>Il vero Re gentiluomo

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L’Ottocento fu un’epoca in cui i grandi valori cavallereschi erano ancora molto in auge, e Vittorio Emanuele II, lasciando che gli si attribuisse il titolo di “re gentiluomo”, ingannò doppiamente gli italiani del Sud.

Leggendo qui si comprende bene perché.

(Il passo che segue, relativo al trapasso di S.M. Francesco II, è stato tratto dall’opera: “Per la traslazione in Santa Chiara di Napoli dei resti mortali degli ultimi Sovrani delle Due Sicilie” – Napoli 1984 – di Padre Gaudenzio dell’Aja, francescano)

”Nella seconda decade di dicembre, la Regina si recò ad Arco (di Trento ndr) per trascorrervi i giorni di Natale e di Capodanno insieme col Consorte, ma la vigilia di Natale le condizioni di salute di Francesco di Borbone si aggravarono. Il 26 dicembre, dopo la celebrazione della Messa, furono amministrati al Sovrano il Viatico e l’Estrema Unzione.
Confortato dalla benedizione del Sommo Pon­tefice, Francesco II si spense in Arco il 27 dicem­bre 1894, alle ore 14,34.
Erano presenti al transito la Regina Maria Sofia, il Conte di Caserta e gli Arciduchi di Au­stria, Alberto, Ranieri ed Ernesto.
Napoli apprese la notizia della morte di Fran­cesco II di Borbone dalle colonne de Il Mattino. Matilde Serao (che non può in alcun modo essere tacciata di filo-borbonismo, anzi… ndr) scrisse in prima pagina un articolo dal titolo « Il Re di Napoli », in cui fra l’altro diceva: «Don Francesco di Borbone è morto, cri­stianamente, in un piccolo paese alpino, rendendo a Dio l’anima tribolata ma serena.
Giammai principe sopportò le avversità della fortuna con la fermezza silenziosa e la dignità di Francesco secondo. Colui che era stato o era parso debole sul trono, travolto dal destino, dalla inelut­tabile fatalità, colui che era stato schernito come un incosciente, mentre egli subiva una catastrofe creata da mille cause incoscienti, questo povero re, questo povero giovane che non era stato felice un anno, ha lasciato che tutti i dolori umani penetras­sero in lui, senza respingerli, senza lamentarsi; ed ha preso la via dell’esilio e vi è restato trentaquat­tro anni, senza che mai nulla si potesse dire contro di lui. Detronizzato, impoverito, restato senza pa­tria, egli ha piegato la sua testa sotto la bufera e la sua rassegnazione ha assunto un carattere di muto eroismo… Galantuomo come uomo e gentiluomo come principe, ecco il ritratto di Don Francesco di Borbone».
La salma di Francesco II, vestita con abiti civili su cui spiccavano le decorazioni e fra queste la medaglia al valore militare per la difesa di Gaeta, restò esposta nella camera ardente fino alla sera del 29 dicembre”.
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