>Maxioperazione contro la ndrangheta, alcune considerazioni.

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La notizia della operazione di polizia “Il crimine” mi riempie di gioia. Dagli anni in cui io facevo il Liceo ai giorni nostri, vent’anni, in Calabria la criminalità, che prima stava al posto suo, è diventata prepotente, arrogante e ha superato i tradizionali confini per contagiare l’ intero tessuto economico, politico e sociale di quella regione, dove la vera entità che esercità il controllo del territorio e considerata dalla popolazione la vera detentrice del potere non è certo lo Stato, ma quell’organizzazione che, finalmente si è deciso di colpire seriamente, forse perchè è andata a metastatizzare l’ intero corpo nazionale andandosi a sviluppare nelle aree più ricche del Paese: Nord, Lombardia, Milano. Vivendo in Calabria, noti subito qualcosa che non va. Non c’è lavoro ma sfrecciano auto lussuose nelle strade sciroccate, ci sono negozi in certi paesi sperduti, che non hanno niente da invidiare a quelli che si possono trovare nelle vie più lussuose delle frandi città, la popolazione ostenta un tenore di vita ingiustificabile dalle statistiche economiche ufficiali. Esiste qualcosa d’altro, che è facilmente immaginabile, e tanta gente che si riempie le tasche, scala le posizioni di potere infischiandosene di ciò che sta a monte. Ecco il problema fondamentale per il calabrese medio è considerare il vero modello di organizzazione sociale quello ndranghetistico, vuoi per ragioni storiche, culturali, sociali. Le operazioni di polizia necessarie sono insufficienti se non si mettono in moto meccanismi volti a sradicare gli elementi della subcultura mafiosa, partendo dalle scuole.

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