>Folla applaude il boss. Si sviluppa il dibattito

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In risposta al mio post nel quale esprimevo la mia opinione sulla vergogna firmata da un folto gruppo di persone riunitasi davanti alla Questura per rendere omaggio ad un personaggio condannato all’ergastolo per reati gravissimi, ho ricevuto un messaggio da parte di un residente in Calabria, il quale interpreta quella manifestazione di simpatia come, cito testulamente, “sintomo del disagio che da 150 anni attraversa la colonia meridionale d’Italia.” E dopo avere sostenuto che il mio scritto era un esempio di propaganda “ del potere ultramafioso delle banche e dei parlamentari democratico – massoni”, mi invitava a sciacquarmi la bocca prima di dire che in Calabria è notte fonda se non dicevo di chi fosse la colpa. “C’è poco da ribellarsi”- continua il mio interlocutore –“ quando vai a petto nudo contro la fame. Quale ribellione e possibile quando sei compresso tra i carri armati dello stato e la lupara della ‘ndrangheta? 150 anni fa si perse una guerra di liberazione dall’oppressore piemontese, oggi se ne continua a pagare le conseguenze. Non credo che sia una valida alternativa la ribellione, ciò significherebbe un bagno di sangue. Facile dire la “ribellione”, ma poi chi la fa? Forse è meglio questa ribellione a bassa intensità che la rivolta armata a suon di fucilate”.
Questa è stata la mia risposta “Io sono calabrese, amo la mia terra. Per non avere accettato certe logiche e il guadagno facile ho mangiato pane e ferro spinato per anni.
Quando parlo della mia terra, parlo a ragione veduta, perchè se non fosse stato per la mia prontezza di riflessi oggi sarei invischiato in situazioni malavitose solo per avere dato credito a soggetti, apparentemente. integerrimi della società civile.
Non credo che devo sciacquarmi la bocca, quindi.
La colpa è dei calabresi tutti, che accettano supinamente ogni tipo di angheria e non hanno la dignità di ribellarsi e costruire il proprio futuro, mentre non si contano gli imbrogli che si fanno per guadagnare senza lavorare
Basterebbe, per determinare un cambiamento della situazione, solo votare le persone pulite che si presentano alle elezioni. Ma, alla fine, esse si ritrovano sempre e solo un pugno di mosche”.
perchè non vincono loro le elezioni regionali per esempio?”.
Mi viene in mente qualche pensiero. Mai in 36 anni di vita passati in Calabria (sui miei attuali 38) ho sentito nei discorsi della gente un vago pensiero di nostalgia per il periodo borbonico, e sì che ho vissuto 20 anni a Mongiana, luogo simbolo per i cosiddetti “neoborbonici”. Interpretare quella vergognosa manifestazione di favore verso un condannato con sentenza definitiva all’ergastolo come manifestazione di un disagio legato al fatto che la Calabria sia una colonia di uno stato straniero è, a mio giudizio, sintomo di un non volere vedere la cruda realtà dei fatti.
Con tutti i soldi, che hanno mandato in Calabria negli ultimi decenni essa doveva essere oggi una realtà florida capace di garantire un futuro ai suoi abitanti. E’, invece, al disastro totale in ogni settore della vita sociale ed economica. Molti che vivono in quella regione, una volta sistemato il proprio privato si creano una loro visione del mondo e se ne infischiano altamente d ciò che realmente accade nella terra in cui vivono. E’ facile inveire su chi racconta semplicemente la realtà quotidiana, che loro non vogliono vedere e cercano di abbellire con costruzioni teoriche sterili e prive di riscontro reale.
Del resto questo è stato magistralmente descritto da Giusva Branca in un suo articolo di valore assoluto.
Lo stesso giornalista ha inquadrato la gravità di ciò che è successo ieri in un altro suo importante scritto.
Ieri sera la trasmissione televisiva “Matrix” si occupava di Calabria. Era ospite Matteo Salvini, Lega Nord, il quale non gode, in genere, esattamente delle mie simpatie. Eppure ieri diceva cose talmente ovvie da non avere alcun tipo di obiezione plausibile. Ad esempio cosa dire di fronte all’affermazione “ le statistiche dicono che gran parte della popolazione calabrese è disoccupata e dovrebbe essere alla fame”, quando, in qualunque angolo di Calabria ci sono macchinoni, ville di lusso ecc.ecc? Oppure cosa ribattere alla affermazione “Ma perché non si fanno i controlli?” relativa alla situazione di Rosarno, ove da anni c’erano masse di disperati sfruttati in maniera inumana. E non si contano in Calabria le tante Rosarno esistenti.

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