>UN MESE

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Un mese è trascorso dal mio Matrimonio.
Una giornata perfetta ha segnato l’inizio del periodo più bello della mia vita. Passare dall’IO al NOI è davvero il passo definitivo della maturità e dell’evoluzione di una persona sana.
In un’epoca in cui si esalta l’ IO e il soddisfacimento dei suoi bisogni primari quale unico scopo dell’Umanità, fondare una famiglia fondata sul NOI è eroico.
A ben vedere ciò a cui porta la cultura dominante è un inferno in cui la vita non ha valore, il sesso è merce, l’etica è un inutile orpello ostacolo del proprio arricchimento o soddisfazione dei propri bisogni primari.
NON E’ L’ INFERNO QUESTO?

Il matrimonio è l’unione fisica, morale e legale dell’uomo (marito) e della donna (moglie) in completa comunità di vita, al fine di fondare la famiglia e perpetuare la specie.

Matrimonio e famiglia sono due istituzioni inseparabili, in quanto la seconda trae origine dalla prima e su di essa costantemente si regge. L’analisi storica e sociologica rivela che l’istituzione del matrimonio come quella della famiglia hanno assunto configurazioni diverse; ma, nonostante i profondi cambiamenti che si sono avuti soprattutto durante gli ultimi tempi, sia il matrimonio sia la famiglia hanno conservato funzioni primarie e fondamentali.

Essi infatti consentono ai coniugi la loro personalizzazione, mediante l’attuazione del loro progetto di umanità; provvedono alla generazione dei figli e alla costituzione della società; ed infine favoriscono, anzi procurano la formazione della cultura.

Per i cristiani il matrimonio ancor più che un contratto giuridico è una qualità di rapporto che assurge a valore sacramentale. Gesù Cristo, elevando il matrimonio a dignità di sacramento della nuova alleanza fa partecipare l’amore dell’uomo e della donna al mistero della grazia che trascorre da Lui nella Chiesa.

Sulla scorta dei testi evangelici, tra cui in particolare l’episodio delle nozze di Cana e delle lettere di san Paolo, i Padri della Chiesa hanno ripetutamente rilevato come l’inserimento vitale degli sposi cristiani nello sposalizio celebrato tra Cristo e la Chiesa costituisca il fondamento dell’amore nuovo tra i coniugi, chiamati a volersi bene come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei (Ef5,25).

Il Concilio di Trento, in opposizione alle negazioni dei protestanti, definì che il matrimonio cristiano è uno dei sette sacramenti della nuova alleanza, istituito da Gesù Cristo e dunque un vero e proprio dono di Cristo che conferisce agli sposi la grazia santificante e le grazie attuali necessarie all’adempimento del loro stato di vita. Tra l’altro il Tridentino spiega che la grazia specifica del sacramento del matrimonio ha una triplice finalità: «Perfezionare l’amore naturale, confermare l’unità indissolubile, santificare i coniugi». In tal modo la relazione amore-indissolubilità-grazia viene affermata nella sua più profonda unità. «Non c’è per la coppia cristiana, l’amore umano da una parte e l’indissolubilità e la sacramentalità dall’altra, come qualcosa che si sovrapporrebbe quasi dal di fuori;
ma quello stesso amore – che già in se stesso implica l’indissolubilità – è assunto e consacrato da Cristo nel sacramento del matrimonio;
e ciò “conferma” l’indissolubilità dell’amore coniugale e “santifica” i coniugi. In tal senso l’amore dei due sposi – in tutte le sue gamme ed espressioni – è assunto nell’amore di Cristo per la Chiesa e diviene il modo concreto ed immediato per vivere la sacramentalità stessa del matrimonio cristiano» (C. Rocchetta, I sacramenti della fede).

Il Concilio Vaticano II, particolarmente nella Lumen gentium e nella Gaudium et spes, ha sottolineato questa unità armonica tra la realtà terrena del matrimonio e la sua elevazione sacramentale.

«L’autentico amore coniugale – recita la Gaudium et spes – è assunto nell’amore divino, ed è sostenuto ed arricchito dalla forza redentiva del Cristo e dall’azione salvifica della Chiesa, perché i coniugi, in maniera efficace, siano condotti a Dio e siano aiutati e rafforzati nello svolgimento della loro sublime missione» (n. 48).

In forza del sacramento del matrimonio, gli sposi sono dunque posti in una nuova condizione di vita in Cristo e nella Chiesa: una condizione di alleanza che Dio ha stretto con loro come coppia e non solo come singole persone, che completa e specifica l’alleanza battesimale. Questa alleanza esprime l’impegno di Dio verso i due sposi e crea tra loro un legame indissolubile. A loro volta, gli sposi si impegnano nei confronti di Dio a vivere e a crescere in questa alleanza nel Signore per edificazione della Chiesa.

Come l’alleanza tra Dio e Israele e tra Cristo e la Chiesa, il patto matrimoniale è unico e indissolubile.

Non rappresenta infatti un semplice accordo umano, ma un’alleanza che si radica in quella del Signore Gesù con la sua Chiesa e di cui riproduce le dimensioni e le caratteristiche proprie.

Tra queste assume particolare rilievo la fecondità. «Il matrimonio e l’amore coniugale sono ordinati per loro natura alla procreazione ed educazione della prole».

«La vera pratica dell’amore coniugale e tutta la struttura della vita familiare che ne nasce, senza posporre gli altri fini del matrimonio, a questo tendono: che i coniugi, con forza d’animo, siano disposti a cooperare con l’amore del Creatore e del Salvatore, che attraverso di loro continuamente dilata e arricchisce la sua famiglia» (n. 50). Il mistero dell’alleanza o patto matrimoniale dice «dono» e «stato di vita» nuova in Cristo e nella Chiesa e fonda il ministero proprio dei coniugi cristiani a servizio del regno di Dio nel mondo (Lumen gentium, n. 11; Gaudium et spes, n. 48). Il contenuto della missione degli sposi cristiani corrisponde a quello della missione salvifica di Gesù Cristo e della sua Chiesa. Ciò significa che è contemporaneamente una missione di evangelizzazione e di santificazione:

  • Evangelizzazione
    Come proclamazione del Messaggio di Cristo e presenza nel mondo per la sua trasformazione, nella prospettiva dell’autentica promozione dell’uomo;
  • Santificazione
    Come dispiegamento della vita nuova portata da Cristo, che riguarda tutto l’uomo e tutti gli uomini, in ogni loro dimensione di esistenza.

La famiglia cristiana ha in questo senso un compito e una responsabilità propria. Come la Chiesa, essa è una comunità profetica, sacerdotale e diaconale: in quanto tale, è chiamata ad operare nel mondo come «sale» e «luce», come «lievito» e come «seme». Soprattutto con l’educazione cristiana della prole essa dà un apporto decisivo alla inculturazione cristiana della società

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