carico dei presunti assassini di Fortugno: è questore a Siracusa. E poi c’è il superprefetto Luigi DeSena, spedito in Calabria con ampie pieni poteri proprio in seguito all’omicidio Fortugno e richiamato al suo ruolo di vice capo della Polizia nel bel mezzo dell’estate ed all’indomani di una sua relazione alla Commissione parlamentare antimafia destinata a far discutere per un pezzo.
Anzi no, passata rapidamente nel dimenticatoio.
E già che ci siamo perché non ricordare l’inquietante figura di Francesco Chiefari, ex poliziotto in servizio al Commissariato di Siderno, allontanato per vicende strane, come la sparizione di armi in dotazione alla polizia e taroccamento di relazioni di servizio. Fuori dalla polizia certo, ma subito dopo reclutato come informatore dai servizi segreti,da quel Sismi che scopriva le bombe fasulle in quel di Reggio Calabri ama non riusciva a impedire che due bombe vere venissero collocate dentro gli ospedali di Siderno e Locri, e una di queste esplodeva pure. Tutte e due collocate proprio dall’ex poliziotto.
Tutte e due prodotte con l’utilizzo di esplosivo di tipo militare.
Esplosivo che in parte restava inutilizzato e custodito a Natile di Careri nei pressi di quel cimitero. Chiefari è in carcere da quasi un anno ma delle indagini nulla più si è saputo.
Ed ora ci ritroviamo anche con il“caso Piccolo”.
Al collaboratore di giustizia non è toccata in sorte una promozione e neanche il carcere, a lui è toccato morire in singolare coincidenza con le celebrazioni del secondo anniversario dell’omicidio di Franco Fortugno.
E muore in condizioni quantomeno di “ordinario abbandono”.
Muore con la luce di casa tagliata,muore dopo un precedente tentativo di suicidio andato in buca, con una relazione dell’ispettorato del lavoro che ne rivela l’identità, con una dinamica per nulla tranquillizzante. E con un carico di dubbi che evidentemente assalgono sia i magistrati della Procura di Chieti (che aprono un fascicolo lasciando aperta l’ipotesi di “istigazione al suicidio”),sia i periti medico-legali che si riservano di rispondere ai quesiti sulla morte del giovane solo all’esito di alcuni accertamenti tossicologici da eseguire sugli organi prelevati in sede di autopsia.
Tutto questo mentre la “piazza” è altrove.
E’ distratta.
E speriamo che almeno le distrazioni della “piazza”siano in buona fede e non cinicamente interessate, come quelle di qualche “istituzione”.

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One Comment su “>ADESSO DITECI CHE NON E’ VERO”

  1. Abate Vella Says:

    >Come commentavo sul post riguardante De Magistris: Calabria oggi come la Sicilia nel 1992.Vedremo.


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