>IL CASTELLO E IL BORGO DELL’AMENDOLEA:STORIA DI UOMINI E DI MAGARE.

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Sabato 5 luglio presso l’agriturismo “Il Bergamotto” nella suggestiva cornice della vallata dell’Amendolea, all’ombra della rupe fortificata e del Castello Normanno, si è svolta una serata di cultura nel senso pieno della parola.

Il Circolo di Studi Storici “Le Calabrie”, in collaborazione con il dott. Ugo Sergi, titolare dell’Agriturismo, ha organizzato una conferenza dal titolo “Il Castello e il borgo di Amendolea: storia di uomini e di magare”, una pagina di storia tratta da scavi e ricerche nel sito archeologico monumentale del centro fortificato di Amendolea. Relatore della serata è stato Francesco Cuteri, archeologo medievista, professore a contratto di Archeologia Medievale presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria, socio della Deputazione di Storia Patria, nonché Socio Cultore dello stesso Circolo e segretario di Redazione della Rivista “Studi Calabresi”edita dal sodalizio che ha sede legale a Gioiosa Jonica. Ha presentato e moderato la serata la presidente del Circolo, Marilisa Morrone, ha porto il suo saluto il padrone di casa Ugo Sergi. La conferenza di Cuteri è stata introdotta da Filippo Racco, vice presidente del Circolo, storico del diritto e del feudalesimo meridionale, che ha tracciato un quadro della successione feudale di Amendolea; all’inizio dell’intervento di Cuteri c’è stato un fuori programma del poeta grecanico Salvino Nucera che ha recitato una poesia sulla mandorla, in onore dell’Amendolea terra di mandorleti. Il relatore ha poi presentato i dati delle sue ricerche andando al di là delle strette connotazioni tecnico-archeologiche, dando un taglio antropologico e quasi di racconto della storia del vecchio centro che ha affascinato il numeroso pubblico presente. Sono intervenuti, infatti, molti dei Soci del Circolo, provenienti in gran numero dalla Locride, ma anche da Reggio Calabria e da altre località calabresi; gradite ospiti sono state anche le dott.sse Iannelli e Soffrè della Soprintendenza per i Beni archeologici della Calabria. La serata è poi proseguita con un momento conviviale di degustazione delle specialità aspromontano-grecaniche, concluse da un appassionato recital del poeta di Africo Gianni Favasuli, accompagnato in alcuni momenti dalla chitarra.

La serata ha avuto una riuscita ottimale grazie alla magica atmosfera del posto situato sulle sponde della grande fiumara argentata dell’Amendolea, sotto un cielo stellato di pieno luglio che rendeva ancora più affascinante l’altura del castello e le altre bellissime rocce nella fiumara fasciate in una luce quasi irreale. La bellezza del posto scaturisce da una natura incontaminata, dove la mano dell’uomo non ha, per fortuna, ancora deturpato con invasivi segni di modernità la vallata: qui è possibile ancora godere delle luci naturali, dei profumi della campagna, dei colori della vegetazione apromontana ancora intatta. Si spera che questo stato di cose non venga alterato da interventi quali illuminazioni artificiali o altri impianti che deturperebbero per sempre un posto ancora unico.

Le ricerche archeologiche nel sito di Amendolea, sono state condotte dall’insegnamento di archeologia medievale dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, Corso di
laurea in Storia e conservazione dei Beni architettonici e Ambientali,
d’intesa con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria,
si sono svolte dal 2000 al 2003. I lavori sono stati eseguiti, grazie
anche al contributo del Comune di Condofuri e della provincia di Reggio
Calabria, dagli studenti dell’ateneo reggino coordinati sul campo da
Francesco A. Cuteri e da Carmela Calabria.
I primi due anni gli scavi hanno interessato solo le strutture del
castello mentre negli ultimi due si è lavorato anche nel borgo, dove
sono state scavate la chiesa protopapale dedicata all’Assunta ed una
cisterna e all’esterno della fortificazione, con lo scavo parziale
della chiesa di S. Caterina. La chiesa protopapale è di età angioina
ed è legata all’impianto del borgo effettuato in età angioina, la
seconda, più antica, è stata ricostruita nel XIV secolo.
Il castello è stato costruito alla fine dell’XI secolo dai normanni e
la località Amendolea compare per la prima volta nel 1086, in un
diploma.
La fortificazione rappresenta la costruzione più meridionale edificata
dai normanni nel continente nelle fasi di conquista e venne potenziata
e abbellita durante il regnum, con la realizzazione di una nuova
cortina muraria, di una grande cisterna e di una cappella palatina
decorata alla moda “siciliana” e ben affrescata.
Nuove modifiche e ampliamenti si ebbero soprattutto nell’età
federiciana e poi nell’età angioina, con la messa in opere di un forte
recinto circolare e di un fossato. Nelle età successive molte aree del
catello furono trasformate in ambienti residenziali affiancate da
piccole zone di discarica. Da queste zone provengono molti manufatti
ceramici e resti di assi di animali che offrono preziose indicazioni
sulla mensa e sull’alimentazione del tardo medioevo e dell’età moderna.
Il castello venne abbandonato nel settecento a causa dei danni causati
dal terremoto mentre il borgo è rimasto in uso fino al 1953 quando
venne quasi completamente abbandonato a causa di una alluvione.
I risultati degli scavi, editi in più riviste specialistiche, sono
stati anche presentati in importanti convegni nazionali ed
internazionali di archeologia: Savona, Salerno, Egio (Grecia).

Il Circolo di Studi Storici “Le Calabrie” che ha organizzato la serata, è un sodalizio che si è costituito il 9 gennaio 1999 ad opera di un gruppo di giovani studiosi operanti, prevalentemente in Calabria, nei settori della ricerca storica, archeologica, artistica ed architettonica e collegati, a vario titolo, al mondo accademico ed alle Soprintendenze regionali.
Il Circolo, che non ha fini di lucro, svolge attività diretta alla ricerca, allo studio ed alla divulgazione degli eventi storici, archeologici ed artistici che hanno caratterizzato la storia della Calabria.

Per la realizzazione di tali fini si è svolta in questi anni un’attività sul territorio consistente in conferenze, convegni, proiezione di film con relazioni e dibattito correlati, presentazioni di volumi, mostre. Oggi è proiettato ad organizzare eventi e ricerche in tutto il territorio regionale; tra le varie attività si menziona la scoperta del sito e dei ruderi del famoso Monastero bizantino-normanno di S. Filippo d’Argirò nel territorio di Gerace, che verrà a breve indagato d’intesa con la Soprintendenza ai Beni archeologici della Calabria.

Il Circolo, secondo gli intenti statutari, si è reso promotore della pubblicazione di un nuovo periodico dal titolo “Studi Calabresi -Storia Arte Archeologia”, per i tipi delle Edizioni Corab di Gioiosa Jonica, il cui primo volume ha visto la luce nel 2001 e a giorni vedrà la luce un numero doppio. Nel 2006 è stata inaugurata una nuova iniziativa editoriale, i “Taccuini di Studi Calabresi” che costituiscono un supplem
ento alla Rivista.
Il sodalizio è oggi composto da circa trenta soci, divisi in due categorie di soci cultori e soci aderenti, ed è governato da un direttivo di cinque elementi. Altrettanti studiosi compongono il comitato di redazione della rivista.
L’attuale presidente pro tempore è la dott.ssa Marilisa Morrone (eletta a marzo 2006), archeologa, socio della Deputazione di Storia Patria per la Calabria e Ispettore archeologo onorario del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Il Direttore responsabile della rivista “Studi Calabresi” è il prof. Vincenzo Cataldo, socio della Deputazione di Storia Patria per la Calabria.

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