>IL RITORNO DI JOE TEMERARIO

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“se l’Italia fosse un Paese serio, non avrebbe raccontato fregnacce per 150 anni sulla più importante dinastia preunitaria, vietando così ad una grande parte della sua nazione di conservare memoria della propria storia.
Un Paese civile e libero avrebbe piuttosto messo i ritratti di Ferdinando II, di Francesco II, di Pietro Calà Ulloa, di Giacomo Savarese tra i Padri della Patria italiana.
Come negli Stati Uniti hanno fatto dopo la loro Guerra Civile”. è una frase che, di recente un novello “Joe Temerario””, ha postato come commento in questo Blog.
Un guaio di Internet e che chiunque può scrivere ciò che gli passa per la testa per suffragare la propria visione della realtà o della storia.
I moti di Messina del 1848, ad esempio.
Mentre un autorevole pensatore, appartenente allo stesso ambiente, di chi ha scritto quella frase, dice che nel bombardamento borbonico della città, che quei moti provocò, morirono una decina di persone altre fonti affermano ben altro.
(Domanda da un milione di dollari? Perché preferire l’ una all’altra? in base a quale criterio?)

Soffocati nel sangue i moti del ’47, Messina tornò a sollevarsi contro i Borboni nei primi giorni del ’48, anche se difficilmente si poteva sperare in uno scontro vittorioso contro i 4000 soldati ed i trecento cannoni che Ferdinando II aveva dislocato nei vari forti della città. Il 29 gennaio le squadre armate dei rivoltosi si radunarono in tre diversi punti della città. Immediatamente il generale Cardemona ordinò ai forti di sparare sulla città. Per primo sparò il forte Real Basso e le prime vittime furono un bambino in braccio alla madre ed un’anziana donna. Successivamente i borbonici si chiusero nei forti e Messina restò nelle mani ai rivoltosi. La città esultò, ma per poco. I borbonici, infatti, cominciarono un indiscriminato bombardamento della città. Il primo febbraio si arrese Forte Gonzaga e, poco dopo, le rimanenti guarnigioni cittadine si ritiravano nella Cittadella. In mano a loro restavano ancora i forti di Porta Real Basso, del SS. Salvatore e di Don Blasco.
All’alba del 22 febbraio formazioni di rivoltosi irruppero da una breccia nel forte di Real Basso inalberando sulla torretta più alta il tricolore siciliano. Nei mesi successivi furono occupate le altre fortificazioni della città ad eccezione della Cittadella dove, in posizione di assoluta sicurezza, si erano andate a chiudere le truppe borboniche presenti in città. E poiché questo forte poteva ricevere rifornimenti di uomini e di mez-zi direttamente dal mare, riusciva praticamente impossibile espugnarlo con le sole forze dei rivoltosi. La Cittadella continuò quasi giornalmente a lanciare bombe alla cieca sulla città, e la devastazione di Messina fu inesorabile. Il contrattacco borbonico si ebbe i primi di settembre e fu di una violenza senza precedenti. Sbarcate sulla costa a sud di Messina, le truppe borboniche, ben inquadrate dal generale Filangeri, composte da napoletani, svizzeri e avventurieri assetati di sangue e di rapine, devastarono e saccheggiarono la città e i suoi dintorni senza ritegno e senza umanità. Dopo diversi giorni di bombardamenti, Messina fu attaccata il 6 settembre e fu semi distrutta e massacrata.
La violenza non ebbe freno e chi non fuggì fu ucciso. Il 7 settembre i borbonici erano padroni della città; l’8 continuò il saccheggio; solo il 9 fu ristabilito un poco di ordine. Dell’eccidio di Messina corse voce per tutto il mondo.
Vennero a visitarla stranieri che furono talmente scossi dai fatti osservati che nelle loro relazioni ai propri governi ed ai giornali di Londra e di Parigi descrissero orrori per la loro immanità quasi incredibili. Ferdinando II festeggiò la caduta di Messina.

fonte

Il martirio di Messina in difesa della libertà e degli ideali italiani, durato sette mesi, e la sua eroica resistenza dei cinque giorni del settembre 1848 attirò le simpatie e l’attenzione delle nazioni di Francia, Inghilterra e Stati Uniti. La stampa internazionale, specialmente quella americana, elevò un inno all’eroismo dei messinesi.
Il “Debats” pubblicò il 21 settembre 1848 un resoconto di un suo cronista, in cui fra l’altro era detto: “Questa città, che la sua bellezza dovea far rispettare, oggi è distrutta: non esiste casa che sia una rovina.”
Il “Times” il 13 ottobre 1848 riportava le impressioni del suo inviato speciale: “Io credevo poter smentire, venendo in Messina, tutto ciò che i giornali hanno raccontato della barbarie napoletana, e dei danni sofferti dalla città. Ahimè! Io ho dovuto convincermi co’ i miei propri occhi che quanto si è detto è molto al di sotto del vero! Gli incendi, che distrussero gran parte della città di Messina, non sono già tutti effetti delle bombe; ma il fuoco era principalmente appiccato a mano dei soldati napoletani…. Le ville, altra volta orgoglio di Messina, sono oggi un mucchio di macerie, i giardini che ne facevano il più bello ornamento, non esistono più. Per due miglia, non solo dentro, ma anche fuori le mura, tutto è ruina…. Neppure le chiese furono salve!” Lord Palmerston, nella seduta dei Comuni del 3 febbraio 1849, dichiarò: “Un corpo di truppe entrò in città per completare la distruzione di quanto le bombe, le granate e il cannone non avevano potuto disfare… Di tre miglia di sobborghi fecero un deserto, bruciando, saccheggiando e massacrando”. In quella dei Lords, il giorno prima, il Presidente dei Ministri, Lord Sawne, ebbe a dire: “I nostri ufficiali videro soldati uccisi, fortezze distrutte, case demolite. Essi videro anche lo zoppo, il malato, il paralitico, strappati dagli ospedali e scannati; donne che avevano cercato un rifugio nelle chiese violate ed uccise; gente presa nelle campagne, sulle quali già sventolava la bandiera bianca, fu trucidata nella pubblica via o sulla spiaggia del mare”
Messina, cadendo, lasciò grandissima ammirazione di sé e così la vide il mondo: “… santa per affetto di libertà, santa in rassegnarsi tranquilla a spaventosa morte per disperazione di libertà”.
Per rimanere fedele al giuramento, il popolo messinese, giudicato dal “Robb” e dal “Nonay” come folle, “the folly of these people”, preferì distruzione e morte anziché la resa

fonte

Mi pare difficile, leggendo queste ultime, che Ferdinando II di Borbone possa definirsi degno di essere annoverato tra i Padri Fondatori della nostra Patria, come, improvvidamente ,affermato dall’autore della temeraria affermazione di cui sopra.

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10 commenti su “>IL RITORNO DI JOE TEMERARIO”

  1. Anonymous Says:

    >Visto che citi Messina bombardata dai Borbone che ne dici di Palermo 1866?Magari non ne hai mai sentito parlare!Zenone di Elea(ti consiglio ultimo articolo di Zitara – parla della tua Calabria)——————————–Scrive lo storico Rosario Romeo ne “Il Risorgimento in Sicilia” (Bari 1973) che la rivolta palermitana del 1866 “… non divenne insurrezione generale dell’isola e poté essere facilmente domata solo per la mancata collaborazione dei ceti dirigenti… “. La borghesia meridionale, per meri interessi di bottega, aveva tradito ancora una volta la sua terra e la sua gente.Le sette giornate di Palermo costarono lacrime e sangue a tutti. I reparti del regio esercito e delle forze di polizia contarono tra le proprie fila oltre 200 morti, più un migliaio di feriti gravi e leggeri, circa 2200 uomini fatti prigionieri dagli insorti. Le perdite dei rivoltosi non furono mai accertate ufficialmente (in verità non si volle), ma gli storici concordano nel calcolarle a molte migliaia durante i combattimenti, a cui occorre aggiungere poi le altre migliaia di popolani arrestati e, senza regolari processi, gettati a marcire nelle patrie galere dopo la fine della rivolta, senza contare infine le numerosissime condanne a morte e all’ergastolo irrogate dai tribunali militari.Con stupore l’opinione pubblica italiana cominciò a rendersi conto dell’esistenza di un irrisolto problema siciliano entro il quadro della già intricata di per sé questione meridionale. A molte delle incomprensioni attuali si pose fondamenta in quei giorni da tregenda.(da L’Alfiere, pubblicazione napoletana tradizionalista, Fascicolo XXII Ottobre 1997)Orazio Ferrara


  2. >Chi è quello scrittore imparziale?..siamo al quesito di partenza…perchè avvalorare una tesi piuttosto che un’altra?

  3. Anonymous Says:

    >Sai Fortunato qual’è la differenza..semplice!I savoia erano i re del Piemonte ed investirono tutti le loro risorse in piemonte e nel nord anche dopo il 1860. Mentre il Borbone erano i re delle Due Sicilie e governavano per il bene del Sud Italia. I Re di Napoli diedero alla Calabria Mongiana e Ferdinandea, industrie che davano lavoro a DUEMILA OPERAI. Arrivarono i “liberatori” e le industrie chiusero per far spazio all’Ansaldo. La Calabria da regione industriale (o che si avviava ad industrilizzarsi) diivenne una delle regioni pi povere d’Europa. NAcque così l’emigtazione piaga ben presente ancora oggi in Calabria come in tutto l’antico e sette volte secolare Regno delle Due Sicilie!


  4. >Si, va bene…tutto questo accadeva 150 anni fa…ora dopo tutto questo tempo cosa dobbiamo fare una sommossa per rimettere sul trono i Borboni?…Posso capire che l’analisi storica possa servire per cercare di far si che il meridionale si senta orgoglioso di esserlo, ma a livello di strategia politica moderna cosa significa dirsi di essere “duosiciliano?”


  5. >Fortuna che non ti ho mai aiutato a realizzare il progetto di una conferenza con Lorenzo Del Boca: sarebbe stato come dare le perle ai porci.


  6. >Ahi ahi mi sa che ti ho punto sul vivo…tu che chiami gli Italiani Italioti, sei molto peggio..credimi..perchè non lasci il tuo lavoro nel Nord, che tanto ti fa schifo?…e non vieni al Sud a vedere come vanno le cose?..

  7. Anonymous Says:

    >«Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato.»George OrwellPer cui è necessario riappropiarci della nostra memoria storica.Personalmente sono convinto che finchè esisterà lo stato che è venuto qui a sqyuartare e crocifiggere i cotnadini poveri, sto citando Gramsci, per noi le emergenze non finiranno mai. 150 anni di fallimenti mi sono bastati… non so a voi!


  8. >Ma davvero si pensa di sovvertire l’attuale ordine dello Stato, magari con l’aiuto di qualche potentato straniero , obiettivo di qualche idiota convinto?

  9. Anonymous Says:

    >Furono l’UK e la Francia e poi la Prussia ne 1866 a fare dai saboia i padroni della Penisola… osbaglio?


  10. >Anche se fosse…potrebbe questo influenzare il corso degli eventi attuali?


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