>Lontana Calabria.

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La Calabria è lontana.
Per raggiungerla occorre fare tanta fatica:percorrere pallide riproduzioni di strade, viaggiare in treni, che regalano la sensazione di essere sulle diligenze del Faw West, volare in aerei, che, speri, arrivino il più presto possibile.
Andando a sud, lungo la SS106, hai la sensazione che il confine tra Basilicata e Calabria segni uno spartiacque tra la civiltà moderna e un mondo a se stante.
La stessa statale diventa chiara testimone di ciò nel suo concreto snodarsi:moderna arteria fino a Nova Siri, con i grandi lavori che si stanno portando a compimento, mulattiera già qualche metro dopo il confine con il fondo sconnesso e rappezzato con vari avanzi di bitume all’uso “calabrese”.
Frequentavo il liceo venti anni fa e si blaterava della necessità di costruire strade per far uscire dal secolare isolamento intere valli, le quali sono caratterizzate da abitati, che rappresentano autentici gioielli sul piano storico-artistico e paesaggistico. Oggi, ancora, si blatera delle stesse strade, segno che qualcosa non ha funzionato nei processi di funzionamento della società calabrese, poiché la situazione si è cristallizzata in un fermo immagine, che si scolorisce sempre di più con il passare del tempo.
Nel 1992 furono spazzati via i vecchi partiti sotto il furore iconoclasta di Tangentopoli. A livello periferico vennero meno quelle formidabili palestre di formazione e selezione del personale politico rappresentato dalle sezioni di partito dei singoli paesi. Per emergere al loro interno non era sufficiente essere il figlio dell’amministratore di turno, ma dovevi sottoporti ad una dura gavetta per essere selezionato nei vari passaggi all’ interno del partito  per aspirare ad essere candidato ai posti di amministrazione a livello locale poi, provinciale, regionale.
Oggi, in molte situazioni locali, i partiti non esistono o sono solo la propagazione di forti personalità. Inoltre per essere candidato in lista alle elezioni comunali è sufficiente avere una famiglia numerosa o poter contare su una vasta rete di amici, non contano le idee e i valori della persona.
Questo in realtà arretrate, come quella Calabrese, ha provocato la fine dell’evoluzione sociale per il ritorno al tradizionale e becero familismo di natura clientelare, il quale ha prodotto un feudalesimo moderno dove ai vecchi baroni si natura nobiliare si sono sostituiti quelli politici, cui deferentemente, ci si deve prostrare per aspirare ad ottenere il proprio posto nella congrega, oppure ciò che avanza dei pasti dell’altro.
L’emigrazione intellettuale ha fatto il resto per cui oggi non resta altro che constatare questa situazione e registrarne i danni.
La speranza è che la popolazione prima o poi prenda consapevolezza del suo ruolo di cittadino e non di suddito e tramuti il corso delle cose

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