>Gli eroi di El Alamein

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El Alamein

Titolo originale: El Alamein
Nazione: Italia
Anno: 2002
Genere: Guerra
Durata:
Regia: Enzo Monteleone

Cast: Silvio Orlando, Emilio Solfrizzi, Roberto Citran, Giuseppe Cederna.
Produzione: Cattleya
Distribuzione: Medusa
Un “volontario universitario” arriva sul fronte nord africano in una imprecisata giornata dell’ estate senza fine del deserto. Desideroso di partecipare alla trionfale parata della vittoria nelle strade di Alessandria d’Egitto, così almeno la propaganda del regime aveva modo di affermare, il fante Serra ha lasciato gli studi per proiettarsi in prima linea.
Qui trova una situazione alquanto diversa da quella che si aspettava: uomini bruciati dal sole, prigioniere della fame e della sete rassegnati ad una attesa senza fine: attesa di armi, rifornimenti, ricambi di uomini, del nemico invisibile e cinico che si fa sentire ogni giorno con puntuali lanci di granate.
Ogni soldato nelle trincee ha tre miracoli poichè la morte sceglie a caso e sfuggirvi non è altro che frutto di miracolo.
Il tenente, il sergente e gli altri due soldati che attorniano il protagonista sono testimoni dell’ impotenza di un esercito lanciato in una guerra mondiale senza mezzi, senza preparazione, senza guida solo perché qualcuno aveva il sogno di fare il grande statista. Piccolo uomo era, non meritevole certo degli eroi che formavano l’ italiano esercito, non degno di chi per un senso della patria e del dovere accettava gli ordini più assurdi, le situazioni più grottesche: il film ne è pieno non li menziono per non rovinare la visione a chi leggendo questa opinione non ha ancora visto il film.
In genere io rifuggo dai film Italiani, non per esterofilia ma perché molto spesso tanti titoli iperpompati dalla promozione televisiva e giornalistica si sono rivelati fiacchi, privi di ritmo delusioni.
Questa volta sono pronto a fare pubblica ammenda. Questo film mi è piaciuto, mi ha fatto passare due ore emozionandomi e facendomi riflettere.
Il cast si è dimostrato all’altezza con la piacevolissima sorpresa, per me , di un Emilio Solfrizzi in versione drammatica e il cameo di Silvio Orlando che ha caratterizzato in pochi minuti una figura di uomo d’altri tempi e dai puri valori.
Un film che mi ha impressionato favorevolmente per lo stile: asciutto ,pulito , semplice nella rappresentazione della quotidiana assurdita’ della guerra ha messo nel giusto risalto la profonda umanità dei soldati italiani ,il loro coraggio, che non veniva nella stragrande maggioranza dei casi dal militarismo ottuso o dall’esaltazione, ma dalla loro dedizione e dal loro amor proprio,qualche volta anche dalla loro stessa paura,la nostalgia per il loro paese,la loro vita di stenti.
Il film è un giusto tributo al coraggio e la dedizione dei soldati italiani impegnati nella campagna nord africana,nonostante furono mandati a combattere letteralmente con le pezze sui pantaloni.Abbandonati nel deserto senza ordini ,senza notizie degli altri fronti (e il film rende bene tale situazione) questi magnifici ragazzi immolarono la loro vita per la causa della patria mandati a combattere su tutti i fronti, senza mezzi, senza la tecnologia il supporto logistico senza munizioni con pochi carri armati che a confronto degli Abrahams e i Challenger britannici sembravano delle scatolette di tonno.Eppure combatterono tanto strenuamente fino all’annientamento di intere brigate come la Folgore e la Pavia in Africa cui appartengono i soldati del film da ricevere l’onore delle armi dai soldati britannici.uomini normali che si ritrovarono eroi impegnati fino all’ultimo in condizioni disumane.Il finale sul mausoleo dei soldati italiani caduti sul campo di El Alamein è azzeccatissimo e vi assicuro che guardandole ho pensato davvero alla gratitudine e ammirazione che provo per loro e alla loro sofferenza. Se ne sono andati nell’indifferenza degli ottusi che li hanno prima comandati e poi traditi e di tanti compatrioti che hanno fatto finta di non ricordare.Sono morti nel silenzio,lontani dal clamore ,da veri soldati, sono usciti dalla storia (almeno da quella che mi è stata insegnata a scuola)per entrare nella leggenda come prova più alta di quello che c’è di meglio negli italiani.
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