>La Storia dei nostri tempi – il buco nero dell’impero

>


Perché Bush è andato in Afghanistan. Perché anche Obama ci và. Le vie
del gas e del petrolio. Le cause della rimonta dei Talebani e del
crollo di Karzai. Chi ci guadagna dall’oppio? Perché il vicino
Pakistan rischia di scoppiare?

E’ ben triste la vita di un Italiano che pensa. Deve ammorbarsi la mente con questioni squallide e infime, quando la Storia con la S maiuscola non passa piu’ dal nostro Paese.
Gran parte del nostro popolo pensa di far parte di una nazione importante, di essere protagonisti nello scacchiere politico internazionale.Senza che si mettessero le attuali vicende del Premier, e’ gia’ da tempo che siamo oscura periferia del mondo.
E’ bene ogni tanto volgere lo sguardo dove si sta facendo la Storia, per cercare di capire cio’ che accade perche’ i media di casa nostra non sono in grado di farlo.
Ecco una interessante intervista a Mohamed Hassan, specialista del Medio Oriente.

di Grégoire Lalieu e Michel Collon

originale in francese

Nel 2001, gli Stati Uniti lanciavano l’operazione «Enduring Freedom»
in Afghanistan perché, secondo loro, i Talebani rifiutavano di
consegnare Osama Bin Laden. Sette anni dopo, nessuno più parla del
nemico pubblico numero uno. Quali sono, oggi, le ragioni di questa
guerra?

Innanzitutto, si deve considerare che i Talebani non hanno niente a
che vedere con Osama Bin Laden. Nel 1996, Bin Laden, espulso
dall’Arabia Saudita, trovava rifugio in Sudan. I sudanesi fecero
allora pressione su questo paese perché mandasse via il celebre
terrorista. È stato in quel momento che Bin Laden si è rifugiato in
Afghanistan. Ma gli attentati dell’11 settembre non avevano nessun
rapporto con questo paese. La reazione dei Talebani quando Washington
ha richiesto Bin Laden è stata giusto questa: «se volete che Bin Laden
venga giudicato, dateci le prove e lasciate che a giudicarlo sia una
corte islamica in uno qualsiasi dei paesi musulmani». Infatti, i
neocon dell’amministrazione Bush hanno utilizzato questo tragico
avvenimento come un alibi.

Con quali intenzioni?

Tre grandi opere ci permettono di capire le radici della visione degli
Stati Uniti. La prima è La fine della Storia, di Francis Fukuyama.
L’autore sostiene che la storia dell’umanità è arrivata alla fine con
il crollo dell’Unione Sovietica e la dominazione della democrazia
liberale. La seconda è Lo scontro delle civiltà di Samuel Huntington,
secondo il quale la storia non dipenderebbe dalla lotta di classe ma
piuttosto da un conflitto tra civiltà, giudicando la civiltà islamica
la più aggressiva. La terza e ultima opera, La grande scacchiera di
Zbigniew Brzezinski, ritiene che chi dominerà l’Eurasia sarà la sola
potenza del 21° secolo. Infatti, la maggior parte della popolazione
mondiale vive in quest’area e l’attività economica della macro-regione
diventa sempre più importante.

Ora, ritorniamo alla fine dell’amministrazione Clinton. Il 1997 è
stato segnato da una seria crisi economica: con lo scoppio della bolla
finanziaria in Asia, il Nasdaq [l’indice dei principali titoli
tecnologici della borsa americana, ndr] è crollato. Quando i
neoconservatori sono arrivati alla Casa Bianca, nel 2001, con Georges
W. Bush la situazione economica non era quindi rosea. Malgrado ciò,
essi hanno esposto i loro obiettivi in modo chiaro: nessuno deve
essere in grado di competere con gli Stati Uniti. La nuova
amministrazione, per raggiungere i suoi obiettivi, ha tentato di
controllare il mondo cercando di impossessarsi delle risorse più
importanti, essenzialmente del gas e del petrolio.

Su consiglio di Brzezinski, Clinton voleva in primo luogo dominare
l’Europa ampliando la NATO, e dopo conquistare l’Asia centrale. Ma i
neoconservatori hanno detto: «No, non abbiamo tempo per fare questo.
Data la crisi, dobbiamo creare e controllare il Grande Medio Oriente
per disporre del petrolio». Si coglie questo cambiamento nel discorso
tenuto da Bush dopo gli attentati dell’11 settembre: «Siete con noi o
contro di noi». Con la sua idea di Asse del Male, voleva allargare la
guerra.

La guerra in Afghanistan – che per la prima volta nella storia è stata
pianificata dalla Cia con la collaborazione del Pentagono – non era
dunque che un pretesto per far esercitare e formare adeguatamente le
truppe statunitensi per attaccare l’Iraq. Dovete sapere che il
rovesciamento di Saddam Hussein era stato pianificato ben prima degli
attacchi dell’11 settembre.

Obama vuole incarnare il cambiamento. Perché concentra gli sforzi
militari in Afghanistan invece che in Iraq?

Innanzitutto, la guerra in Iraq ha incontrato difficoltà non previste.
Il governo USA pensava che sarebbe stato il bersaglio più facile
poiché Saddam Hussein non disponeva di un grande esercito e una larga
parte della popolazione irachena non sopportava il suo regime. Sono
bastati pochi giorni, dal 20 marzo al 10 aprile 2003, perché gli Stati
Uniti prendessero Baghdad. Dopo, gli USA hanno solo protetto
l’industria petrolifera e hanno lasciato esplodere tutto il resto.
Paul Bremer, il governatore statunitense in Iraq, ha distrutto le basi
dell’antico regime iracheno, smobilitato la polizia e la struttura
dell’esercito. In questo momento, la resistenza è aumentata, e anche
il costo dell’occupazione statunitense: otto miliardi di dollari al
mese (ai quali si deve aggiungere un miliardo e mezzo per
l’Afghanistan)! Per otto anni, l’amministrazione neo conservatrice ha
speso tutto il denaro a disposizione per questa guerra senza ottenere
alcun risultato: non sono riusciti né a pacificare il paese, né a
creare il governo che volevano, né a ottenere il consenso popolare, e
nemmeno a controllare il petrolio.

Quando la resistenza irachena ha rivelato la debolezza
dell’imperialismo USA e la sua incapacità a vincere il conflitto, il
popolo degli Stati Uniti è diventato più attento al piano politico. La
mancanza di appoggio dell’opinione pubblica a questa guerra ha spinto
Obama al cambiamento. Dal momento che sulla scena internazionale
questa guerra non era approvata all’unanimità, Francia, Germania e
altri paesi si sono rifiutati di partire per l’Iraq. Secca, la
decisione di Obama è anche un mezzo per mantenere l’alleanza NATO. Ma
una disfatta in Afghanistan potrebbe segnare la fine del Patto
Atlantico.

I Talebani non sono stati sempre nemici degli Stati Uniti. La
precedente segretaria di Stato statunitense Madeleine Albright aveva
accolto la loro salita al potere nel 1996 come un «passo positivo».
Pare anche che questo passo fosse stato incoraggiato. L’ex ministro
pakistano Benazir Bhutto lo ha riassunto così: « l’idea era inglese,
il finanziamento saudita, la vigilanza pakistana e l’armamento
americano ».

Alla fine degli anni 70, i Sovietici vennero in Afghanistan per
sostenere il governo rivoluzionario minacciato dai conflitti interni.
Brzezinski, consigliere del presidente Carter, tentò di fare
dell’Afghanistan il Vietnam dei Sovietici per infliggere così il colpo
di grazia all’influenza del socialismo nella regione. Per combattere
l’URSS e il governo rivoluzionario afgano, gli Stati Uniti e l’Arabia
Saudita sostennero i Mujahideen attraverso il Pakistan. Quando
l’Armata Rossa lasciò l’Afghanistan nel 1989, gli Stati Uniti sapevano
che i sovietici stavano attraversando una seria crisi. Avendo
raggiunto il loro obiettivo, se ne lavarono le mani e lasciarono la
regione quando era ormai sprofondata nel caos. Infatti, Washington ha
utilizzato i Mujahideen come un preservativo: quando non erano più di
nessuna utilità, li hanno “gettati”. Chi ne ha sofferto? I popoli
afgano e pakistano.

In effetti, quando i servizi segreti hanno sostenuto i Mujahideen per
combattere i comunisti, non hanno unificato questo movimento, hanno
solo finanziato separatamente qualche signore della guerra. Quando gli
Stati Uniti lasciarono il paese, un’aspra competizione ha contrapposto
i signori della guerra afgani. Il paese è stato completamente
distrutto da una guerra civile. Milioni di rifugiati sono fuggiti in
Pakistan, anch’esso colpito da una forte crisi. L’afflusso di
rifugiati e di baroni della droga ha peggiorato ulteriormente la
situazione economica.

È in questo contesto che apparvero i Talebani, studenti provenienti
dalla generazione più giovane dei rifugiati. Il loro arrivo al potere
ha dato un’opportunità agli USA e al Pakistan. Ma, in realtà, ognuno
di questi tre attori aveva interessi molto diversi.

Quali?

Il Pakistan, quando i paesi dell’Asia centrale sono diventati
indipendenti, ha realizzato che il suo principale nemico, l’India, era
forte, e quindi ha capito che la sua situazione era molto delicata. La
borghesia pachistana decise, per svilupparsi economicamente e fare
concorrenza all’India, di utilizzare l’Afghanistan come porta
d’accesso ai mercati dell’Asia centrale. Essa quindi favorì l’ascesa
al potere dei Talebani in Afghanistan.

L’interesse statunitense era quello di controllare e dominare le
ricchezze dell’Asia centrale. La compagnia petrolifera statunitense,
Unocal, voleva costruire un oleodotto nella regione: per fare ciò
c’era bisogno che l’Afghanistan fosse pacificato.

Infine, l’interesse dei Talebani era di portare la pace nel paese e
instaurare una rivoluzione islamica. Questo, incontrava gli interessi
dell’Arabia Saudita che sperava di esportare l’ideologia islamica in
Asia centrale, al fine di indebolire la Russia e controllare il gas
nella regione.

Appoggiati dalle potenze straniere, i Talebani hanno combattuto i
signori della guerra e preso il potere. Stanco, il popolo afgano
voleva la pace. I Talebani furono bene accolti.

In fin dei conti, questo piano non ha funzionato: gli Stati Uniti non
sono riusciti a portare la pace nella regione, il Pakistan non ha
potuto avere accesso al mercato dell’Asia centrale e i Talebani sono
stati rovesciati. Perché?

L’Afghanistan ospita gruppi etnici differenti. Il più grande è quello
dei Pashtun, che rappresenta circa il 50% della popolazione. Poi ci
sono i Tagichi, gli Azari e i Kazaki intorno ai quali si articola la
rivalità tra i signori della guerra. Infine, ci sono le minoranze. I
Talebani sono Pashtun. Un tratto caratteristico di questo gruppo è che
sono molto indipendenti! Gli USA e il Pakistan volevano utilizzarli
come mercenari, ma i Talebani avevano una loro propria visione delle
cose. Inoltre, i Pashtun non riconoscono la frontiera che separa
Afghanistan e Pakistan.

Perché?

Ritorniamo al 19° secolo, quando l’India era ancora la preziosa
colonia dell’Impero britannico, che ostacolava l’espansione russa in
Asia centrale. Per proteggere la loro colonia, gli inglesi volevano
utilizzare l’Afghanistan. Questo si è tradotto in tre guerre anglo-
afgane. Quello che ci interessa particolarmente è il risultato della
seconda guerra: nel 1883, il governatore dell’India, Sir Durand,
tracciò una linea nel territorio Pashtun, per proteggere la sua
colonia creando una zona cuscinetto tra l’Afghanistan e l’India
britannica. Questa è la linea che oggi separa l’Afghanistan e il
Pakistan. È per questo che molti Pashtun non riconoscono l’esistenza
del Pakistan. Quando questo paese è diventato indipendente, il solo
membro a votare contro il suo ingresso nelle Nazioni Unite è stato
l’Afghanistan!

Era chiaro che i Talebani, una volta preso il potere, non si sarebbero
piegati agli interessi stranieri. A maggio 2001, sei mesi prima
dell’attacco al World Trade Center, Washington ha concesso senza alcun
risultato una sovvenzione di 43 milioni di dollari al regime talebano
per il progetto dell’oleodotto della compagnia Unocal. Ma con l’11
settembre, tutto il programma è andato in fumo.

Le forze della coalizione hanno facilmente rovesciato il regime
talebano ma non sono riuscite a ottenere il controllo del paese.
Perché?

Prima di tutto, l’attuale governo afgano non è stato riconosciuto dai
Pashtun. Quando i Talebani sono stati rovesciati, gli USA hanno messo
Hamid Karzai come presidente. Karzai, che ha lavorato per Unocal, è un
Pashtun ma non ha base sociale in Afghanistan. Infatti, i Pashtun,
primo gruppo etnico del paese, non risultano realmente rappresentati
in questo governo. C’è giusto qualche marionetta di Washington senza
alcuna legittimità tra la popolazione. All’inizio, gli USA provarono a
comprare dei Pashtun rappresentativi perché partecipassero al governo,
ma questi hanno preso il denaro e si sono tirati indietro: come si è
già detto, i Pashtun sono
molto indipendenti!

In secondo luogo, i signori della guerra al governo fanno ognuno i
propri interessi. Non pagano tasse al governo centrale, ma
s’appropriano delle ricchezze. Ogni ministero è il ministero
indipendente di un signore della guerra. Una situazione caotica che
paralizza il governo.

In terzo luogo, i signori della guerra non si fidano dei Pashtun.
Credono che se i Pashtun prendessero la maggioranza al governo,
finirebbero con l’imporre la loro visione. In breve, è un governo dove
tutti sono contro tutti. Tutte le sceneggiature immaginate
dall’Occidente non funzionano!

Infine, possiamo dire allo stesso modo che le forze NATO non aiutano
Hamid Karzai nel suo lavoro bombardando i contadini nelle loro
fattorie, nelle moschee o ai funerali. L’attuale governo è percepito
dalla maggior parte della popolazione come uno strumento
dell’aggressore. Tutti questi morti hanno portato a un sollevamento
popolare e unificato la resistenza dei Talebani.

Conseguenza di questa guerra, la produzione di oppio è aumentata di
più del 3000% dopo la caduta del regime talebano. Il dipartimento di
Stato USA ha accusato i Talebani di utilizzare la droga per finanziare
la resistenza.

L’oppio è un prodotto chimico derivato dal papavero. Quando il fiore
di papavero si schiude, viene tagliato, si raccoglie il latte che esce
e lo si vende. È questo che fanno i contadini afgani. Dopo, delle
persone seccano il latte, lo lavorano in una macchina aggiungendogli
prodotti chimici per ottenere l’oppio. Per produrre questa droga, c’è
bisogno di un laboratorio e di conoscenze di chimica. Non penso che i
contadini afgani abbiano tutti un diploma da chimici! Se così fosse,
l’Afghanistan sarebbe un paese molto sviluppato! Per guadagnare denaro
dal traffico di oppio, c’è bisogno anche di una certa logistica per
poter portare il prodotto in Occidente. I Talebani non hanno nulla di
tutto ciò. In realtà l’oppio proviene dai signori della guerra, con
l’aiuto della CIA. La droga proviene dai servizi segreti statunitensi
che la utilizzano come un fondo redditizio, trasportandola nei paesi
occidentali, vendendola al prezzo di mercato e utilizzando il denaro
ricavato per finanziare le loro guerre.

In Afghanistan, la coltivazione del papavero è cominciata con la
guerra contro i Sovietici e oggi, l’industria dell’oppio è in mano ai
signori della guerra. Adesso, ad un contadino, coltivare il papavero
frutta molto di più rispetto alla coltura dei pomodori. Per costruirsi
una basa sociale, i signori della guerra hanno lasciato coltivare ai
contadini quello che volevano.

Invece, quando i Talebani avevano preso il potere negli anni 90,
avevano bruciato i campi dei papaveri. In questo modo si sono creati
molti nemici tra i contadini. È per questo che oggi, i Talebani non
impediscono più ai contadini di coltivare il papavero, ma impediscono
la produzione di oppio. Ricavano anche benefici grazie al contributo
finanziario dei contadini. Infatti, il governo centrale non ha nessuna
possibilità di riscuotere una tassa nel Sud del Paese, perché tutto è
in mano ai Talebani. Un governo incapace di riscuotere le tasse non è
un governo!

Molti specialisti considerano che la guerra in Afghanistan è
impossibile da vincere. Il generale francese Georgelin l’ha anche
qualificata come «macello ingestibile». Quali sono le difficoltà
incontrate dalle forze di coalizione?

La NATO uccide civili ogni giorno. Da allora, la popolazione si è
avvicinata ai Talebani. Adesso, questi controllano il Sud del Paese,
con un governo di fatto in ogni villaggio. Si mescolano nella
popolazione e le forze NATO registrano perdite. Di conseguenza, quando
qualche cosa di sospetto si muove, i soldati americani aprono il
fuoco, uccidendo anche civili. Quindi, gli afgani sopportano, da un
lato, i signori della guerra imperialisti che bombardano i civili,
dall’altro i signori della guerra locali che saccheggiano i paesi e
vendono la droga. Ecco perché i Talebani hanno il sostegno della
popolazione: non perché hanno idee progressiste, ma perché il popolo
si aspetta che portino la pace nel paese. Esattamente come hanno fatto
nel 1992.

È per questo che Obama si dichiara pronto a negoziare con i Talebani
moderati?

Il neo presidente cerca di proteggere gli Stati Uniti da una crisi che
si alimenta da sette decenni. Ed è un compito difficile. Obama vuole
mostrare che non è in atto una guerra contro i musulmani e che egli
contrasta l’idea dello scontro tra civiltà. Si dice quindi pronto a
negoziare con i Talebani moderati. Questa è la nuova politica
statunitense in più parti del pianeta dove esistono movimenti
musulmani: dividerli tra buoni e cattivi.

Non so se questo tipo di negoziazioni serva a mettere fine al
conflitto. Se Washington sperimenta questa via, dovrà probabilmente
programmare una nuova propaganda mostrando il lato buono dei Talebani.
Ma essi hanno una mentalità arretrata: hanno distrutto i templi
buddisti per instaurare la rivoluzione islamica, hanno posizioni
primitive riguardo al ruolo della donna e una visione del mondo
arcaica. Dall’altro lato, per ottenere il sostegno della popolazione,
hanno anche imparato dai loro errori. Ho parlato prima della
coltivazione del papavero. Un altro esempio: contrariamente a quello
che avevano sostenuto in passato, i Talebani si dichiarano oggi
d’accordo al fatto che le ragazze possano frequentare la scuola. Si
sono evoluti e adesso sono più forti per resistere. Ma questo non
vuole necessariamente dire che si dimostreranno aperti a negoziare con
gli USA. Infine, dovete sapere che, ormai, il grosso della crisi non è
più in Afghanistan, ma in Pakistan.

Perché la guerra afgana ha provocato una tale crisi in Pakistan?

Come ho già detto, la linea tracciata da Durand nel territorio storico
dei Pashtun è l’attuale frontiera che separa i due paesi. Questo vuol
dire che ci sono Pashtun da un lato e dall’altro della frontiera. In
Pakistan, essi sono il secondo gruppo etnico dopo i Punjabi. Questo è
molto importante poiché l’élite pakistana, dopo l’indipendenza del
paese, ha sempre sostenuto l’imperialismo statunitense. Si può
lavorare per un padrone anche come agenti a distanza, in Sud America o
in Africa ad esempio. Ma nel caso della guerra in Afghanistan, è un
suicidio perché i due paesi sono vicini e condividono i gruppi etnici.

Ci sono anche dei Talebani nel nord del Pakistan. Ogni giorno,
attaccano e distruggono i rifornimenti delle forze di coalizione che
cercano di entrare dal Pakistan in Afghanistan da un punto strategico
della frontiera. Per risolvere questo problema, il governo pakistano,
fantoccio di Washington, autorizza la NATO a bombardare i Pashtun sul
proprio territorio. Di conseguenza, i Talebani pakistani si sono
organizzati e credono che il loro nemico si trovi in Pakistan. Hanno
dichiarato di voler marciare verso Islamabad.

È per questo che la frontiera tra i due paesi non ha più senso. E il
popolo pakistano deve affrontare il problema: dove risiede la
legittimità del governo se permette alla NATO di bombardare i civili?
Il popolo pakistano ha a sua disposizione due soluzioni: diventare
nazionalista e rifiutare il diktat statunitense oppure continuare su
questa strada che porta alla scomparsa del paese.

Quali potranno essere le conseguenze di questa crisi?

La chiave, è la strategia degli USA per bloccare la Cina. Quando si è
scatenato lo tsunami, Washington ha inviato un importante aiuto
umanitario in Indonesia, approfittandone per costruire una base
militare nella provincia di Aceh. Questa base occupa lo stretto di
Malacca ed è per questo stretto che passa il petrolio proveniente
dall’oceano Indiano diretto verso la Cina.

Oggi, gli Stati Uniti si sono installati in questo punto strategico.
Al minimo problema con la Cina, saranno in grado di chiudere lo
stretto e privare Pechino del petrolio. Tenendo conto di questa
situazione, il gigante asiatico, che ha sempre più bisogno di petrolio
per lo sviluppo del paese, cerca altre vie di rifornimento. Una delle
soluzioni è la Birmania, che possiede delle risorse e apre l’accesso
al Bangladesh.

Un’altra possibilità, è il porto di Gwandar, costruito dalla Cina in
Baluchistan che è la più grande provincia del Pakistan: rappresenta
circa il 48% della superficie del paese. Ma è anche la provincia meno
popolosa: ospita il 5% della popolazione totale. Questa provincia ha
importanti riserve di gas e di petrolio. Pechino potrebbe anche
costruire un oleodotto partendo dall’Iran, passando per il Baluchistan
fino alla Cina occidentale. Gli USA, però, vogliono assolutamente
impedire che questa provincia passi sotto l’influenza cinese. Si
capisce, perciò, il sostegno statunitense al movimento separatista del
Baluchistan, finalizzato ad ottenere il controllo del porto di
Gwandar.

Con il problema dei Pashtun e la possibile secessione della sua più
grande provincia il Pakistan rischia la balcanizzazione: la divisione
in una serie di piccoli stati. Oggi, il popolo pachistano è più
guardingo. È suo il dovere di fermare questo disastro e di mandar via
gli Stati Uniti dal Pakistan, ma la responsabilità ricade anche su
tutti i movimenti democratici rivoluzionari della regione. Infatti, se
il Pakistan subirà la stessa sorte della Jugoslavia, tutta l’area si
troverà ad affrontare gravi problemi.

Mohamed Hassan raccomanda la lettura dei seguenti testi:

– Ahmed Rashid, Taliban. Militant Islam, Oil and Fundamentalism in
Central Asia, Yale University Press, 2001 (existe en français: Ahmed
Rashid, L’ombre des Talibans, Autrement, 2001)

– Antonio Giustozzi, War, Politics and Society in Afghanistan,
1978-1992, Georgetown University Press, 2000

– Alfred W. McCoy, The Politics of Heroin in Southeast Asia. CIA
complicity in the global drug trade, Harper & Row, 1972 (existe en
français: Alfred W. McCoy, La politique de l’héroïne l’implication de
la CIA dans le trafic de drogues, Ed. du Lézard, 1998)

– Michel Collon, Media Lies and the Conquest of Kosovo, Unwritten
History, 2007 (existe en français: Michel Collon, Monopoly, L’Otan à
la conquête du monde, EPO, 2000)

http://www.resistenze.org/sito/te/pe/im/peim9f17-005247.htm

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